L’Asilo rEsiste

È tempo di reagire e fare un ulteriore sforzo
per costruire alternative concrete e sostenibili
a garanzia del diritto d’asilo.

EuropAsilo chiama a raccolta il 15 dicembre a Parma tutti i soggetti impegnati nei percorsi di tutela, accoglienza e integrazione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, gli enti locali e le istituzioni pubbliche di diverso livello, e tutti i soggetti pubblici e privati interessati, per arginare gli effetti del decreto.

Iscrizione a questo link

Programma sintetico

ore 9 Accoglienza
ore 9.30-11.30 Plenaria introduttiva
Saluti istituzionali
Coordina: Chiara Marchetti, Rete EuropAsilo, Ciac Parma
Apre i lavori: Gianfranco Schiavone, Rete EuropAsilo, ICS Trieste
Relazioni:

  • Livio Neri, ASGI
  • Daniela Di Capua, Servizio Centrale SPRAR
  • Marìka Surace, CILD
  • Daniele Viotti, europarlamentare (contributo video)
  • Pietro Tesoriero, Unhcr

ore 12 – 13.30 Tavoli di lavoro paralleli

  • LIBERTA’ DI MOVIMENTO
    Che fare se le frontiere sono sempre più chiuse?
  • GARANZIA DEI DIRITTI
    Quale protezione legale nel nuovo scenario?
  • DIFENDERE L’ACCOGLIENZA
    Come tutelare gli esclusi? Quale rapporto Cas-Sprar?
  • LA SFIDA DELLA COMUNICAZIONE
    Come divulgare una diversa narrazione sulle migrazioni?

ore 13.30 – 14.30 Pausa pranzo

ore 14.30 – 16 Tavoli di lavoro paralleli

ore 16 -17 Restituzione e conclusioni

QUATTRO TAVOLI TEMATICI

1) LIBERTÀ DI MOVIMENTO – Che fare se le frontiere sono sempre più chiuse?

Non ha senso difendere il diritto d’asilo in patria senza battersi per rendere possibile ai migranti l’ingresso sicuro in Europa. Gli arrivi sono già drasticamente calati negli ultimi due anni e ciò rappresenta un vanto per l’attuale governo.

Come EuropAsilo consideriamo cruciale riaprire un tavolo di discussione sulle politiche migratorie e sulle relazioni con i paesi di origine e di transito. Come promuovere e ampliare le vie legali di accesso? I corridoi umanitari, il resettlement, il ricongiungimento sono pratiche già percorse, anche se di portata limitata.

Quali strumenti possiamo mettere in campo per ampliarle e migliorarle? Possiamo immaginarne delle altre? Quali azioni concrete e dimostrative per “abbattere i muri” e sfidare le frontiere? Come costruire alleanze e forme di collaborazione con chi opera nei paesi di transito (ong, organizzazioni internazionali, osservatori per i diritti)? Quali forme di solidarietà internazionale siamo in grado di promuovere e/o sostenere?

2) GARANZIA DEI DIRITTI – Quale protezione legale nel nuovo scenario?

Il decreto immigrazione compromette fortemente sia l’accesso alla richiesta di asilo (la cd procedura in frontiera comporta un rischio di trattenimento e respingimento), che la possibilità per i richiedenti di ricevere adeguata tutela e assistenza legale in preparazione alla Commissione. All’interno dei Centri di accoglienza “straordinaria” la figura dell’operatore legale, centrale nell’equipe multidisciplinare dello Sprar, di fatto sparisce.

Inoltre, l’esclusione dei richiedenti asilo da quello che era il sistema pubblico di accoglienza integrata riduce le possibilità di una presa in carico e una tutela globale, non solo sul piano strettamente giuridico ma anche da un punto di vista socio-sanitario (la raccolta della memoria non è disgiunta dall’emersione di elementi riconducibili per es. alla tortura o alla tratta).

L’eliminazione dell’istituto giuridico della protezione umanitaria rischia di produrre uno scenario catastrofico nel quale persone in condizioni di vulnerabilità che non possono in alcun modo fare rientro nel presunto paese di origine rimangono sui territori senza un titolo di soggiorno e senza assistenza. I seri profili di incostituzionalità della norma andranno subito evidenziati nei ricorsi favorendo momenti di incontro e di formazione giuridica rendendo così più efficaci le singole azioni legali.
Parimenti bisognerà vigilare affinché la protezione “speciale” quale forma residuale di protezione andrà applicata con rigore e attenzione da parte delle commissioni territoriali a tutte le situazioni nelle quali è tassativo il rispetto del divieto di espulsione.

Queste disposizioni interrogano fortemente gli enti di tutela. È possibile promuovere ulteriori forme di assistenza e protezione legali sia in frontiera che all’interno dei territori? Quali raccordi sono possibili con i presìdi e i servizi territoriali esistenti? Come monitorare gli esiti delle Commissioni territoriali e delle sedi giurisdizionali alla luce del nuovo Decreto?

3) DIFENDERE L’ACCOGLIENZA – Come tutelare gli esclusi? Quale rapporto Cas-Sprar?

L’asilo, i rifugiati, i minori non accompagnati non sono una questione di sicurezza pubblica. Per questo devono uscire dal dominio del Ministero dell’interno ed entrare a pieno titolo nei luoghi di governance territoriale e nel welfare universale. Ancor più in questa fase è necessario interrogare gli enti e le sedi istituzionali preposte (a livello nazionale, regionale, distrettuale e comunale) affinché si assumano le responsabilità che gli spettano in termini di accoglienza, integrazione, accesso ai servizi e relazioni comunitarie.

Gli stessi enti che si occupano di accoglienza e tutela devono uscire dall’“angolo” dei servizi dedicati e rilanciare in termini non solo di accoglienza ma anche di “cittadinanza”.

Il drammatico taglio dei costi e dei servizi nei CAS non può risultare indifferente al sistema ex Sprar perché produrrà enormi effetti a catena distruggendo ogni percorso di progressivo miglioramento dei servizi di accoglienza straordinaria verso un ottica di qualità e normalità. È necessario quindi ripensare, il rapporto tra i progetti ex sprar e le esperienze di positiva gestione dei CAS che vogliono ancora pensare ad un possibile futuro per evitare, o quantomeno contenere, gravissime conseguenze sulle persone e sul governo del territorio.

La difesa dell’accoglienza va letta in questa cornice più ampia, dalla quale rispondere anche alle domande più specifiche che seguono. Come articolare nei territori il rapporto tra Cas e Sprar? Quali posizioni tenere rispetto ai nuovi bandi Cas? Come dare continuità all’accoglienza di chi non ne avrà più titolo? Come posizionarsi rispetto a chi sarà “in caduta libera” verso l’irregolarità? Quali forme di accoglienza non governativa/istituzionale ha senso promuovere? Quale può essere il ruolo delle comunità e della società civile? Quali forme di disobbedienza siamo pronti a pensare ed agire? Quali connessioni possiamo sviluppare con le altre lotte sociali contigue a quelle per la difesa dell’asilo (per es. movimenti femministi e LGBTQ, per il diritto all’abitare, contro il precariato e lo sfruttamento lavorativo)?

4) LA SFIDA DELLA COMUNICAZIONE – Come divulgare una diversa narrazione sulle migrazioni?

Sulla cultura dei diritti, della solidarietà, dell’antirazzismo occorre trovare un modo diverso di comunicare e informare, di coinvolgere persone e soggetti anche al fuori dalle cerchie degli addetti ai lavori. Finora l’investimento e i risultati non sono stati adeguati e sufficienti. Come preparare il terreno per una trasformazione più ampia e ambiziosa che vada al di là di quelli che possono essere visti come interessi corporativi o di difesa dello status quo?

Come riconoscere e rafforzare il ruolo di migranti e rifugiati quali protagonisti delle narrazioni che li riguardano? Come spostare lo sguardo dagli sbarchi e dalle accoglienze alla realtà delle comunità interculturali? Quali relazioni intrattenere con gli attori della comunicazione? Come cominciare a pensare a campagne di sensibilizzazione unitarie e coinvolgenti?


LE SFIDE TRASVERSALI

I lavori della giornata dovranno tenere conto di alcune sfide trasversali. Da un lato, il tema di una responsabilità sociale più ampia: la difesa dell’asilo non deve essere patrimonio esclusivo degli addetti ai lavori, ma vanno coinvolti come interlocutori centrali tutti i soggetti disposti a prendere iniziative controcorrente, coerenti con la difesa dei diritti e con l’impegno per una società interculturale: istituzioni, associazioni, enti laici e religiosi, mondo dell’associazionismo e delle cooperative, imprese ed attività produttive, sindacati, fondazioni bancarie ed enti filantropici, nessuno si deve sentire escluso da questa “call for action”, per impegnarsi nella direzione di un welfare davvero generativo e di comunità.

D’altro lato, la questione della sostenibilità economica delle azioni che si vorranno intraprendere: dal momento che la garanzia di fondi pubblici sarà sempre più limitata e per certi versi compromessa dalla cornice securitaria e repressiva che caratterizzerà l’accoglienza istituzionale, ci si deve chiedere come sostenere le attività e il lavoro di chi continuerà a impegnarsi in questi ambiti, con prospettive e obiettivi in parte nuovi.

Le quattro tematiche chiave verranno presentate in plenaria e approfondite in quattro tavoli paralleli con l’obiettivo di fare emergere idee e azioni operative per il dopo Decreto Immigrazione.

La partecipazione è gratuita.