BUDD CAMP

Budd Camp è un design workshop, ovvero una trasferta studio di tre giorni durante la qual gli studenti del MSc Building & Urban Design in Development dell'University College of London si misurano con le sfide urbanistiche di una specifica località. Questa esperienza permette loro di testare sul campo le nozioni teoriche acquisite lungo i corsi.
Dopo un introduzione al caso che avviene tramite letture e seminari, gli studenti affrontano tre giorni in cui esplorano gli spazi urbani e cercano di capire quanto e in che modo il design urbanistico influisce sull’integrazione, l’eguaglianza e l’inclusione sociale di coloro che vi abitano.
Negli ultimi anni gli studenti della UCL, guidati da Camillo Boano, hanno fatto tappa a Brescia e nei territori contigui dove ADL è attiva nei progetti di accoglienza SPRAR, per cercare di valutare le criticità che contribuiscono a rendere difficile un percorso di interazione e integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

2018: The ethics of hospitality and
the transformative role of migrants

2012: The City of Euphemia II

 

Il potenziale trasformativo del quotidiano (di Camillo Boano)

L’obiettivo del BUDDcamp è di offrire ai partecipanti un’esperienza intensa all’interno di una realtà urbana, sperimentando nuovi metodi di progetto, camminando nei luoghi, osservando e interagendo con i residenti. Nonostante la sua natura estemporanea, il workshop rappresenta un’opportunità per avvicinare l’impura e mutevole realtà urbana quotidiana, con le sue piccole e invisibili storie e le sue grevi narrazioni.

Guidati dall’energia e dedizione dello staff dell’Associazione per l’Ambasciata della Democrazia Locale (ADL) a Zavidovici, il nostro partner locale, e accompagnati dalla lettura delle ‘Lezioni Americane’ di Calvino ed i concetti di Leggerezza, Velocità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Coerenza, ai partecipanti è richiesto di immaginare progetti capaci di fare emergere o trasformare attività sociali esistenti, ed esplorare il potenziale della città inclusiva a venire.

Nel fare ciò, il BUDDcamp offre l’opportunità di ripensare i limiti dell’architettura, la sua dimensione politica, e il ruolo degli architetti e della società nella ricerca di futuri urbani alternativi alle contemporanee forme neoliberal di produzione dello spazio.

In questa introduzione voglio offrire due spunti per la riflessione. Il primo si allinea con il pensiero di Henri Lefebvre e riguarda il nesso fra coloro che controllano la produzione dello spazio e le relazioni sociali riprodotte al loro interno. Gli abitanti o utenti possono mettere in discussione le relazioni sociali appropriandosi dello spazio urbano, partecipando ai processi decisionali,

e determinando così i processi di trasformazione nella città. In altre parole, i modi in cui abitanti e utenti producono, riproducono, trasformano e mantengono lo spazio, permette loro di controllare o alterare le relazioni sociali, che sono presenti nello spazio stesso. Ciò richiede una ri essione sulla nozione del dimorare e dell’abitare, e sulle relazioni fra il corpo e lo spazio, che sono un prerequisito essenziale per la produzione dello spazio. Qualsiasi progetto rivoluzionario oggi deve includere la riappropriazione del corpo e dello spazio come componente non negoziabile. Il BUDDcamp è un’esperienza corporale e incorporata nell’urbano, e vede al centro della ri essione architettonica il corpo.

Il secondo punto riguarda una constatazione di Massimo Cacciari, secondo cui “la città non esiste, esistono solo diverse e distinte forme di vita urbana” (Cacciari, 2004). Il losofo suggerisce cioè l’impossibilità di un’unica universale de nizione di città. Ripercorrendo l’etimologia dei termini polis e civitas, Cacciare tenta di spiegare la natura di ciò che oggi chiamiamo città. Polis indica il luogo dove il genos, la stirpe, accomunata da tradizioni e usi, si radica. Civitas indica invece il luogo in cui un gruppo di persone sceglie di vivere seguendo un patto sociale. Mentre l’una difende i propri esclusivi con ni e identità, l’altra ha una evidente tendenza all’espansione, all’assorbimento di popolazioni e all’inclusione. Nessuna delle due idee di città prevale, poichè la città è essenzialmente con ittuale.

Le strategie progettuali presentate qui offrono una lettura alternativa della città contemporanea, rifuggendo la riduzione di una visione urbana unitaria.


Camillo Boano is Co-Director of the UCL Urban Laboratory and Director of the Building and Urban Design in Development MSc at The Bartlett Development Planning Unit (DPU).

In addition to these activities, Dr Boano is the Director of Communication in the DPU and coordinator of the DPUsummerLab initiative. Dr Boano’s interests are focused on urban development, contested urbanism, socio-spatial dialectics, design and urban transformations, and shelter and housing reconstruction in geographies of the global south. He is working on a series of interconnected research projects in South East Asia and the Middle East aiming to recalibrate design through dissensus.
Prior to joining UCL, Camillo worked in development and architectural practice for a number of years, became a research fellow at the Refugee Studies Centre in Oxford, joined the World Habitat Research Unit in Switzerland, and the Norwegian University of Science and Technology where I worked on a number of research and consultancy projects concerned with environmental forced migration, humanitarian urbanism, temporary shelters, post-disaster housing reconstruction, and communication in emergencies.