Popoli in Movimento. La mostra di Francesco Malavolta arriva a Brescia

In occasione delle iniziative per il Mese del Rifugiato, ADL a Zavidovici inaugura la serie di eventi organizzati nel mese di giugno con un grande appuntamento. Martedì prossimo alle ore 18 presso la Sala Piamarta in Via S.Faustino 74 a Brescia, avremo il piacere di ospitare Francesco Malavolta, importante fotogiornalista impegnato da vent’anni nella documentazione dei flussi migratori che interessano il nostro continente.

Le foto che saranno esposte a Brescia, rappresentano una sintesi dei suoi ultimi cinque anni di lavoro che sono stati segnati da un intensificarsi senza precedenti delle migrazioni stesse. Un lavoro svolto in un contesto spazio-temporale in costante mutamento che lo ha portato a viaggiare dallo Stretto di Gibilterra e le enclave di Ceuta e Melilla a Lampedusa, dalla Grecia e le sue isole alla Turchia fino alla cosiddetta “rotta balcanica”. Proprio quest’ultima è stata ampiamente documentata  fra il 2015 e il 2016 quando più volte si è spostato fra Serbia, Fyrom Macedonia e Ungheria unendosi agli stessi migranti in alcuni tratti del loro cammino. Collabora da anni con la Comunità Europea, in particolare con l’agenzia FRONTEX, agenzia di stampa internazionale Associated Press., nonché organizzazioni internazionali quali UNHCR e OIM.

Al centro del suo lavoro ci sono quei popoli in movimento che segue a partire dall’esodo degli albanesi in fuga durante gli anni 90 testimoniando così quello che va considerato un tratto peculiare della natura umana: la migrazione, il movimento, lo spostamento. L’umanità infatti è da sempre in movimento e questo movimento assume tratti tanto più drammatici quanto più si cerca di ostacolarlo, ripiegando su paure e posizioni illogiche e anacronistiche.

Francesco Malavolta reca testimonianza non solo delle migrazioni in sè, ma anche del loro evolversi con una peculiare attenzione verso i loro protagonisti. Ogni scatto, un racconto. Ogni racconto, una storia. Ogni storia, un tentativo di salvare la peculiarità della Vita ritratta sfuggendo alla logica spersonalizzante che presenta le migrazioni come “fenomeni idraulici” e anonimi. Le sue foto testimoniano inoltre la tenace determinazione di questi viaggiatori per necessità che abbandonano la propria vita e il proprio paese nella speranza di salvarsi e costruire una vita più degna. Nei suoi scatti troviamo quindi una umanità dolente che continua a lottare senza soccombere alle ingiuste umiliazioni cui viene esposta, una umanità caparbia che un passo alla volta guadagna centimetri di libertà.