Restiamo Umani a Brescia: Oltre 5000 persone in marcia

Nella Giornata contro i nazionalismi e per un’Europa unita, democratica e solidale, anche Brescia è scesa nelle strade con una marcia gioiosa e pacifica: tanta gente, la partecipazione di un centinaio di associazioni e molti sindaci della Provincia.

Le parole del Sindaco di Gussago Giovanni Coccoli, alla marcia di Sabato
“Buongiorno a tutti, benvenuti a questa quarta edizione della marcia per l’accoglienza.
È per me un onore poter tenere questo discorso in questo preciso momento storico, ove sembra essersi perso ogni pudore nel dichiararsi razzisti, disumani e non solidali; non ci si vergogna più, non si piangono più i morti in mare, il cinismo e la cattiveria hanno preso il posto dell’umana pietà, anche nel nostro paese che si definisce CRISTIANO.
Senza parlare delle campagne denigratorie nei confronti di chi decide di aiutare, di chi vuole accogliere ed integrare: dalle ONG ai SINDACI, come se “rimanere umani” fosse un reato; anziché un obbligo morale e civile; come se rigurgitare odio e cattiveria, fosse la normalità.
E allora vorrei parlarvi di una donna, Josepha La giovane camerunense, che ricordiamo fra le braccia dei soccorritori di Open Arms, che è stata l’unica sopravvissuta del terribile naufragio che si è consumato lo scorso 16 luglio, a 80 miglia dalle coste libiche, dopo essere rimasta per due giorni in mare.

Vi parlo di lei perché su questa giovane donna si è abbattuta una campagna di odio senza eguali:

Josepha Calunniata come la “naufraga con lo smalto;
Josepha schernita perché “scappa dalla guerra ma ha le unghie dipinte”;
Josepha oltraggiata nel suo dolore: “perché non ha le mani rugose di una persona, che è rimasta in acqua per ore”,
Josepha Offesa: perché non è vera la sua storia e non c’è stato nessun naufragio;
Josepha Dimenticata perché è solo Un numero in più…
Sono passati 100 giorni dal quel salvataggio, 100 giorni in cui non muoveva più le gambe, per l’ipotermia e per lo choc, 100 giorni in cui non è passato un secondo per il quale non abbia pensato alla morte scampata; 100 giorni durante i quali i suoi capelli da corvini che erano, sono diventati bianchi:
e non aggiungo altro, perché deve bastarci questo per immaginare il dolore che possa aver passato questa donna…
Da qualche giorno però Josepha è in piedi e ha voluto parlare, narrare sua storia, non perché cerchi un palcoscenico o una rivalsa, ma per raccontarci del suo ritorno alla vita, che lei, da credente cristiana definisce un miracolo. Josepha racconta così:

«Ero in mare con molte persone dall’Africa. Quando mi hanno abbandonata, loro sono andati via con un’altra barca, ho pensato che ero già morta. Ho cominciato a pregare, invocando la Stella del Mare. Le ho detto: “Mamma, tu sei mia madre, sei la Stella del Mare, e qui siamo solo io e te. Fa un miracolo, e vieni qui a trovarmi”. A Gesù ho detto: “Padre, tu sei mio padre. Io so che tu sei qui e so che niente è impossibile per te. Non lasciarmi qui. Io non ho paura”. Dunque, ho cominciato a cantare una preghiera. Quando ho finito la canzone, sono caduta nel sonno, fino al momento in cui mi sono ritrovata qui, su questa barca. Qui sono con persone dal cuore grande. Si stanno prendendo cura di me. In tutta la mia vita, prima di adesso, non avevo mai incontrato persone come queste».
Vorrei riflettere su queste parole, perché io voglio vivere in un paese dove miracoli li dobbiamo e possiamo fare anche noi, anche senza poteri sovrannaturali. Poiché siamo tutti chiamati a salvare queste vite, credenti o meno, politici o semplici cittadini, italiani e non, perché questa umanità è la NOSTRA umanità.
Non possiamo dimenticare di quando eravamo noi i “MUSI NERI”, di quando attraversavamo il mare e le nazioni per raggiungere la terra promessa. Eravamo NOI che puzzavamo, di NOI si aveva paura, perché portavamo appresso ai nostri occhi spaventati i segni della miseria sui nostri corpi.
Noi che non ci siamo mai presi le nostre “colpe coloniali”,
Noi che abbiamo finto che le leggi razziali del ventennio non ci riguardassero e che fossero solo uno stupido “scivolone” spiacevole di un regime che faceva arrivare i treni in orario;
Noi che abbiamo spesso negato l’utilizzo di gas nella guerra d’Etiopia, abbiamo dimenticato i campi di concentramento e di sterminio addebitandoli tutti alla Germania, come se quei convogli non fossero mai partiti dalle nostre stazioni.
Io non ci sto più a fingere che la questione sia SOLO politica, di quella politica lontana da noi; quella di Roma o dell’Europa, quella che si svolge SOLO nelle stanze dei bottoni.
Questa è una questione MORALE e ci riguarda tutti, nessuno si senta ESCLUSO.

A Gussago abbiamo deciso di accogliere, di integrare, di conoscere, di sapere e sta succedendo che i MIEI concittadini si complimentino per i ragazzi africani che hanno dipinto le cabine elettriche, che gli alpini abbiano portato il pranzo a questi ragazzi; che gli studenti di un liceo abbiano lavorato al loro fianco; che la sala fosse gremita di bambini e di famiglie quando ci hanno raccontato le loro storie.
Succede che le persone cambino e con loro cambino le relazioni e anche le percezioni.
E allora proviamo a credere nei miracoli, in quelli alla nostra portata.
A quelli che dipendono anche dalla nostra volontà.
A tal proposito vi lascio con le parole del discorso di Domenico Lucano, sindaco di Riace perché quel che lui si augura, dobbiamo tutti augurarcelo:
” Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali. Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.
Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.
Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.
Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.
Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.”

Il mio discorso oveva finire qui, ma rimanere umani significa anche dissociarsi dalla violenza di chi a Trento ha fatto esplodere due bombe carta, o di chi a bruciato i manichini di 2 ministri.
Per rimanere umani diciamo NO alla violenza SEMPRE.

Io vi auguro e mi auguro
di restare
inesorabilmente:
UMANI.”