Seminario Nuovi Italiani: “qui il nostro futuro”

Il seminario di sabato scorso a Brescia. Sondaggio da parte del Cirmib su 21 stranieri naturalizzati. “Per noi è una seconda patria. Ma che attesa la cittadinanza”
Dall’articolo di Magda Biglia sul Bresciaoggi.

Ventisei anni laureata in lingue orientali, ha lavorato negli sportelli immigrazione della prefettura e come mediatrice, ha cofondato un Gruppo giovani a Sarezzo.
Parla forbitamente, con una chiarissima inflessione valligiana. Sara Ibrahimi, origini marocchine, è una impegnata. “Ma non è facile – dice – essere cittadini attivi, districarsi nelle maglie della burocrazia, bisogna proprio crederci e avere tanta pazienza”.
Diallo Boubacar, docente di matematica al suo paese, proviene dalla Guinea, salvato dalla prigione politica del dittatore, e dalla morte per le torture subite, ad opera di una delegazione ONU, di cui faceva parte un medico romano che lo ha portato in Italia: “Luogo accogliente, una seconda patria per me, dove ci sono quella libertà e quella democrazia per cui mi battevo in Africa. A questa democrazia, però, non posso nemmeno votare. Lavoro, pago le tasse, rispetto le regole, i miei figli studiano, ma aspetto da quattro anni e un mese la cittadinanza italiana. Non demordo, la mia vita è qui”
Le due testimonianze hanno arricchito ieri, al Paolo VI, il seminario “Cittadini si diventa”, all’interno del progetto Fami 2014-20, finanziato dalla UE e dal Ministro dell’Interno con capofila la prefettura e partner le Università Cattolica e Statale, l’Associazione Comuni. Obiettivo quello di migliorare, e magari sveltire l’iter per essere riconosciuti italiani. Si sono fatti percorsi formativi, creata una modulistica, si sono potenziati con tre persone a tempo determinato gli sportelli, mentre tre mediatori aiutavano nelle pratiche, si sono fatti studi sociologici, è stata predisposta, a cura di Adriana Apostoli, Michela Capra, Maddalena Colombo, e Franco Rinaldi per la grafica, una “Guida ai cinque valori fondamentali per diventare cittadini attivi secondo la Costituzione italiana”, la persona umana, l’uguaglianza, la libertà, il lavoro, la solidarietà.

In sala il referente Antonino Barresi ha spiegato le linee del progetto, la docente Elena Riva ha incrociato il discorso storico con gli insegnamenti scolastici di “Cittadinanza e Costituzione”, mentre gli studenti dell’Antonietto di Iseo hanno raccontato come hanno messo in pratica nelle loro ricerche gli approfondimenti proposti. La professoressa Colombo e la collaboratrice del Cirmib del Sacro Cuore hanno illustrato il sondaggio condotto su 21 neonaturalizzati di livello di istruzione medio alto, provenienti da Albania, Egitto, Guinea, India, Marocco, Pakistan, Romania, Tunisia, Ucraina.
L’identikit che ne esce è quello di un nuovo cittadino italiano contento del Paese, dove vede il suo futuro, pur restando attaccato alla terra d’origine che cerca di raggiungere almeno per le vacanze. Voleva avere stessi diritti e doveri dei nativi, ma poi non sempre il documento formale si trasforma in partecipazione. Gli intervistati non conoscono a fondo la cosiddetta educazione civica: “Da qui il senso della nostra guida” ha affermato Colombo. Lamentano che non esista lo ius soli che fa divenire subito italiani i bambini nati qui e lamentano le lungaggini per ottenere la cittadinanza, mentre trovano in genere giusti i requisiti richiesti, soprattutto la conoscenza della lingua “primario elemento di integrazione” e il lavoro. “Per loro, una persona che diventa cittadino deve rendersi utile, dare il proprio apporto in base alle proprie capacità e non deve pesare sullo Stato”, sottolinea il sondaggio.

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