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Yemen: Decine di militanti uccisi in lotte interne tra al-Houthi in Yemen 
Il religioso Zaidi, Mohammad Abdulazem al-Houthi, ha mobilitato lunedi le sue forze nelle zone controllate dagli Houthi a seguito dei violenti scontri tra le sue forze ed altre appoggiate da Abdulmalek al-Houthi.

Combattimenti nello Yemen, da giugno ad agosto triplicati i casi di colera. Save the Children: “Si rischia la catastrofe umanitaria”
I dati sono relativi a Hodeidah, l’area dello Yemen falcidiata dai combattimenti tra gli Houthi e le forze appoggiate dalla coalizione guidata da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti.

Lo Yemen e le spose bambine (Maggio 2018)
Date in spose per sfamare tutta la famiglia durante la guerra o per procurare qualche soldo nelle famiglie degli impiegati pubblici del Nord, dove da più di un anno non si riceve lo stipendio. Oggi, in Yemen, si può andare in sposa a 11 anni con un uomo di 25, anche per ricavare il necessario per una trasfusione di sangue e salvare così la vita alla propria madre: come è accaduto a Fairuz Ahmed Haider, residente in un campo profughi a Khamer, e proveniente dalla città di Sa’da, massicciamente bombardata dalla Coalizione dei Paesi del Golfo.

Nello Yemen si infiamma lo scontro tra Iran e Arabia Saudita (Aprile 2018)
L’Iran non si nasconde più. Il continuo lancio di missili contro l’Arabia Saudita da parte dei ribelli sciiti Houthi “modifica un conflitto locale in guerra regionale”, avverte l’Onu. Una escalation in corso quando sul piano locale per lo Yemen la pace sembra farsi più vicina.

La guerra in Yemen serve a punire l’Iran (Marzo 2018)
Chi ha una certa età ricorderà quello che è accaduto dopo l’invasione statunitense dell’Iraq, con il diluvio di rapporti d’intelligence statunitensi d’alto livello sulle presunte armi di distruzione di massa irachene, usati per giustificare l’attacco. “Tutti” erano in pericolo, probabilmente anche Bolivia, Svizzera e Nepal, e quindi tutti dovevano sostenere l’invasione

Yemen, anatomia di una distruzione (Marzo 2018)
Sono passati più di quattro anni dalla conquista di Sana, la capitale dello Yemen, da parte degli Houthi (gruppo ribelle filoiraniano d’impostazione sciita zaydita) e quasi tre da quando la coalizione a guida saudita è intervenuta per ripristinare il governo deposto, riconosciuto dalla comunità internazionale. Eppure il conflitto resta, ad oggi, più intricato che mai. La prospettiva di un accordo di pace o della vittoria decisiva di una delle due fazioni appare nel migliore dei casi molto lontana.

Lo Yemen va a pezzi, ora si spacca a sud (Gennaio 2018)
A distanza di quasi due mesi dalla morte dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh, ucciso dai ribelli del Nord, il conflitto in Yemen appare più lontano che mai dalla risoluzione. L’eliminazione di uno degli attori locali più influenti non solo non ha ridotto i fronti, ma ne ha aperti molti altri. E anche la lettura internazionale che vede la guerra come uno scontro regionale in cui si fronteggiano due schieramenti – uno sotto l’egida saudita per la difesa del governo legittimo e l’altro, quello dei ribelli Houthi manovrato all’esterno da Teheran – non ha ragion d’essere.