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Yemen. “Bambine di tre anni date in sposa per comprare cibo”. La denuncia di Oxfam (FEB 2019)
A quasi quattro anni dall’inizio della guerra in Yemen, l’aumento esponenziale dei prezzi dei beni alimentari, unito alla mancanza di fonti di reddito, sta costringendo la popolazione a misure disperate per poter sopravvivere. 
La conferenza dell’Onu per lo Yemen è riuscita a raccogliere ieri solo 2,6 miliardi di dollari dei 4 richiesti per rispondere alla grave crisi umanitaria che vive il Paese. Tra i principali donatori figurano l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (Eau) che hanno promesso 500 milioni a testa, contribuendo così ad un aumentare i fondi raccolti rispetto allo scorso anno del 30%. Le loro donazioni sanno di beffa amara se si pensa che proprio Riyadh e Abu Dhabi sono tra i principali responsabili di quella che l’Onu ha definito “la peggiore crisi umanitaria mondiale”.

 A due mesi e mezzo dal round negoziale in Svezia tra ribelli Houthi e governo yemenita, le due parti hanno raggiunto un accordo ieri sulla città di Hodeidah: si ritireranno lasciano il controllo della città portuale sul Mar Rosso alle Nazioni Unite. Lo ha annunciato l’Onu, definendo l’accordo la prima fase del ridispiegamento congiunto delle forze armate. 
Anche la Camera USA vota per abbandonare Riyadh (FEB 2019)
A dicembre era stato il Senato, ieri la Camera lo ha finalmente seguito: i deputati statunitensi hanno votato a favore di una mozione che chiede la fine dell’assistenza militare americana alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita impegnata in una brutale guerra contro lo Yemen.  
Un drone Houthi sula parata saudita, tregua in bilico (GEN 2019)
Il messaggio inviato dai ribelli Houthi è enorme: non c’è tregua che tenga senza una vera transizione politica. Quella che il movimento politico della minoranza sciita, Ansar Allah, chiede da anni e che da anni l’Arabia saudita, padre padrone dello Yemen, rispedisce al mittente.  
Entrato in vigore ieri il cessate il fuoco, ma si registrano scontri sporadici. Da oggi l’ONU dovrebbe monitorarne la tenuta.
Alzano la voce i separatisti meridionali.

YEMEN. Onu: tregua a Hodeidah e via libera agli aiuti umanitari (NOV 2018)
I ribelli sciiti ieri hanno annunciato la fine dei lanci di razzi verso il territorio saudita. Si placa anche l’offensiva della Coalizione Araba. Ma la cessazione definitiva delle ostilità resta lontana
Tra le cause che hanno contribuito a raggiungere questi numeri spaventosi l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e il calo della valuta del paese a seguito della guerra civile, insieme al blocco dei rifornimenti che con i continui e pesanti combattimenti intorno al porto di Hudayda aggrava ulteriormente una situazione già molto difficile. 

La guerra in Yemen è arrivata a Hodeidah
La coalizione guidata dai sauditi sta provando a riconquistare la città portuale yemenita controllata dai ribelli houthi: almeno 149 persone sono state uccise nelle ultime 24 ore

Yemen: Decine di militanti uccisi in lotte interne tra al-Houthi in Yemen
Il religioso Zaidi, Mohammad Abdulazem al-Houthi, ha mobilitato lunedi le sue forze nelle zone controllate dagli Houthi a seguito dei violenti scontri tra le sue forze ed altre appoggiate da Abdulmalek al-Houthi.

Combattimenti nello Yemen, da giugno ad agosto triplicati i casi di colera. Save the Children: “Si rischia la catastrofe umanitaria”
I dati sono relativi a Hodeidah, l’area dello Yemen falcidiata dai combattimenti tra gli Houthi e le forze appoggiate dalla coalizione guidata da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti.
Lo Yemen e le spose bambine (Maggio 2018)
Date in spose per sfamare tutta la famiglia durante la guerra o per procurare qualche soldo nelle famiglie degli impiegati pubblici del Nord, dove da più di un anno non si riceve lo stipendio. Oggi, in Yemen, si può andare in sposa a 11 anni con un uomo di 25, anche per ricavare il necessario per una trasfusione di sangue e salvare così la vita alla propria madre: come è accaduto a Fairuz Ahmed Haider, residente in un campo profughi a Khamer, e proveniente dalla città di Sa’da, massicciamente bombardata dalla Coalizione dei Paesi del Golfo.
Nello Yemen si infiamma lo scontro tra Iran e Arabia Saudita (Aprile 2018)
L’Iran non si nasconde più. Il continuo lancio di missili contro l’Arabia Saudita da parte dei ribelli sciiti Houthi “modifica un conflitto locale in guerra regionale”, avverte l’Onu. Una escalation in corso quando sul piano locale per lo Yemen la pace sembra farsi più vicina.
La guerra in Yemen serve a punire l’Iran (Marzo 2018)
Chi ha una certa età ricorderà quello che è accaduto dopo l’invasione statunitense dell’Iraq, con il diluvio di rapporti d’intelligence statunitensi d’alto livello sulle presunte armi di distruzione di massa irachene, usati per giustificare l’attacco. “Tutti” erano in pericolo, probabilmente anche Bolivia, Svizzera e Nepal, e quindi tutti dovevano sostenere l’invasione
Yemen, anatomia di una distruzione (Marzo 2018)
Sono passati più di quattro anni dalla conquista di Sana, la capitale dello Yemen, da parte degli Houthi (gruppo ribelle filoiraniano d’impostazione sciita zaydita) e quasi tre da quando la coalizione a guida saudita è intervenuta per ripristinare il governo deposto, riconosciuto dalla comunità internazionale. Eppure il conflitto resta, ad oggi, più intricato che mai. La prospettiva di un accordo di pace o della vittoria decisiva di una delle due fazioni appare nel migliore dei casi molto lontana.
Lo Yemen va a pezzi, ora si spacca a sud (Gennaio 2018)
A distanza di quasi due mesi dalla morte dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh, ucciso dai ribelli del Nord, il conflitto in Yemen appare più lontano che mai dalla risoluzione. L’eliminazione di uno degli attori locali più influenti non solo non ha ridotto i fronti, ma ne ha aperti molti altri. E anche la lettura internazionale che vede la guerra come uno scontro regionale in cui si fronteggiano due schieramenti – uno sotto l’egida saudita per la difesa del governo legittimo e l’altro, quello dei ribelli Houthi manovrato all’esterno da Teheran – non ha ragion d’essere.