Umanità Migrante | Le scarpe dei caporali

Nuovo appuntamento per la rassegna Umanità Migrante
Le scarpe dei caporali | Spettacolo Teatrale a cura del Collettivo Mamadou
Mercoledì 8 Maggio 2019 ore 20.30
Teatro San Carlino di Brescia, Corso Matteotti
Ingresso libero e gratuito

Introduce la serata il Prof. Alberto Guariso, con un intervento su contenuti e conseguenze del “decreto sicurezza”
“Le scarpe dei caporali”, lo spettacolo teatrale di Salvatore Cutrì con la regia di Paolo Grossi, nato da un’inchiesta sullo sfruttamento dei braccianti agricoli nel Sud Italia di Matteo De Checchi, collaboratore di Melting Pot Europa, e Valentina Benvenuti.
Nel meridione sono più di 300 mila i braccianti agricoli che vivono in ghetti dove le condizioni igienico sanitarie sono al limite, lavoratori sfruttati dai caporali e dalla criminalità organizzata, sottopagati.
Da gennaio a maggio 2016, il Collettivo Mamadou ha realizzato un tour tra Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia visitando le zone più depresse e i ghetti più nascosti. Un viaggio che non si è ancora concluso e che prosegue nelle storie dei braccianti raccolte in un monologo teatrale con lo scopo di far riflettere, forse anche con una vena di umorismo, sulla nuova mafia italiana, il caporalato, e sulle condizioni abitative e lavorative dei braccianti africani, italiani e dell’Est Europa nell’Italia del Sud.

Dall’intervista di Gruppo dello Zuccherificio

Come nasce il Collettivo Mamadou?
«Il Collettivo Mamadou prende forma in seguito a un’inchiesta che abbiamo fatto Matteo e io incominciata nel febbraio 2016 riguardante lo sfruttamento lavorativo e le condizioni di vita dei braccianti agricoli africani presenti nel sud Italia. Da questa esperienza è nata una grande consapevolezza e una forte volontà di sostegno e supporto alla lotta intrapresa dai braccianti per il loro riscatto sociale e lavorativo. Ciò si è concretizzato organizzando corsi strutturati di prima alfabetizzazione all’interno dei principali ghetti del sud Italia per creare emancipazione e difesa dei propri diritti e della propria dignità».

Qual è stata la genesi de “Le scarpe dei caporali”?
«Il monologo “Le scarpe dei caporali” è nato dall’incontro casuale di questi tre personaggi, tutti e tre all’epoca residenti a Bolzano, in un campo della legalità confiscato alla camorra a Scampia. A seguito di diversi confronti e grazie all’unione della nostra esperienza con il talento teatrale indiscusso di Salvatore, è nato lo spettacolo teatrale. Abbiamo cercato di creare una storia che potesse narrare il caporalato in tutte le sue sfaccettature ed “evoluzioni”, da quello storico degli anni ’50 sino a quello odierno, e che riuscisse a trasmettere, attraverso un mix di sensazioni contrastanti, indignazione per la disumanità di questa situazione, ma anche la forza di credere in un cambiamento possibile».