Balcani, vent’anni dopo 1991-2011
: una mostra di Livio Senigalliesi

Un viaggio lungo una generazione. Venti anni di conflitti e tragedia, ma anche resistenza, ricostruzione, voglia di sanare le ferite. Il conflitto che ha smembrato la Jugoslavia, esploso vent’anni fa, ha toccato tutti i popoli e gli stati della Federazione di Tito.
In pochi sono riusciti a testimoniare gli eventi bellici, ma anche il lungo dopoguerra e la faticosa ricostruzione, quanto Livio Senigalliesi.


I primi fuochi a Plitvice, il dramma di Vukovar. E poi l’assedio infinito di Sarajevo, Mostar, col crollo del ponte e l’incrinarsi dei secolari rapporti di tolleranza, il dramma della Kraijna durante l’operazione “Tempesta”. E quando il dramma si sposta in Kosovo, Senigalliesi è uno dei primi fotoreporter ad arrivare, ed uno di quelli che decidono di restare fino in fondo, per continuare a raccontare storie e destini dopo che le telecamere dei grandi network televisivi hanno fatto le valigie in cerca di crisi nuove e più telegeniche.

Nella sua lunga carriera, Livio Senigalliesi ha raccontato i fronti caldi di mezzo pianeta, dal Medio-Oriente al Kurdistan, da Berlino a Mosca, passando per Afghanistan, Iraq, Mozambico, Sudan, Congo, Ruanda, Caucaso. Ma la “guerra in casa” dall’altra parte dell’Adriatico, nella Jugoslavia che implode nel cuore dell’Europa, proprio mentre il Vecchio continente sogna la riunificazione politica e ideale al crollo della Cortina di ferro, è più che un assignment tra i tanti.

È un percorso lungo quasi due decenni, non solo professionale, ma anche e soprattutto umano e personale. É la voglia di vedere, imprimere su pellicola e raccontare storie e destini oltre le categorie e i pregiudizi, i falsi miti dei “buoni e cattivi”, scavalcando i muri dell’odio, ma anche quelli, più sottili, invisibili, e intossicanti della propaganda. Una voglia che supera l’evento bellico, per entrare con pazienza e capacità di ascoltare nelle vite dei protagonisti e raccontare anche “il dopo”.

Perché la Jugoslavia non significa solo guerra e divisione. Non significa solo dolore e perdita. La Jugoslavia significa anche piccole storie di quotidiana resistenza alla violenza, di muta e testarda voglia di non perdere la propria umanità, di difficili percorsi di dignità e voglia di futuro.

Per vent’anni, macchina fotografica in mano, Livio Senigalliesi è entrato e uscito dalle mille storie partorite da questo pezzo d’Europa a noi così vicino e così distante. I suoi scatti talvolta crudi e disperati, talvolta discreti e minimalisti, sono oggi una testimonianza unica degli ultimi tormentati vent’anni al di là dell’Adriatico. Ma anche il racconto senza tempo degli abissi e degli slanci più alti dell’animo umano.

Il dossier Balcani vent’anni dopo a cura di Osservatorio Balcani e Caucaso

A cura di:

Osservatorio Balcani e Caucaso
Associazione Ambasciata della democrazia locale a Zavidovići

Per approfondire:
www.balcanicaucaso.org
www.liviosenigalliesi.com

Per richiedere la mostra:

segreteria@balcanicaucaso.org
info@lda-zavidovici.it

Con il sostegno di:

Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol