Nel dicembre 2018 Europasilo ha chiamato a raccolta a Parma tutti i soggetti impegnati nei percorsi di tutela, accoglienza e integrazione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, gli enti locali e le istituzioni pubbliche di diverso livello, e tutti i soggetti pubblici e privati interessati, per arginare gli effetti del decreto 04/10/2018 n° 113 su immigrazione e sicurezza.

Introduzione

Non ha senso difendere il diritto d’asilo in patria senza battersi per rendere possibile ai migranti

l’ingresso sicuro in Europa. Gli arrivi sono già drasticamente calati negli ultimi due anni e ciò rappresenta un vanto per l’attuale governo.

Come EuropAsilo consideriamo cruciale riaprire un tavolo di discussione sulle politiche migratorie e sulle relazioni con i paesi di origine e di transito. Come promuovere e ampliare le vie legali di accesso? I corridoi umanitari, il resettlement, il ricongiungimento sono pratiche già percorse, anche se di portata limitata.

Quali strumenti possiamo mettere in campo per ampliarle e migliorarle? Possiamo immaginarne delle altre? Quali azioni concrete e dimostrative per “abbattere i muri” e sfidare le frontiere? Come costruire alleanze e forme di collaborazione con chi opera nei paesi di transito (ong, organizzazioni internazionali, osservatori per i diritti)? Quali forme di solidarietà internazionale siamo in grado di promuovere e/o sostenere?

È importante accendere i riflettori su ciò che succede ai confini europei ma anche ai nostri confini. Riflettere su come si entra legalmente in Italia, sul soccorso ai confini e quanto viene ostacolato dallo Stato.

Uno degli elementi importanti che potrebbe diventare uno strumento utile è la proposta del Visto Umanitario Europeo, anche la campagna Welcoming Europe e i corridoi umanitari possono risultare efficaci. L’Europa non ha una politica organica sull’immigrazione, tenta di avere una politica sulla protezione e sull’asilo ma con scarso successo. Negli ultimi due anni, con l’attivazione delle ONG (senza nessuna formazione specifica sul salvataggio in mare) nel Mediterraneo, con l’effetto della chiusura delle frontiere statali, i canali d’ingresso…

Ci sono più di 40.000 persone bloccate in Grecia, dopo aver percorso la rotta balcanica. Si cambiano le rotte, non si possono chiudere i canali d’ingresso in Europa. La gente entra comunque in una situazione di vulnerabilità e di ricattabilità, andando a finire in contesti lavorativi di sfruttamento. A Trieste si sta pensando di creare una rete di sostegno ai confini del Nord Italia per provare a risolvere la situazione dei migranti bloccati. Come ci poniamo di fronte alle frontiere? Ogni frontiera ha la sua specificità da affrontare. Come si può raccontare come arrivano le persone e come vengono gestite alle frontiere? Se non si raccontano queste vicende non si conosce le situazioni critiche e difficili in cui vivono le persone. Il regolamento Schengen prevede la sospensione nel momento di grave emergenza.

In particolare i confini sottoposti alla discussione saranno quelli di Ventimiglia, della Grecia, della Serbia, in base alle esperienze e dei soggetti presenti al tavolo.

Leggi l’instant report pubblicato in seguito all’incontro del 15 dicembre 2018 a Parma

Proposte di Europasilo

  • Proporre di costruire una rete di comunicatori del settore dell’accoglienza che miri a:
    a) costruire strumenti condivisibili e replicabili
    b) intercettare giornalisti in grado di dare spazio alle “nostre” notizie
    c) condividere notizie che possono essere rilanciate attraverso diversi media
  • Proporre un osservatorio nazionale sulle conseguenze pratiche del decreto, puntando in particolare sui numeri e le analisi. L’idea potrebbe essere quella di produrre dei report destinati alla diffusione attraverso diversi canali di comunicazione, per far capire quello che sta accadendo concretamente. L’obiettivo è molto vasto e deve, necessariamente, coinvolgere anche altre realtà (come università e centri di ricerca: v per es Escapes, RiM Ricercatrici e Ricercatori sulle Migrazioni).
  • Lanciare una campagna nazionale condivisa da più realtà sui territori mirata all’accoglienza degli esclusi a causa del decreto del governo (potremmo chiamarla “Io accolgo le pietre di scarto”, “Accoglienza non governativa”). Praticamente l’idea sarebbe quella di dare rilevanza – attraverso un simbolo comune – a chi ha scelto di accogliere persone rimaste senza accoglienza. Il tutto senza esclusione di soggetti che potrebbero partecipare: associazioni, cooperative, sindacati, enti locali ma anche singoli cittadini o famiglie. Chiaramente questa campagna avrebbe la necessità di un coordinamento molto forte (il “servizio centrale degli esclusi”) ma anche un sistema di comunicazione ben organizzato per far conoscere e circolare l’idea, evitando che si trasformi in una soluzione/tampone ai problemi creati dal decreto.

Conclusioni

Nella campagna di comunicazione il focus non dovrebbe essere solo sui migranti. E’ necessario decostruire l’idea dei migranti come fulcro del problema, ponendo al centro la disuguaglianza in generale.

All’Università di Trento stiamo organizzando un progetto di ricerca sugli effetti del Decreto sicurezza e immigrazione.

Il lavoro di comunicazione sulle tematiche dell’immigrazione deve coinvolgere i diretti interessati; i migranti dovrebbero essere i protagonisti delle narrazioni che li riguardano.

E’ importante, nella comunicazione, la presenza di gesti che siano visibili e d’impatto. Come l’iniziativa di una parrocchia, di non allestire il presepe quest’anno, esponendo invece un cartello “Non c’era posto per loro.” Luca 2,1-14 DL 113/2018.