Foto di Arianna Lenzi

Storie di ordinaria e straordinaria quotidianità balcanica
Un reportage di Arianna Lenzi

Le storie che ruotano attorno alla realtà di Zavidovići sono infinite, affascinanti, dense di vita: sono le storie di chi lotta, di chi si impegna, di chi sogna un futuro migliore e chi vive la realtà che ha a disposizione andando avanti per la propria strada.
Sono le storie di chi crede in un ideale e non si tira indietro, ma prosegue a testa alta: alla ricerca di un cambiamento, di un qualcosa che smuova la situazione di stasi che congela da troppo tempo la vita degli abitanti di questa piccola città.

E i primi segni ci sono, basta scavare appena sotto la superficie, basta grattare la scorza: è scoperchiando il vaso di Pandora che si scopre una moltitudine di vita che sta agendo, che brulica e fermenta.

C’è l’associazione Sigurno Mjesto, ad esempio, che è nata nel 2010 e si è fin da subito schierata dalla parte delle donne vittime di violenza domestica, delle donne che, abitando nelle aree rurali a qualche chilometro dalla città, vivono isolate nella propria piccola realtà che offre poche occasioni, e ancora meno possibilità.

I volontari di Sigurno Mjesto organizzano workshops di cucito – e poi si impegnano affinchè gli oggetti prodotti vengano venduti in fiere disseminate qua e là per la Bosnia o spediti in Italia -, incontri con le donne per affrontare temi importanti, per incitarle ad uscire di casa, a muoversi, a frequentare la vita del loro paese e a guadagnarsi un’indipendenza che, ora come ora, nessuna di loro ha.

In autunno e primavera gli incontri formativi con infermiera, pediatra e ginecologo sono appuntamenti ai quali molte donne partecipano con entusiasmo: c’è bisogno, ed è evidente, di formazione, di conoscenza di sé e del proprio corpo.
C’è bisogno di formare queste donne ad una consapevolezza che non hanno mai acquisito e che, anzi, in alcune piccole realtà non fa che vacillare.

A spiegare tutto questo è Aldina Alicic Hasicic, 35 anni e un figlio di 6 e mezzo, impegnata da tempo con le attività del gruppo e fermamente convinta che il lavoro delle volontarie dell’associazione sia importante per formare delle donne più autonome, meno impaurite, meno disposte ad accettare e pronte, soprattutto, a dire no.

Leggi qui il reportage Storie di ordinaria e straordinaria quotidianità balcanica


Arianna Lenzi, 24 anni e da sempre appassionata di storie da raccontare con il sogno di partire per un viaggio senza scadenza, nel 2018. Il reportage presentato in anteprima nel dicembre 2016, vuole dare voce a situazioni di quotidiana creatività e volontà di miglioramento di sé e del proprio contesto. Per la seconda volta nella sua vita, nell’autunno 2016 Arianna Lenzi si è recata in Bosnia, una terra di cui aveva letto e sentito molto ma di cui in passato non aveva seguito in prima persona le vicende tragiche, poiché all’epoca delle guerre nei Balcani era appena venuta al mondo. “Indagare realtà lontane dalla nostra è sempre una sfida contro l’ignoto, contro quello che non potremmo mai immaginare di scoprire. La Bosnia per me è stata questo: un tuffo verso la storia, verso un passato che conoscevo solo grazie ai libri e verso un universo massacrato nella sua essenza più profonda che si è poi rialzato, in qualche modo”, dichiara.

Il reportage racconta molto di Zavidovici, cittadina della Bosnia sostenuta dai progetti di ADL sin dagli anni della guerra e dove Arianna Lenzi ha trascorso un paio di settimane in ottobre, infilandosi “in silenzio nella vita di chi mi apriva la porta di casa- e venendo a contatto con -storie che sono infinite, affascinanti, dense di vita: sono le storie di chi lotta, di chi si impegna, di chi sogna un futuro migliore e chi vive la realtà che ha a disposizione andando avanti per la propria strada. Sono le storie di chi crede in un ideale e non si tira indietro, ma prosegue a testa alta: alla ricerca di un cambiamento, di un qualcosa che smuova la situazione di stasi che congela da troppo tempo la vita degli abitanti di questa piccola città”.