L’Italia sconta un grave ritardo nella definizione di un governo del fenomeno immigratorio. Con i decreti sicurezza è stata di fatto smantellata l’unica pratica efficace: l’accoglienza integrata e diffusa (sistema pubblico Sprar), che coniugava accoglienza e integrazione sociale.

A fronte di questa scelta si è creata una ampia disinformazione, che ha oscurato i benefici per tutta la popolazione e le comunità locali di un sistema di accoglienza e integrazione che si è dimostrato etico, efficace e trasparente.
Non si comprendono quindi le ragioni per cui qualcosa che funziona venga smantellato invece di essere finalmente potenziato, nel mentre che un sistema emergenziale, al centro di molte polemiche e troppo spesso senza raccordo con i territori, si afferma in sua vece.

Senza un cambiamento urgente si profilano rischi sociali ed anche occupazionali serissimi e un profondo impoverimento dei territori tutti, privati degli strumenti efficaci per la coesione sociale, il contrasto alla marginalità, la promozione della legalità.

Per queste ragioni, la rete che rappresenta le realtà e i territori che hanno dato impulso all’accoglienza integrata e diffusa propongono:


PROPOSTA 1
Ripristinare un sistema unico di accoglienza integrata e diffusa per tutti/e: richiedenti e titolari di protezione

Perché
L’esperienza dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) ha dimostrato che accogliere sui territori sin da subito migliora di molto l’integrazione e ha costi inferiori. La sussidiarietà tra pubblico e privato ne è stato il fattore chiave e ne va data evidenza sia nel welfare territoriale che nelle modalità di gestione.

Alcuni dati fondamentali

  •  Più del 40% degli accolti escono dai progetti in completa autonomia socio-economica.
  • Oltre l’80% dei finanziamenti ritorna ai territori (affitti, servizi per tutti, indotto).
  • Circa il 90% degli accolti Sprar vivono in appartamenti, per lo più affittati da privati.

Le prime azioni da fare

  • Stralcio dell’art.12 L. 132/18
  • Ritiro della circolare Ministeriale del 24/12/19
  • Ripristino nello Sprar/ Siproimi della presenza dei titolari protezione umanitaria

PROPOSTA 2
Superare il modello emergenziale CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria)

Perché
I bandi sono andati deserti, i servizi previsti non rispettano la norma europea.
I centri di grandi dimensioni, unici possibili secondo questo modello, hanno un impatto negativo anche per la popolazione.
I decreti “sicurezza” hanno prodotto marginalità e ricattabilità sociale.

Alcuni dati fondamentali

  • 100.000 persone con revoca dell’accoglienza che gravitano nella marginalità urbana.
  • Al momento dell’entrata in vigore dei decreti sicurezza, il 70% degli accolti era richiedente o titolare di protezione umanitaria: oggi i loro percorsi di vita, studio, cura (se non conclusi) vengono interrotti.

Le prime azioni da fare

  • Ripristino nello Sprar/Siproimi servizi di integrazione per richiedenti asilo.
  • Garanzia di tempi e modalità certe nell’esame delle domande e in tutti i gradi di giudizio.

PROPOSTA 3
Prevedere una programmazione nazionale che consenta un piano di ripartizione che coinvolga tutti i Comuni

Perché
In proporzione alla popolazione residente e ad altri fattori (occupazione etc), un rapporto sostenibile è di 2 accolti ogni 1000 abitanti residenti.
Con questa quota un sistema di 100.000 potrebbe essere implementato.
Nei picchi di accoglienza l’Italia ha avuto un sistema da 200.000 posti ma pesantement sbilanciati sull’accoglienza straordinaria (70/90%).

Alcuni dati fondamentali

  • Solo 713 enti locali su più di 8000 sono titolari di progetti Sprar.
  • Il 50% dei Minori Stranieri Non accompagnati è in una sola regione, quella di sbarco.

Le prime azioni da fare

  • Introdurre un sistema di rilevazione e previsione del bisogno di accoglienza.
  • Piano di ripartizione su quote proporzionali di durata almeno triennale 

PROPOSTA 4
Aprire canali legali per l’ingresso dei richiedenti/titolari di protezione e contrastare il traffico degli esseri umani

Perché
Il 90% dei rifugiati è accolto nei paesi in via di sviluppo.
L’assenza di canali legali fa prosperare trafficanti e mafie, oltre ad aumentare la pericolosità dei viaggi.

Alcuni dati fondamentali

  • Nel 2019, 1 migrante ogni 18 è morto nel solo Mediterraneo centrale (dato prudenziale).
  • Il volume di affari del traffico e la tratta di esseri umani è in crescita, stimato in più di 150 miliardi di dollari.

Le prime azioni da fare

  • Revisione accordi di Dublino.
  • Quote per resettlment, apertura/consolidamento corridoi umanitari, introduzione meccanismi di sponsorship.

PROPOSTA 5
Incardinare il sistema di accoglienza nel welfare ordinario (ruolo delle Regioni e distretti socio-sanitari).

Perché
È una garanzia di professionalità, trasparenza amministrativa, controllo gestionale, fusione con le politiche sociali e socio- sanitarie, governance multilivello

Alcuni dati fondamentali

  • 100% FNPSA a disposizione dei territori.

Le prime azioni da fare

  • Uscire dall’incardinamento Ministeri degli Interni e entrare in quello del Welfare, della salute e Miur.
  • Coinvolgimento diretto aziende sanitarie e istituti scolastici.

PROPOSTA 6
Reintrodurre la Protezione Umanitaria

Perché
L’abolizione della Protezione Umanitaria ha creato una ampia fascia di irregolarità. La tipizzazione dei nuovi permessi non ha garantito la protezione alla casistica coperti dalla protezione Umanitaria. I nuovi permessi non sono rinnovabili né convertibili.

Alcuni dati fondamentali

  • Crollo dei riconoscimenti dal 40% (2017) al 19% (2019), dato ampiamente sotto la media europea.

Le prime azioni da fare

  • Adottare misure normative per regolarizzare chi è precipitato in condizioni di irregolarità per gli effetti della L. 132/18.
  • Rimuovere il riferimento alla nozione di “paesi sicuri”, per un esame individuale delle domande.

La rete Europasilo è composta dai seguenti enti di tutela:
ADL a Zavidovici (Brescia), Associazione don Vincenzo Matrangolo (Comuni Arbereshe – Calabria), Associazione La Kasbah (Cosenza), Associazione Progetto Accoglienza (Borgo San Lorenzo), CIAC Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale (Parma), CIDAS (Cooperativa Inserimento Disabili Assistenza Solidarietà) (Ferrara), Cooperativa Arca di Noè (Bologna), Consorzio Sol.co. (Bergamo), Cooperativa Mosaico (Val Trompia – Brescia), Cooperativa Sociale K-Pax (Val Camonica – Brescia), Coordinamento Non Solo Asilo (Piemonte), Ethica Cooperativa Sociale (Cassino), Gruppo Lavoro Rifugiati (Bari), ICS Consorzio Italiano di Solidarietà (Trieste), Il mondo nella città (Schio – Vicenza), LESS Associazione per la lotta all’esclusione sociale (Napoli), Cooperativa Sociale Oasi2 (Trani)