Il viaggio a Zavidovići (1-4 Giugno 2017)

Trailer di 25 anni ancora di SMK Videofactory, con le riprese dal viaggio a Zavidovici in occasione del Ventennale


Dall’articolo sul Bresciaoggi a firma di Irene Panighetti
Sono di ritorno oggi i partecipanti al viaggio organizzato dall’Ambasciata per la democrazia locale a Zavidovici: un pullman di sessanta persone provenienti da Alba, Brescia, Cremona e Torino, partite venerdì alla volta della cittadinanza bosniaca in occasione del ventennale dell’inizio del progetto ADL in quelle terre.

Ma la collaborazione della data è secondaria rispetto agli obiettivi concreti che sono stati riproposti, in particolare quelli da continuare a realizzare con le istituzioni locali italiane: al viaggio infatti hanno preso parte rappresentanti amministrativi delle città che che con Zavidovići in questi vent’anni hanno stretto patti di collaborazione e solidarietà come Brescia, ma non solo (il Comune di Roncadelle per esempio è gemellato con la cittadina bosniaca).
Per Brescia c’era l’assessore all’Ambiente, Gianluigi Fondra, con tanto di fascia tricolore a simbolo dell’ufficialità della sua presenza, che si somma alle motivazioni politico-personali che spinsero Fondra, già ai tempi delle guerre nei Balcani, ad essere parte attiva del movimento pacifista e solidale di quegli anni.
In qualità di rappresentante della città Fondra ha rinnovato il protocollo che lega Brescia a Zavidovići: “Un patto che avrà durata di 5 anni e all’interno del quale vengono condivisi i principi fondamentali che legittimano la presenza dell’ADL” ha spiegato il direttore di ADL, Agostino Zanotti, venerdì in Bosnia, alla giornata di scambi e valutazioni sul tema ” Cooperazione e Migrazioni”.

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Un tema di stringente attualità sia per la politica, sia per le amministrazioni, sia per le associazioni come ADL che, ha dichiarato Zanotti, ” si basano sull’incontro con l’altro, sia come persona sia come luogo. Non basta il legame di sangue (ius sanguinis), non basta il legame della terra (ius soli) affinché l’uomo non sia vittima di se stesso, dobbiamo pensarci goccia nel mare, essere parte di un tutto e nello stesso tempo un tutto che necessita di questa parte, un legame di fratellanza, spezzando muri, coltivando sogni, restando umani.
Questioni che cadono in un momento storico in cui, ha osservato l’assessore Fondra, “la faticosa costruzione della pace in Europa non è conclusa. Spesso è messa in discussione da governi che non sempre riescono a svolgere il ruolo che i cittadini affidano a loro. Lo dico da rappresentante di un’amministrazione comunale che ha sentito la necessità di costruirsi parte civile in un processo che si è svolto per la seconda volta nei confronti del responsabile dell’omicidio di Gornji Vakuf. É molto importante per la nostra amministrazione e la nostra gente entrare in prima persona per difendere il diritto alla verità. Voi gente di Zavidovići l’avete sperimentato: prima ancora che le vittime umane, la vera vittima di una guerra è la verità. La verità – aggiunge Fondra – è l’elemento essenziale con cui gli uomini seguono percorsi difficili di confronto, di ricomposizione delle differenze religiose, politiche ed etniche, perché è solo attraverso la verità condivisa che è possibile costruire il futuro dell’Europa”.

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Nel pomeriggio di venerdì lo spazio è stato dedicato a Zavidovići, con il racconto delle esperienze di cooperazione in loco, delle prospettive industriali, agricole, occupazionali per Zavidovići e per i bosniaci in generale. Ieri gli italiani si sono recati a Sarajevo e oggi sono già di ritorno: questa esperienza è stata brevissima ma molto toccante, soprattutto per chi per la prima volta ha messo piede in una terra così vicina eppure, oggi, in tempi in cui le armi lì per lo più tacciono, un pò dimenticata.

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