

Eredità coloniali, politiche migratorie e pratiche d’accoglienza. Conferenza a Brescia nell’ambito del nuovo progetto REMAP
Si è tenuta a Brescia la conferenza internazionale “Remembrance and Mapping of Colonial Legacies in Migration and Integration Policies”, un importante momento di confronto e riflessione collettiva nell’ambito del progetto europeo REMAP.
L’evento ha visto la partecipazione di esperte/i, attiviste/i, accademici e rappresentanti delle istituzioni per analizzare come le narrative e le pratiche coloniali continuino a influenzare le relazioni sociali, le politiche migratorie e i sistemi di accoglienza contemporanei.
Gli interventi della mattina: decostruire la colonialità









La sessione mattutina, moderata da Raisa Labaran (Consigliera del Comune di Brescia), ha toccato temi cruciali legati al potere, allo spazio urbano e alla salute mentale.
1. Disattivare la colonialità nel quotidiano
Maria Möise (filosofa politica, ricercatrice e docente presso la John Cabot University di Roma) ha presentato l’intervento “Deactivating Coloniality: Power, Relationships, and Everyday Practices”. La sua analisi ha esplorato come la “colonialità del potere” si riproduca costantemente nelle interazioni di tutti i giorni e quali strumenti pratici possano essere adottati per disattivare questi meccanismi.
2. Spazio urbano e governance dell’accoglienza
Camillo Boano (Politecnico di Torino), nell’intervento “Inhabiting Without Integrating: Space, Refuge, and the Coloniality of Urban Governance”, ha esaminato criticamente le forme spaziali con cui le persone rifugiate vengono accolte e gestite nelle città. Attraverso il concetto di fugitività come pratica decoloniale, si è riflettuto su come l’urbanistica occidentale possa diventare un dispositivo di controllo, inclusione/esclusione e riorganizzazione delle distanze spaziali.
3. Asilo, sofferenza psicologica e violenza istituzionale
Roberto Bertolino (Associazione Frantz Fanon) ha affrontato il tema della salute mentale con la relazione “Undoing Reception: Asylum, Psychological Suffering, and Institutional Violence”. Partendo da una prospettiva etnopsichiatrica critica, l’intervento ha evidenziato le contraddizioni del sistema di accoglienza, spinto spesso a bilanciare la protezione con meccanismi di attesa, dipendenza, classificazione e sorveglianza.
Laboratori e gruppi di lavoro del pomeriggio












Nel pomeriggio i partecipanti si sono divisi in gruppi di lavoro internazionali per condividere esperienze e analizzare le dinamiche di potere nel lavoro sociale e comunitario.
Le principali tematiche emerse dai tavoli:
- Paternalismo e “sindrome del salvatore”: È stata discussa la narrazione che ritrae determinati popoli o individui come soggetti da “salvare”. I gruppi hanno interrogato i limiti dell’intervento sociale, cercando una linea di confine tra il supporto reale e la violazione dell’autonomia personale.
- Infantilizzazione e categorizzazione: È emerso chiaramente come le pratiche di categorizzazione e infantilizzazione delle persone accolte rischino di soffocarne i desideri, l’agenzia e l’autonomia. I lavoratori dei progetti SAI hanno condiviso il disagio di alcune situazioni in cui scegliere se intervenire (rischiando di far “scomparire” la voce dell’altro) o non intervenire nelle interazioni con i servizi sociali.
- Primitivizzazione e stereotipi: Partendo dall’aneddoto di Frantz Fanon sulla pubblicità del cacao a Lione e la figura del soldato senegalese, si è discusso di come le rappresentazioni stereotipate producano ancora oggi meccanismi di inferiorizzazione.
- Critica al modello occidentale di “Empowerment”: Un’altra riflessione chiave ha riguardato la diffusione delle politiche di microcredito e autocontrollo economico dagli anni ’80 e ’90, spesso improntate a un’idea occidentale di autosufficienza individuale che penalizza le dinamiche comunitarie.
Conclusioni e prospettive per il futuro
I lavori si sono conclusi con la necessità di affrontare queste dinamiche non come episodi isolati, ma come un nodo sistemico.
Per riorientare le politiche migratorie europee è indispensabile:
- Ricentrare la dignità, l’uguaglianza e la resistenza delle comunità.
- Contestare la spinta alla spoliticizzazione e alla vulnerabilizzazione nel sistema d’asilo.
- Rivedere le procedure di riconoscimento formale affinché non ostacolino i percorsi di inclusione già avviati.




Progetto REMAP
Partners: ADL a Zavidovici Soc. Coop. Soc, ALDA, Fons Català, PLACE, Lousada, Voicify, Kitev.

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