Balcani d’Europa – Lo specchio di noi

Modena 9 – 19 Maggio 2018
Balcani d’Europa
Lo specchio di noi

Esercizi di cittadinanza, incontri, testimoni, approfondimenti storici per capire il nostro presente.
A cura di Roberta Biagiarelli

https://www.balcanideuropa.it/

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ANTICIPAZIONE

24 aprile 2018 ore 8.30 Auditorium E. Ferrari – Maranello

CERCAVAMO LA PACE

Intervengono Marzia Bona e Ado Hasanovic, modera Roberta Biagiarelli

Incontro riservato agli studenti

Partendo dalla marcia del ’91 a Belgrado sino alla marcia dei 500 a Sarajevo del dicembre ‘92, il movimento pacifista andava caratterizzandosi attraverso un cambiamento sostanziale meritandosi la definizione di “pacifismo concreto”, “pacifismo del FARE”. Un movimento trasversale che coinvolgeva parrocchie, sindacati, associazioni e molti liberi cittadini. Tra le figure di spicco di quegli anni: Alexander Langer e don Tonino Bello. Era giunto il momento di OSARE per dare spazio alla grande indignazione e preoccupazione scaturite dalla disgregazione della Jugoslavia, cercare di capire cosa fosse la Guerra in Casa, denunciare la connivenza e complicità della diplomazia internazionale. Più tardi Paolo Rumiz nel suo libro “Maschere per un massacro” smaschererà il “gioco” di inganni e connivenze.

 

PROGRAMMA                                                                        

9 maggio ore 21.00 Teatro Sacro Cuore – Modena

SREBRENICA

Testimonianza teatrale di e con Roberta Biagiarelli

Intervengono Kanita Ita Focak e Agostino Zanotti

Il monologo teatrale dedicato all’assedio e al genocidio di Srebrenica compie quest’ anno 20 anni dal suo debutto avvenuto nel 1998 -2018, replicato per oltre 500 volte in Italia e all’estero e ancora oggi in scena. Intorno al 9 luglio 1995 l’armata serbo- bosniaca attacca la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante.

L’offensiva si protrae fino all’11 luglio 1995, giorno in cui le unità serbo-bosniache entrano in Srebrenica. Seguono stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili, sepolture di vivi. Ma il massacro di quei 9000 civili, di quella metà di luglio del 1995 è solo l’epilogo di una storia iniziata tre anni prima: una storia di assedio.

L’ultimo grande genocidio compiuto in Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale.

 

11 maggio ore 21.00 Auditorium E. Ferrari – Maranello

IL VALORE DELLA MULTICULTURALITÀ

Intervengono Jovan Divjak, Azra Nuhefendic, Monsignor Erio Castellucci, Massimiliano Morini

modera Roberta Biagiarelli

“…Sarajevo aveva anch’essa un’anima europea, forse anche più europea di Belgrado essendo stata un secolo intero dentro l’Impero Austro-Ungarico. Eppure, a seguito della disgregazione nazionalista della Jugoslavia, è diventata preda del patriottismo religioso, che ha etichettato dei culti sotto bandiere differenti – spesso senza lasciare spazio al dialogo tra essi. È qualcosa a cui la Jugoslavia non era abituata: il patriottismo jugoslavo era patriottismo multiculturale, la bellezza e ricchezza di quel Paese stavano nel multiculturalismo che rappresentava”. (Intervista a Bogdan Bogdanovic di Tommaso Cassiani)

 

12 maggio ore 17.00 Magazzini San Pietro – Formigine

TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE DELL’AJA

Intervengono Andrea Rossini, Jovan Divjak, Azra Nuhefendic, Martino Lombezzi e Marta Fracassetti

Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia delle Nazioni Unite (ICTY) è stato chiuso dopo 24 anni di lavori: era stato fondato nel maggio 1993, aveva sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Con la risoluzione 827 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dato mandato al tribunale di perseguire tutti coloro che si siano macchiati di crimini di guerra e contro l’umanità nel territorio della ex-Jugoslavia dopo il 1° gennaio 1991. Come ha funzionato e quali sono state le contraddizioni che l’hanno caratterizzato in questi 24 anni di lavoro?  Quali sono state e sono tutt’ora le conseguenze sulla società?

 

13 maggio ore 21.00 Sala Biasin – Sassuolo

IL LEGAME SOCIALE

Intervengono Anna Scavuzzo, Jovan Divjak, Kanita Ita Focak, Agostino Zanotti e Giulia Pigoni

“Si sono postulate come separate e inconciliabili culture, linguaggi, religioni, per le quali occorreva trovare il modo di coesistere attraverso la guerra, i negoziati, e, alla fine, la pulizia etnica. Come se quella gente non avesse vissuto insieme da sempre, in una Bosnia- Erzegovina che non era la semplice sommatoria delle sue differenze, ma soprattutto la differenza civile della sua sintesi storica e culturale. No, non c’erano nelle città quartieri separati per religione o etnia, ma ci si arriverà necessariamente con la guerra e con la “pace” che ne seguirà. La specificità bosniaca è l’integrazione, la simbiosi che ha la meglio sulle sue differenze, giocate nello spazio che è loro proprio: nella ricchezza culturale, nella diversità vitale di essere insieme. E questa non è una cosa che è stata costruita, ma esiste come frutto di una lunghissima storia di mescolanza e di scambi, è un’unità meritata. Ma è stata dilapidata da questa guerra, a tal punto che occorrerà ricostruire ciò che era sempre esistito”.

 (Rada Ivekovic, Autopsia dei Balcani, Raffaello Cortina Editore, 1999).

 

14 maggio ore 9.00 Aula Magna Liceo Muratori – Modena

15 maggio ore 11.00 Istituto Sacro Cuore – Modena

GUERRE BALCANICHE: NOI E LORO

Intervengono Jovan Divjak e Ado Hasanovic, modera Roberta Biagiarelli

Incontri riservati agli studenti

Due testimoni di eccezione provenienti dalla Bosnia-Erzegovina: il Generale Divjak che ha difeso la città di Sarajevo e che oggi si occupa pienamente di sostenere l’educazione e la formazione per le nuove generazioni bosniache, facendo leva sui valori della multiculturalità e la promozione di una cultura di pace e Ado Hasanovic, sopravvissuto al genocidio di Srebrenica, che sta lavorando come regista in Italia.

 

15-30 maggio Istituto Sacro Cuore – Modena

SCAPPARE LA GUERRA

Mostra fotografica di Luigi Ottani

Un reportage dal confine greco-macedone di Roberta Biagiarelli e Luigi Ottani

Questi ultimi anni hanno segnato definitivamente l’irruzione della guerra in Europa e lo hanno fatto mostrandosi attraverso chi la fugge: donne, uomini, minori, intere famiglie che abbandonano le proprie case e si mettono in cammino per avere salva la vita: un viaggio verso la sopravvivenza. Impreparata, divisa, incapace di individuare risposte comuni all’emergenza, dilaniata da feroci egoismi e interessi, l’Europa ha visto implodere le proprie politiche di accoglienza. Tra i primi effetti, vi è stata la ricomparsa del filo spinato, la chiusura dei confini terrestri e la politica dei respingimenti.

Uno dei luoghi simbolo di questo esodo sulla rotta balcanica è stato il confine greco-macedone, tra il villaggio di Idomeni (Grecia) e la cittadina di Gevgelija (Macedonia) separate da pochi chilometri. Su questo confine Luigi Ottani, fotoreporter e Roberta Biagiarelli, artista multidisciplinare hanno realizzato nell’agosto 2015 un intenso reportage confluito nel volume “Dal libro dell’esodo” (Piemme Edizioni) ed è poi nata la mostra fotografica “Scappare la guerra”. Le immagini e i racconti del reportage sono diventati in questi anni un prezioso documento ed un’occasione di approfondimento e elaborazione di pensiero al di fuori degli stereotipi, del sensazionalismo e della retorica, per tentare di parlare in modo costruttivo di migrazione e di superamento dei confini, per sviluppare insieme un ragionamento allargato con la società civile, consapevoli che solo aprendoci potremo avere tutti una possibilità di prospettiva sul domani.

 

17 maggio ore 21.00 Magazzini San Pietro – Formigine

LA CULTURA DELLA LEGALITÀ

Dialogano Pierluigi Senatore e Michele Nardelli

Un confronto tra mafie italiane e mafie balcaniche. Risvolti, connessioni e incidenza sulla società. Michele Nardelli, esperto e profondo conoscitore di dinamiche socio – economiche legate all’area balcanica dialoga con Pierluigi Senatore, giornalista appassionato alle tematiche della legalità; è recente l’uscita del suo libro scritto a quattro mani con il giudice palermitano Mario Conte “Italia.Zip” (Infinito Edizioni).

 

18 maggio ore 10.00 Istituto Sacro Cuore – Modena

BALCANI D’EUROPA

Intervengono Ismail Fayad e Giuliano Albarani

Incontro riservato agli studenti

Il racconto del giovane storico Italo-siriano Ismail Fayad e della sua esperienza fatta sulla rotta balcanica dei migranti, precisamente nella stazione di Belgrado dove ancora oggi molti profughi vivono dentro ad un limbo, in attesa di capire quale sarà il loro futuro. Contestualizzazione e approfondimento storico del Prof. Giuliano Albarani in merito alle dinamiche del conflitto balcanico 1992–2001.

 

ore 21.00 Magazzini San Pietro – Formigine

L’EUROPA VISTA DA MOSTAR

Intervengono Dario Terzic, Melita Richter, Massimo Tesei, modera Nicole Corritore

“I Balcani sono lo spettro dell’Europa – non solo: i Balcani sono lo spettro dei Balcani stessi. «È come se non ci fosse una risposta definitiva alla domanda “Dove cominciano i Balcani?” – i Balcani sono sempre da qualche altra parte, un po’ più a sudest… Per i serbi, cominciano laggiù, in Kosovo o in Bosnia, ed essi difendono la civiltà cristiana contro quest’Altro dell’Europa; per i croati, cominciano nell’ortodossa, dispotica e bizantina Serbia, contro cui la Croazia custodisce i valori democratici occidentali; per gli sloveni, cominciano in Croazia, e noi siamo l’ultimo bastione della pacifica Mitteleuropa; per molti italiani e austriaci, cominciano in Slovenia, l’avamposto a occidente delle orde slave; per molti tedeschi, la stessa Austria, per i suoi legami storici, è già guasta di corruzione e inefficienza balcanica; per molti tedeschi del nord, la Baviera, per il suo gusto provinciale cattolico, non è priva della contaminazione balcanica; molti francesi arroganti associano la stessa Germania con una brutalità orientale balcanica del tutto estranea alla finesse francese; e questo ci porta all’ultimo anello di questa catena: ad alcuni conservatori britannici che si oppongono all’Unione Europea, per i quali – implicitamente, almeno – l’intera Europa continentale funziona oggi come una nuova versione dell’impero turco nei Balcani, con Bruxelles come una nuova Istanbul, un centro dispotico vorace che minaccia la libertà e la sovranità britanniche”.

(Slavoj Žižek, The Fragile Absolute, or, Why is the Christian Legacy Worth Fighting for? London-New York, Verso, 2009, pp. 1-2).

 I Balcani, più che essere un’espressione geografica, diventano una questione ideale.

 

19 maggio ore 10.30 Magazzini San Pietro – Formigine

LUCA RASTELLO – LA GUERRA IN CASA

Intervengono Monica Bardi Rastello, Giorgio Morbello, Dario Terzic e Agostino Zanotti

 “Spero che vi troviate spesso un passo più in là di dove avreste pensato di arrivare e che ancora più spesso vi trovino gli altri un passo a lato rispetto a dove credevano di cogliervi”. Questa è l’essenza di Luca Rastello, intellettuale, giornalista, straordinario scrittore, attivista e amico che ci ha lasciati indietro ormai quasi tre anni fa… Luca Rastello è stato maestro di ispirazione del monologo su Srebrenica di Roberta Biagiarelli, fondamentale il suo libro “La guerra in casa” (Einaudi) che venti anni fa ha dato l’opportunità a Roberta Biagiarelli, Giovanna Giovannozzi e Simona Gonella di lavorare intorno a questa sconfinata materia: il conflitto balcanico e all’ultimo grande genocidio compiuto in Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale avvenuto proprio a Srebrenica. Un viaggio che per la Biagiarelli è poi proseguito in solitario e che ancora oggi, sotto forme e modi diversi, perdura. Luca Rastello ha scritto libri di indagine e di osservazione del nostro presente, ci ha lasciato in eredità l’idea che: «Si può fare»

Vorrei che teneste per nemica disprezzatissima l’ansia che fa rintanare, e nello stesso conto teneste il risparmiarsi, l’indifferenza e il pregiudizio, anche piccolo, anche quotidiano, la mala parola e quelle piccinerie che fanno da paesaggio sonoro alla prigionia di chi vive nelle città: vorrei che gli altri fossero sempre per voi fonti e sorprese incessanti (anche quando vi fanno incazzare, e io di incazzature me ne intendo). Lo sono: chiudere gli occhi e le orecchie è la bestemmia.” Luca

Sarà un po’ come avere ancora, per chi parteciperà, un appuntamento con Luca.

 

ore 17.00 Consorzio Creativo – Modena

GENTI DIVERSE VENUTE DALL’EST

Mostra fotografica di Ismail Fayad a cura di Luigi Ottani

(aperta fino al 27 maggio)

Tra febbraio e marzo dell’anno scorso Isamil Fayad ha lavorato come volontario in una cucina da campo nei pressi della stazione di Belgrado. Per migliaia di persone rimaste bloccate lungo la rotta balcanica quel luogo era diventato a tutti gli effetti un capolinea. Ogni giorno si preparavano due o tremila pasti per gli abitanti del campo. Dopo la distribuzione del cibo Ismail tornava tra le baracche per passare del tempo con i ragazzi del campo. Durante il periodo trascorso in Serbia ne ha conosciuti un’infinità, ma con un piccolo gruppo di loro ha sviluppato un rapporto davvero particolare. Passavano le serate giocando a carte e bevendo tè, un fuoco alimentato dalle traversine dei binari e le torce dei telefoni come uniche fonti di luce. Ha scattato così i ritratti che saranno esposti a Modena poco prima di tornare in Italia, illuminando le facce dei ragazzi proprio con la luce del suo Smartphone.

“Quando le riguardo vedo soprattutto un gruppo di amici, persone diverse da me con cui ho condiviso un momento particolare delle nostre vite. Un periodo durato meno di due mesi ma che continuo a rivivere di giorno in giorno e ho l’impressione sia durato non meno di due secoli.” Ismail Fayad

 

ore 21.00 Auditorium Spira Mirabilis – Formigine

EUROPA

Intervengono Paolo Rumiz, Maria Costi, Roberta Biagiarelli, modera Pierluigi Senatore

 “…Esiste un legame strettissimo tra la nullità di una classe dirigente e il rialzarsi della tensione etnica. Quando i reggitori non sanno dare risposte alla gente, le offrono nemici”. Paolo Rumiz

Una conversazione con Paolo Rumiz su temi a lui cari legati a storie di confine, cammini, superamento di frontiere e soprattutto un ragionamento esteso sul continente Europa a partire dalle sue radici.

 

Tutte le iniziative sono a ingresso libero

Redazione testi di Roberta Biagiarelli e Agostino Zanotti

 

BIOGRAFIE RELATORI

JOVAN DIVJAK

Il generale Jovan Divjak è il direttore dell’Associazione di Sarajevo “Udruzenje Obrazovanje gradi BiH – L’ Educazione costruisce la BiH ” che si occupa di orfani di guerra e di favorire l’aumento dell’istruzione in Bosnia ed Erzegovina.

Durante il conflitto balcanico degli anni ‘90 è stato il vice-comandante dello stato maggiore multietnico dell’esercito della Repubblica BiH. Ha guidato la guerra di liberazione della Bosnia-Erzegovina e della difesa di Sarajevo. Si è ritirato dalla carriera di ufficiale militare nel 1997. Ha pubblicato il libro «Sarajevo, mon amour» (Infinito Edizioni), racconto biografico degli eventi bellici accaduti. Jovan Divjak ha ricevuto numerosi premi per il suo incessante lavoro in ambito sociale e umanitario. Tra i riconoscimenti più prestigiosi il «Premio 6 Aprile» della città di Sarajevo, la Legione d’Onore della Repubblica di Francia, la Decorazione “Lafayette”. Nominato nel 2006 Ambasciatore Universale di Pace a Ginevra, è stato premiato della “Lega Internazionale degli Umanisti”, vincitore del premio Takundi (Italia) e come «Costruttore di Pace» dal Catalan International Institute for Peace.

 

PAOLO RUMIZ

È giornalistascrittore e narratore italiano pluripremiato, inviato speciale del «Piccolo» di Trieste ed editorialista de «La Repubblica». Dal 1986 si è occupato degli eventi dell’area balcanico-danubiana. Negli anni Novanta, durante la dissoluzione della Jugoslavia, è stato corrispondente in Croazia e Bosnia-Erzegovina. Molti dei suoi reportage narrano i viaggi compiuti, sia per lavoro che per diletto, attraverso l’Italia e l’Europa. Molteplici le sue pubblicazioni con la casa editrice Feltrinelli, per ciò che riguarda il conflitto balcanico si ricorda il fondamentale «Maschere per un massacro». Recente è l’uscita del suo ultimo libro «La Regina del Silenzio» (La nave di Teseo), una lettura penetrante della nostra attualità, per approfondire le ragioni di un comune impegno e le pratiche possibili.

 

AGOSTINO ZANOTTI

È stato uno delle centinaia di volontari della città di Brescia che si mossero in azioni di solidarietà e aiuto verso la cittadina bosniaca di Zavidovici oltre all’ accoglienza di profughi provenienti da quei territori, sotto il cappello del Coordinamento Iniziative di Solidarietà poi trasformatosi nell’Associazione Ambasciata Locale a Zavidovici, di cui Zanotti è stato presidente e attuale direttore. Vittima di un eccidio in Bosnia il 29 maggio del 1993 dove furono uccisi tre volontari italiani: Guido Puletti, Sergio Lana e Fabio Moreni. Con l’Associazione ADL realizza a tutt’oggi attività di cooperazione con la Bosnia ed Ezegovina, in particolare con la città di Zavidovici di cui è cittadino onorario, nonché iniziative a Brescia che vertono sul tema delle migrazioni e l’accoglienza di richiedenti protezione internazionale, tra le quali progetti SPRAR e FAMI in collaborazione con vari Enti Locali. È fondatore di OPAL (Osservatorio per la produzione e il commercio delle armi leggere) e di EuropAsilo (rete di associazioni dell’asilo in Italia). È attivista pacifista per la difesa dei diritti umani e della dignità delle persone, con un costante e perseverante impegno civico.

 

AZRA NUHEFENDIC

Giornalista di origine bosniaca, dal 1995 vive e lavora a Trieste. È autrice del libro «Le stelle che stanno giù – cronache dalla Jugoslavia e dalla Bosnia- Erzegovina» (Edizioni Spartaco). Collabora con il quotidiano di Trieste “Il Piccolo”, corrispondente per l’Osservatorio Balcani e Caucaso, “Nazione Indiana”, “Wall Paper”, “Sud”.  Nel 2010 ha vinto il premio Europeo “Writing for CEE” con il racconto «Il treno». Nel 2004 vincitrice del premio “Dario D’Angelo”, come migliore giornalista non italiana. Ha lavorato per il quotidiano “Oslobodjenje” (Liberation) di Sarajevo. Negli anni Ottanta lavorava per la Radio e la TV di Belgrado fino all’inizio della guerra. Ha vinto il Premio Annuale della Radio-Televisione di Belgrado per i contributi giornalistici sugli scandali finanziari (1986); il premio “Reportage dell’Anno” per i servizi sullo sciopero dei minatori del Kosovo (1987). Premio Nazionale per i servizi sulla rivoluzione in Romania (1989).

 

MARZIA BONA

È laureata in Relazioni Internazionali in studi d’area su Balcani ed Est-Europa all’Università di Bologna. Dal 2010 al 2013 ha trascorso un periodo di ricerca e lavoro in Bosnia Erzegovina prima di unirsi al team di Osservatorio Balcani Caucaso nel 2013, dove è redattrice e ricercatrice. Ha lavorato come tutor accademico nel master europeo in Democrazia e diritti umani nel sud – est Europa, con sede a Sarajevo. Si interessa di diritti umani, studi di genere e politiche culturali nei Balcani. Da maggio 2015 ad aprile 2017 ha curato per OBC il Resource Centre on Media Freedom nell’ambito del progetto “European Centre for Press and Media Freedom”. Coordinatrice e referente del progetto “Cercavamo la pace”. Si occupa di diritti umani, società civile e politiche culturali nello spazio post-jugoslavo.

 

MASSIMO TESEI

È stato in Bosnia, Israele, Palestina, Algeria e Marocco. Ha intervistato giornalisti, politici, attivisti e persone comuni. È stato invitato in scuole di tutta Italia a parlare del conflitto arabo-israeliano. Ha accompagnato per due volte in Italia Jeff Halper, pacifista israeliano, e, successivamente, un ragazzo israeliano e una ragazza palestinese. Un impegno analogo a quello sul conflitto tra Israele e Palestina è stato profuso per la Bosnia, con numerosi viaggi a Sarajevo e Tuzla. Ha partecipazione a dibattiti e convegni sul conflitto e alla promozione di ben una dozzina di repliche dello spettacolo «A come Srebrenica» di Roberta Biagiarelli. Ha accompagnato in un tour di una settimana in Emilia-Romagna Jamila Hassoune, libraia e attivista marocchina, e ha poi partecipato ad una delle sue “Carovane del libro” in Marocco. Attualmente, conclusa la collaborazione con la rivista “Una Città” di Forlì, è uno dei portavoce di Forlì Città Aperta, progetto che si occupa di immigrazione, integrazione, corsi di italiano, feste, cene di comunità, dibattiti, spettacoli.

 

KANITA ITA FOCAK

Architetto di Sarajevo ed interprete del contingente italiano durante la guerra in Bosnia, ha vissuto l’assedio della città in prima persona. Nel 2016 la Repubblica italiana le ha conferito l’onorificenza di Cavaliere per i grandi servigi resi allo Stato italiano e a molteplici cittadini del nostro Paese, nella sua ormai venticinquennale carriera di interprete, mediatrice culturale, traduttrice, giurata.

 

MICHELE NARDELLI

Ricercatore sui temi dello sviluppo di comunità, dell’elaborazione dei conflitti e della cooperazione internazionale. All’impegno politico s’intreccia quello nella cooperazione di comunità. Studioso dell’Europa di mezzo, nel 1999 dà vita ad Osservatorio Balcani e Caucaso (www.balcanicaucaso.org). Diverse le esperienze istituzionali, dal Consiglio comunale di Trento, la sua città, al Consiglio regionale del Trentino Alto Adige – Sud Tirolo e della Provincia Autonoma di Trento. Dal 2009 al 2014 è presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Formatore e saggista, è autore con Mauro Cereghini del volume «Darsi il tempo. Idee e pratiche per un’altra cooperazione internazionale» (EMI, 2008). Attraverso il suo blog (www.michelenardelli.it) racconta di una ricerca originale che possa aiutarci ad essere “presenti al proprio tempo”. Nel 2017 ha avviato un “Viaggio nella solitudine della politica”, un insieme di itinerari attraverso il Mediterraneo, l’Europa e le sue regioni, alla ricerca di nuovi paradigmi (www.zerosifr.eu) per abitare il presente.

 

ISMAIL FAYAD

Nato ad Aosta in una famiglia italo-siriana, Ismail Fayad (1991) vive tra la Valle d’Aosta e Torino, dove sta completando i suoi studi in storia medievale. Sin dai tempi del liceo è stato attivo nel movimento studentesco e in quello per il diritto all’abitare di migranti e italiani poveri. Da alcuni anni coltiva una passione per la fotografia e in particolare per quelle paesaggistica e documentaristica. Nel 2016, nel momento più acuto della crisi dei migranti nei Balcani, ha lavorato in una cucina da campo a Idomeni, enorme tendopoli al confine greco-macedone. L’anno successivo è tornato a fare lo stesso a Belgrado. Nella capitale serba ha trascorso circa due mesi e nel poco tempo libero a disposizione ha scattato le fotografie esposte in questi giorni al Consorzio Creativo di Modena.

 

ANNA SCAVUZZO

Si avvicina alla Bosnia nel 1992, quando la presenza di italiani a Sarajevo si fa importante e la guerra entra nelle case degli italiani. Per anni guarda ciò che accade al di là delle frontiere, partecipando a raccolte di fondi e materiale, borse di studio e gruppi di lavoro. Nel frattempo cresce nel mondo scout dell’AGESCI e vive diverse esperienze educative e di servizio di volontariato. Nel 2002 mette piede a Sarajevo per la prima volta proprio come scout con il “Progetto Sarajevo“ e da allora è un continuo ritornare; con l’uniforme scout, ma non solo. Laureata in fisica, ha insegnato a piccoli e grandi studenti con soddisfazione e divertimento. Dopo una prima esperienza da Consigliera Comunale, è attualmente Vice Sindaco e Assessore alla Sicurezza del Comune di Milano.

 

ANDREA OSKARI ROSSINI

Laureato in scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano con specializzazione presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Nel corso degli anni novanta ha lavorato in diversi progetti di assistenza ai profughi dell’ex Jugoslavia in Italia e in programmi di cooperazione comunitaria e decentrata nei Balcani. Ora è giornalista Rai. Ha lavorato a Osservatorio Balcani e Caucaso e nel progetto delle Ambasciate della Democrazia Locale in Bosnia Erzegovina. Come documentarista ha scritto e diretto «Hamit»; «La strada del ritorno»; «Il cerchio del ricordo»; «Dopo Srebrenica»; «Svetlana Broz: i giusti al tempo del male»; «Pianeta Zastava»; «Srebrenica, Europa».

 

MARTINO LOMBEZZI

Fotografo, è laureato in Storia Contemporanea all’Università di Bologna, città in cui vive. Nel 2006 entra nell’agenzia Contrasto. Collabora con i principali periodici nazionali e con importanti testate estere. Realizza progetti di corporate per realtà aziendali italiane di primo piano in diversi settori, molti dei quali sono diventati pubblicazioni e libri. Nei suoi progetti si occupa di tematiche legate al territorio, alla memoria, all’identità. Ha lavorato in Italia, in Medio Oriente e nei Balcani. Nel 2017 insieme alla giornalista olandese Jorie Horsthuis lavora al progetto “Resolution 808”, sull’eredità del Tribunale dell’Aja per la Ex Jugoslavia. Il progetto è diventato una mostra, esposta all’Aja e selezionata per “Rovinj Photodays Festival 2018”.

 

NICOLE CORRITORE

Giornalista professionista, lavora per OBCT-Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa dalla sua fondazione nel 2001. Tra il 1992 e il 2000 ha operato in Croazia e Bosnia Erzegovina in progetti di cooperazione internazionale e decentrata; nello stesso periodo è stata attiva nel movimento di solidarietà italiana con le popolazioni della Ex Jugoslavia. Dal 1992 al 1996 ha collaborato con la redazione esteri di Radio Popolare network. Scrive di questioni ambientali, cooperazione internazionale e diritti umani, per OBCT gestisce inoltre l’ufficio stampa e dunque i rapporti con la stampa italiana e sud-est europea, gli uffici stampa di Enti locali, Ong, associazioni e altre istituzioni. È socia dell’Osservatorio Solidiarietà nato a seguito dell’appello “Carta di Milano: la solidarietà non è reato”. Collabora con diverse realtà nella realizzazione di libri e documentari sul sud-est Europa.

 

ADO HASANOVIC

È un giovane regista bosniaco con base a Roma. Nasce a Srebrenica (Bosnia – Erzegovina) nel 1986. Quando nel 1992 inizia l’assedio a danno della cittadina bosniaca ha sei anni e per tre anni resta ostaggio degli orrori della guerra. Riesce miracolosamente a mettersi in salvo dal massacro del luglio 1995. A Srebrenica è avvenuto l’ultimo grande genocidio compiuto nel cuore d’Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ha sempre coltivato il sogno del cinema e della regia. Dal 2008 al 2011 è stato il direttore creativo del Festival del cortometraggio di Srebrenica. Nel 2013 si laurea in regia alla Sarajevo Film Academy. Supera l’esame d’ammissione al prestigioso Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove nel 2017 consegue il diploma in regia. Dal 2015 inizia a lavorare come Art Director per il Mediterranean Short Film Festival a Sant’Antioco, in Sardegna. 

 Nel 2017 ha portato a termine un Master in Drammaturgia all’Academy of Performing Arts di Sarajevo. Ha vinto numerosi premi internazionali con i suoi cortometraggi.

Il suo primo lungometraggio “Ja SaAna” è in fase di sviluppo con la produzione italiana Il Gigante e ha vinto di recente il Focus Fox Studio Award al 15° Sofia Meetings.

 

DARIO TERZIĆ

Giornalista laureato, dottorato in scienze della comunicazione con più di trent’ anni di esperienza tra carta stampata e radio. Scrive per il giornale Sloboda e Lom, collabora con Radio-Mostar. Durante la guerra in Bosnia ha fatto parte della storica Radio Bosnia -Erzegovina Studio di Guerra in Mostar. Dopo aver vissuto per un periodo a Bologna, rientra a Mostar e attualmente guida Radio X. Gestisce attività culturali nel Centro Culturale di Mostar. In Italia ha collaborato con “Osservatorio Balcani e Caucaso”, “Capo Sud”, “Il Manifesto” e altre testate.

 

ERIO CASTELLUCCI

È un arcivescovo cattolico e teologo italiano, dal 2015 Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola.
Diplomato alle magistrali, entra in seminario nel 1978; completati gli studi presso il seminario regionale di Bologna, è ordinato presbitero per la diocesi di Forlì-Bertinoro nel maggio 1984. Prosegue gli studi presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, conseguendo nel 1985 la licenza in teologia dogmatica e nel 1988 il dottorato, con una tesi sulla dimensione cristologica ed ecclesiologica del presbitero nel Concilio Vaticano II. Dal 1988 è docente di materie teologiche presso la Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, dove svolge anche le funzioni di preside di facoltà nel periodo 2005-2009, e insegna in altri istituti di scienze religiose a Forlì, Rimini e Pesaro. Negli stessi anni, inizia la pubblicazione di articoli e saggi su alcuni temi di teologia e di ecclesiologia. Dal 2009 al 2015 è stato parroco a Forlì, presso la parrocchia di San Giovanni Evangelista.

 

MONICA BARDI RASTELLO

È un’insegnante. Ha lavorato dal 1987 al 2001 presso la casa editrice Utet come lessicografa del Grande Dizionario della Lingua Italiana e come redattrice delle Grandi Opere. Cura le pagine di letteratura italiana della rivista “L’Indice dei libri del mese”.

 

GIORGIO MORBELLO

È insegnante e giornalista. È stato redattore della rivista “Narcomafie” sotto la direzione di Luca Rastello. Membro della redazione della rivista “Lo straniero”, collabora con “Gli asini”.

 

PIERLUIGI SENATORE

Dal 1995 al 2015 ha diretto la testata giornalistica del network radiofonico regionale Radio Bruno. Nel 1992 ha ricevuto il “Premio Giornalistico Città di Modena” per il settore “Radiofonia”. Ha collaborato con testate nazionali e locali. Da oltre dieci anni organizza nelle scuole incontri sui temi della legalità e della lotta alla mafia. Ha pubblicato i libri: «Gerusalemme – Corre la pace» Edizioni Artestampa e con Luigi Ottani «Niet Problema – Chernobyl 1986-2006» Edizioni Artestampa. Nel 2017 ha pubblicato il libro «Italia.Zip» (Infinito Edizioni) scritto a quattro mani con il giudice palermitano Mario Conte. Nel 2017 ha

ricevuto a Sorrento (NA) il Premio Internazionale di Ecologia “Verde Ambiente” per il  suo impegno sui temi della legalità. Nel 1995 Pierluigi Senatore è stato tra i fondatori, con

Paolo Belli e altri artisti italiani, della Onlus “Rock No War”.

 

LUIGI OTTANI

Fotoreporter, si occupa prevalentemente di temi sociali. Alterna ricerche sui microcosmi italiani a racconti di reportage internazionale. Ha pubblicato una trentina di volumi fotografici ed è autore di numerose mostre ed installazioni. Fra i suoi lavori di reportage più conosciuti ci sono: il racconto del Sahel in Eritrea, la vita nei campi profughi Saharawi, il dopoguerra in Bosnia, la piaga della prostituzione minorile in Cambogia, lo Sri Lanka colpito dallo Tsunami, il dramma della convivenza israeliano-palestinese, la vita nella “zona morta” a Chernobyl, la difficile realtà di alcuni quartieri urbani italiani, il ricordo di Beslan in Ossezia del Nord, il terremoto in Emilia.

Con il volume «Niet Problema! » ha vinto il premio “Marco Bastianelli” 2007. Nel 2014 è stato scelto da Fondazione Fotografia come uno dei rappresentanti modenesi della Fotografia del dopoguerra. Nel 2015 ha raccontato le emozioni dei dialoghi senza parole con i malati di SLA, le vite dei “senza dimora” nel volume ArginiMargini, Ed. Artestampa.

Nel 2016 ha pubblicato, insieme a Roberta Biagiarelli, il volume «Dal libro dell’esodo» (Edizioni Piemme).

 

ROBERTA BIAGIARELLI

Artista multidisciplinare ed esperta di Balcani, dal 1985 esercita la sua attività di attrice e autrice teatrale professionista. Fonda nel 2002 l’associazione culturale Babelia & C.- progetti culturali per dedicarsi con maggior slancio alla produzione, ricerca ed interpretazione di temi sociali, storici e politici. È autrice ed interprete dei monologhi: «Srebrenica», «Reportage Chernobyl», «Falluja» e di «Resistenti, leva militare ‘926». Produce ed interpreta i documentari «Souvenir Srebrenica» (2006), «La neve di giugno» (2007), «La Transumanza della Pace» (2012). La specificità dei temi trattati nel suoi lavori teatrali e il suo radicamento al presente la porta ad aprirsi a collaborazioni con ambiti riguardanti la Cooperazione internazionale, Ong e altri soggetti impegnati nel sociale. È coordinatrice e responsabile dal 2008 al 2010 di un progetto pilota di rivitalizzazione socio-culturale nell’area di Srebrenica (BiH). Tra gli ultimi lavori teatrali portati in scena: «L’Altra Opera, Giuseppe Verdi agricoltore» e «Figlie dell’epoca», donne di pace in tempo di guerra». Pubblica a settembre 2016 il volume «Dal libro dell’esodo» (Edizioni Piemme) di cui è co-autrice con Luigi Ottani sull’esperienza diretta fatta sul confine greco- macedone sulla   rotta balcanica dei migranti. Nel 2017 vince il bando MigrArti Spettacolo 2017 del Mibact per il quale realizza il progetto «MigrAntenate_Le Custodi dell’Altro».

 

GIULIANO ALBARANI

Docente di materie letterarie nella scuola superiore, insegna a contratto presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, dove ha svolto corsi su “Storia delle istituzioni e delle culture politiche contemporanee”, “Culture nazionali e relazioni economiche tra paesi” e “Metodologia della ricerca storica”. Si è occupato prevalentemente di storia della politica, storia della storiografia e didattica della storia. È presidente uscente dell’Istituto storico di Modena, nonché presidente della Fondazione Collegio San Carlo di Modena (dal 2017) e del Consorzio per il Festival della Memoria di Mirandola. Ha pubblicato ricerche e saggi sulla cultura filosofica dell’Ottocento italiano, sull’Antifascismo storico e sulla Seconda guerra mondiale in provincia di Modena.

 

MELITA RICHTER

Nata a Zagabria, Croazia, Jugoslavia. Laureata in sociologia all’Università di Zagabria, Facoltà di filosofia, master in urbanistica alla stessa Facoltà, ha collaborato a riviste specializzate e culturali in patria, in Italia e all’estero. Dal 1980 vive a Trieste dove lavora come sociologa, traduttrice, saggista, mediatrice culturale. Autrice di diverse ricerche nell’ambito della sociologia, partecipa attivamente al dibattito internazionale sulla questione balcanica, sull’integrazione europea e sulla posizione della donna nella società contemporanea. È autrice diverse pubblicazioni.

 

MARTA FRACASSETTI

Marta Fracassetti, è una regista, originaria di Verona, che lavora per l’ONU al Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia dal 2002, occupandosi della regia televisiva dei processi per crimini di guerra e di produzioni audio-visive per il Tribunale. La sua pluriennale esperienza professionale è iniziata in Inghilterra dove ha vissuto per molti anni e ottenuto un’ampia formazione in tecniche fotografiche, televisive e cinematografiche e una specializzazione in Regia e Produzione. La sua carriera spazia dalla realizzazione di documentari ai cortometraggi, dai video musicali ai reportage fotografici, dai programmi aziendali e di formazione alle conferenze stampa.