Restiamo Umani in Marcia

Siamo alla quarta edizione della marcia per l’accoglienza, un’iniziativa che rende visibile la volontà e l’impegno di cittadini, associazioni, enti locali, e migranti nella difesa dei principi fondamentali della Costituzione Italiana e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Principi di solidarietà, giustizia, eguaglianza e pace sono minacciati dal diffondersi di un clima sociale e politico segnato da diffidenza, disprezzo e aggressività verso l’altro, il diverso, lo straniero. Un clima ostile che si abbatte non solo sui migranti, ma anche su ONG, associazioni del terzo settore, cittadini solidali e tutti coloro che agiscono per salvare vite umane.

Nel 2018 il numero degli arrivi in Italia di persone in fuga da guerre, carestie, disastri ambientali, è diminuito drasticamente. Alcuni plaudono a questo risultato. Ma qual è il prezzo? Solo nei mesi di giugno e luglio si sono registrati 721 morti. La rotta del Mediterraneo è la più pericolosa: secondo le ricerche ISPI “muore una persona su dieci”. L’accusa che Amnesty International rivolge all’Italia è di “usare le vite umane come moneta di scambio” bloccando per giorni in mare persone che necessitano di assistenza urgente, impedendo alle ONG di prestare immediato soccorso e impedendo l’accesso al porto più sicuro sul territorio italiano.

Riconoscendo alla Libia una propria area SAR (area di ricerca e soccorso) si assiste alla crescita esponenziale di migranti detenuti arbitrariamente negli squallidi centri libici dopo essere stati fermati dalla Guardia Costiera tripolina. L’UNHCR e la missione internazionale (Unsimil), su mandato Onu, ha continuato a documentare «la condotta spregiudicata e violenta da parte della Guardia Costiera libica nel corso di salvataggi e/o intercettazioni in mare». In Libia nessuno è sicuro e nei centri di detenzione libici per i migranti “la situazione rischia di diventare esplosiva”, come sottolineato dal rappresentante dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati.

 
Dov’è finita la nostra umanità?

Salvare vite non è un reato
Le convenzioni internazionali cui l’Italia aderisce, il nostro Codice Civile e il Codice della Navigazione stabiliscono che l’omissione di soccorso è un reato. Di fatto chiudere i porti ai soccorritori significa indurre al reato di omissione di soccorso e augurarsi che l’aumento dei morti in mare riduca le partenze. Partiranno comunque i più disperati, ossia i più bisognosi di soccorso e accoglienza e in tal modo si esporranno ad un maggior rischio di perdere la vita in mare
 
Accogliere
È inderogabile aprire canali regolari di accesso per motivi diversi dalla protezione in modo da evitare che la domanda di asilo sia sostanzialmente l’unico canale di accesso all’Europa. Va per questo attivato un processo di riforma del diritto dell’Unione che introduca una regolamentazione comune degli ingressi regolari di migranti provenienti da Stati terzi per motivi di lavoro, di ricerca di lavoro, di studio e formazione.

Integrare
Si armonizzino maggiormente i sistemi di accoglienza dei richiedenti asilo nei diversi Stati dell’Unione, oggi troppo diversi tra loro, nella direzione indicata dai modelli di accoglienza “diffusa” ed “integrata” nei territori con una gestione affidata alle comunità locali, realizzando in tal modo condizioni di libertà e dignità per i richiedenti asilo e accelerando i processi di integrazione socioculturale.
 
Unire
L’Europa ritrovi la propria identità accogliente, fondata sul rispetto dei diritti umani e sul riconoscimento del diritto di asilo a coloro che sono in fuga da guerre e persecuzioni. Si ponga fine all’indegna criminalizzazione delle organizzazioni umanitarie che, spesso supplendo alle gravi carenze degli Stati, prestano soccorso e assistenza ai migranti nel mare Mediterraneo e lungo le frontiere.
 
 
Iniziativa promossa da:
Campagna Accoglienza
Forum del Terzo Settore
Consulta per la cooperazione e la Pace del Comune di Brescia
Forum Terzo Settore Brescia
 
Per informazioni sulle modalità di adesione all’iniziativa, scrivere a restiamoumanimarcia2018@gmail.com.
Scadenza adesioni: lunedì 17 settembre.
 
ADERISCONO (Elenco in aggiornamento)

ACLI Provinciali Brescia, ADL a Zavidovici, AGESCI Regione Lombardia, AGESCI Zona Brescia, Aid For Education, AMARE Onlus, Amnesty International Gruppo Brescia, ANOLF BRESCIA (Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere), APASCI Onlus, Apurimac Onlus, Area Cooperativa Sociale Onlus e Consorzio Laghi, Ass.ne Resilienza – Centro Interculturale Diritti e Cittadinanza, Associazione Cheikh Ahmadou Bamba, Azione Cattolica di Brescia, Babamondo Onlus Rezzato, Bottega dei Popoli Chico Mendes Altromercato, CGIL Brescia, CGIL Valle Camonica – Sebino, Chiesa Pastafariana Italiana, Circolo ARCI Colori e Sapori, Circolo Libertà & Giustizia di Brescia, CISL Brescia, Comitato Articolo 10, Comitato UISP Brescia, Consulta per la Pace Comune di Gussago, Cooperativa La Rete, Cooperativa Sociale K-PAX, Emergency Brescia, Fondazione Guido Piccini, Fondazione Museke Onlus, Forum Terzo Settore di Brescia, Garda Diritti, Horizonte Italia Brasile Onlus, Il Cerchio delle Donne Rovato, KEMAY Società Cooperativa Sociale, MSF gruppo locale di Brescia, Movimento Non Violento, Nonsolonoi aps, OPAL, Parrocchia Ss Salvatore – Casa Giona, Segreteria provinciale dell’ANPI di Brescia, Senza Confini Brescia, Sezione ANED di Brescia, SVI, Un Sole Per Tutti, Zastava Brescia per la Solidarietà Internazionale Onlus.