Storie di ordinaria e straordinaria quotidianità

“Storie di ordinaria e straordinaria quotidianità balcanica”, reportage di Arianna Lenzi, 24 anni e da sempre appassionata di storie da raccontare con il sogno di partire per un viaggio senza scadenza, nel 2018. Il reportage presentato in anteprima, vuole dare voce a situazioni di quotidiana creatività e volontà di miglioramento di sé e del proprio contesto. Per la seconda volta nella sua vita, nell’autunno 2016 Arianna Lenzi si è recata in Bosnia, una terra di cui aveva letto e sentito molto ma di cui in passato non aveva seguito in prima persona le vicende tragiche, poiché all’epoca delle guerre nei Balcani era appena venuta al mondo. “Indagare realtà lontane dalla nostra è sempre una sfida contro l’ignoto, contro quello che non potremmo mai immaginare di scoprire. La Bosnia per me è stata questo: un tuffo verso la storia, verso un passato che conoscevo solo grazie ai libri e verso un universo massacrato nella sua essenza più profonda che si è poi rialzato, in qualche modo”, dichiara.

Il reportage racconta molto di Zavidovici, cittadina della Bosnia sostenuta dai progetti di Adl sin dagli anni della guerra e dove Arianna Lenzi ha trascorso un paio di settimane in ottobre, infilandosi “in silenzio nella vita di chi mi apriva la porta di casa- e venendo a contatto con -storie che sono infinite, affascinanti, dense di vita: sono le storie di chi lotta, di chi si impegna, di chi sogna un futuro migliore e chi vive la realtà che ha a disposizione andando avanti per la propria strada. Sono le storie di chi crede in un ideale e non si tira indietro, ma prosegue a testa alta: alla ricerca di un cambiamento, di un qualcosa che smuova la situazione di stasi che congela da troppo tempo la vita degli abitanti di questa piccola città”.

La giovane reporter ha incontrato associazioni, come “Sigurno Mjesto”, che è vicina alle donne vittime di violenza domestica, ma soprattutto ha incontrato ragazze e ragazzi pieni di vitalità, sogni, aspettative: come Asmir Šijerki, 18 anni, che vorrebbe emigrare in Germania o in Libia, dove lavora il padre o come Neda Nedeljkovi, 15 anni, che ogni giorno si sposta in autobus per raggiungere la scuola cattolica di Žepce, dove studia duramente per realizzare il suo sogno di diventare medico chirurgo: teme di non farcela eppure non vuole arrendersi. “Ha troppo talento per lasciarsi sfuggire i suoi desideri dalle mani”, osserva Arianna Lenzi che ritiene questa storia il simbolo della realtà che ha conosciuto, perché racconta di potenzialità molto forti che non ricevono il sostegno adeguato. Realtà che nonostante le difficoltà si sviluppano anche in loco, grazie al sostegno di Adl e soprattutto facendo leva sulle proprie potenzialità da cui nascono progetti formativi, agricoli, o di socialità. Mondi diversi, vicini e attuali, che il reportage di Arianna Lenzi racconta con uno sguardo fresco, senza sovrastrutture né pregiudizi sulle vicende balcaniche: un messaggio di speranza in un futuro ancora molto incerto.