Proseguono gli incontri promossi da ADL a Zavidoci all’interno del progetto “La città di Eufemia. Trovare rifugio in comunità accoglienti”.
Sabato 20 Ottobre si è svolto il terzo incontro del percorso intrapreso a Giugno 2012 e promosso da ADL a Zavidovici all’interno del progetto “La Città di Eufemia”, sul tema “Dalla relazione, verso una rete vitale”.
L’incontro è stato condotto da Adriano De Blasi, importante sociologo emiliano che ha avuto il compito di affrontare il tema “Il significato della rete”.
L’intervento si è concentrato sulla sfida dei nostri tempi nella costruzione di una rete che “dovrebbe riuscire a introdurre una dimensione collettiva nei sistemi sociali di riferimento dove si possano tradurre i problemi privati in questioni pubbliche e gli interessi pubblici in diritti e doveri istituzionali”. Questa dimensione – ha ricordato De Blasi- chiede un approccio globale perchè il soggetto in questo caso non è la singola persona ma è il sociale che riusciamo a costruire insieme a lui e intorno a lui.
Per questo motivo “la rete può essere una reale possibilità di un intervento sovraindividuale oppure una maschera di un’ennesima forma di azione individualistica o autoreferenziale in cui ciascun sottosistema interpreta ed interagisce esclusivamente dal suo specifico punto di vista”.
Sono poi stati elencati gli obiettivi generali che ci si dovrebbe porre nel momento in cui si intende migliorare un lavoro di rete quali il miglioramento della qualità del lavoro sociale, il confronto transdisciplinare, la valorizzazione della professionalità degli operatori, il miglioramento della relazione tra istituzioni ed operatori e la centralità della persona rispetto ai servizi.
Per raggiungere questi obiettivi bisogna prevedere alcune azioni all’interno della rete, come il riconoscere ed accompagnare le situazioni di maggiore vulnerabilità verso una presa in carico congiunta e un lavoro di ricerca, analisi e progettazione condiviso sui bisogni emergenti del territorio.
De Blasi ha sottolineato come oggi ci troviamo in un contesto che ha subito una forte riduzione delle risorse, e questa condizione ha comportato un aumento della complessità degli interventi ed una maggiore difficoltà nel lavoro di rete, dove si parla sempre più spesso di target e meno di bisogni. Oggi inoltre ci troviamo all’interno del passaggio da un modello di ordine verticale (lavoro con le classi sociali) ad un modello che reinvia ad un ordine orizzontale (gruppi etnici) dove il concetto di straniero si rifà a ciò che non è assimilabile nè riducibile.
Rispetto al lavoro con i rifugiati un possibile metodo di lavoro è quello di postulare la posizione di esperto nelle persone con cui si lavora. Riconoscendo le specificità cerchiamo di evitare quelle pratiche iatrogene che non riconoscono o che screditano la persona o la popolazione interessata. Per questo riuscire ad essere dei traduttori, dei mediatori delle teorie del nostro Paese e delle rappresentazioni del mondo del paziente, richiede un continuo sforzo di decentramento e riposizionamento.
La conclusione, quindi, sembra essere che l’ “essere il fuori del dentro del nostro sistema di appartenenza” diventa un posizionamento etico-politico dell’operatore sociale.
All’intervento di De Blasi sono poi seguiti i gruppi di lavoro.
I prossimi appuntamenti saranno il 17 Novembre con lo studio di un caso portato dai partecipanti e il 15 Dicembre in cui ci si concentrerà sulla valutazione del lavoro e la ri-progettazione possibile.

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