Mi sento 100%, sto benissimo! Questa musica mi ricorda quando da piccolo giocavamo con i tam tam al villaggio. Questa musica da noi è legata ai funerali, nei funerali spesso si usano i fiati, per me è molto triste. Questa musica è malinconica mi ricorda quando siamo partiti con la barca e avevamo paura…
La musica è un elemento che più di altri segna e traduce molte esperienze emozionali nell’arco della nostra intera vita. Essa accompagna rituali e momenti solenni, è essenziale per ravvivare le feste, è elemento potente di riconoscimento, di identificazione personale e collettiva e trasporta messaggi di lotta e di pace.
Il linguaggio musicale si presta dunque come ottimo mediatore per l’incontro con l’altro, poiché è in grado di costruire interazioni per aprire, valorizzare ma soprattutto riprogettare modelli di conoscenza.
Attraverso l’uso di questo linguaggio è possibile superare la barriera della lingua italiana e al contrario  rafforzarla con l’obiettivo di tradurre emozioni e sogni generati dalla musica stessa.
Nell’ambito dei progetti DiversaMente (FER- 2010) e “A braccia aperte” (Sprar di Cellatica e Brescia) è stato possibile dare spazio all’incontro e alla messa in gioco del sé all’interno di un percorso di Musicoterapia che ha coinvolto circa 20 beneficiari provenienti da 8 paesi, alcuni di questi portatori di disagio mentale. Ogni incontro prevedeva una fase di ascolto collettivo di brani musicali e il loro commento e una seconda fase di improvvisazione libera tramite l’utilizzo di percussioni africane.
Attraverso l’ascolto abbiamo riscontrato che i partecipanti accoglievano con piacere eventi musicali molto ritmati, sebbene lontani dalla loro dimensione culturale, come ad esempio “È festa” della PFM, mentre eventi musicali lenti di musica classica suscitavano ricordi di riti funerari e in generale un’emozione di tristezza. Brani musicali culturalmente a loro vicini, come ad esempio  “Banuwa” e Africa Welcome Peace”, suscitavano risposte emozionali contrastanti poiché spesso i ragazzi associavano le musiche ascoltate alle esperienze di vita sociale vissuta e, contemporaneamente, un ricordo piacevole che ben presto sfociava in una struggente nostalgia.
Alcuni brani ascoltati, oltre che dal conduttore, sono stati proposti dai partecipanti stessi. Questi ultimi erano perlopiù incentrati sul tema dell’amore, sul rispetto per la donna o la possibilità di convivere armonicamente e pacificamente tra persone diverse nello stesso stato a conferma che la musica è uno strumento molto utilizzato per veicolare messaggi di cambiamento e rivoluzione in diversi paesi di provenienza dei richiedenti asilo.
Più della parola e del disegno, conosciuti entrambi in modo solo sufficiente, sono stati i tamburi una prosecuzione naturale dell’espressione emotiva dei partecipati e della condivisione. Le mani battute sugli strumenti a disposizione sono state il motore prima dell’espressione del singolo e poi, incontro dopo incontro, hanno dato vita a “riti” di gruppo dando spazio oltre che al movimento del suono e delle “buone vibrazioni” anche dei corpi nella danza. L’energia diffusa era tale da coinvolgere anche gli operatori distratti e indaffarati nelle pratiche quotidiane e da portare vari individui ad affacciarsi alle finestre dell’ufficio ed ascoltare il suono battente dei tam tam diffuso nell’aria assonnata della nostra città.
Oggi l’esperienza prosegue con appuntamenti settimanali. Non sempre è facile motivare i beneficiari a partecipare c’è chi quel giorno non può venire perché “ha le scarpe bagnate” oppure perché “ha ricevuto una telefonata dallo zio in Afghanistan”, ma ogni volta dopo un intenso cerchio musicale è una sorpresa. Quel ragazzo “così introverso e poco collaborativo” è un esperto musicista e con il suo sorriso sa coinvolgere anche gli ultimi arrivati.
La musica come altre attività espressive, oltre che facilitatrici delle relazioni sono ottimi strumenti che consentono di non appiattire la figura del beneficiario, dell’altro, ad un soggetto più o meno performante nell’ambito di un sistema lavoro di tipo occidentale ma al contrario permettono di dare spazio ad abilità altre e restituire dunque l’immagine di ciascun “utente” come quella di Persona portatrice di abilità, emozioni e sogni.

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