“Many times I thought the need of not sharing my experience and my reason of being here because of the trauma that I could have caused to innocent children who have neither seen nor experienced the torture, suffering  or even death that numerous refugees have undergone through. Throughout the sessions, I noted the attention they were giving to me  just to understand my main reason of being here.” 
J., rifugiato accolto nello SPRAR Cellatica


L’utilità dei nostri interventi si è vista a mio parere soprattutto rispetto all’atteggiamento tenuto dai ragazzi rispettivamente all’inizio e al termine di ciascun incontro.
La non conoscenza diffusa circa gli argomenti trattati si è trasformata progressivamente in interrogativi (rivolti ai rifugiati presenti), dubbi e desiderio di conoscenza, in modo particolare da parte dei più restii al dialogo e dagli alunni portatori di pregiudizi
”. 

Valeria,operatrice ADL a Zavidovici

“Credo molto nell’importanza di questo strumento educativo, alternativo alla lezione frontale, che chiede la partecipazione attiva degli studenti.Grazie a questi incontri, che reputo molto arricchenti a livello umano anche per noi operatori e per gli stessi rifugiati che ne sono sempre stati entusiasti, si può fare chiarezza e suscitare curiosità su un tema fondamentale come quello della migrazione forzata – e quindi dei diritti umani e del tema dell’inclusione -, spesso poco affrontato e per questo oggetto di interpretazioni fuorvianti o superficiali.”
Lucia, operatrice ADL a Zavidovici

Tra le attività che l’ Associazione ADL a Zavidovici sta portando avanti come azioni di sensibilizzazione verso la cittadinanza all’interno del Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR di Cellatica), una parte consistente è dedicata agli interventi nelle scuole di Brescia e Provincia.
Durante il passato anno scolastico sono state coinvolte circa una quarantina  di classi tra istituti secondari di primo e secondo grado.

Prima di entrare in ogni classe si è sempre un po’ emozionati, la responsabilità verso quello che si sta andando a raccontare è molto alta, come è alta verso i rifugiati che di volta in volta accettano di accompagnarci in questi laboratori, mettendo a disposizione la propria storia, i propri ricordi, le proprie sofferenze.
Ogni classe che si incontra è un’esperienza di per sé unica: c’è il gruppo docile , quello bullo, quello che ha già qualche straniero tra i compagni di banco, quello che fa impazzire gli insegnanti, quello dei ripetenti, quello dei “secchioni”, quello che ha già lavorato sul tema delle migrazioni forzate, quello per cui sono tutti clandestini… li abbiamo tutti nel nostro bagaglio di incontri, e non c’è ne è neanche uno di questi per i quali non possiamo dire altro che “ne valeva proprio la pena!”.

Impressionano le sovrastrutture dettate dalla società e dai media che imprigionano i nostri studenti rendendoli spesso diffidenti e trancianti nei loro giudizi, commuove la facilità con cui sono capaci di liberarsi di queste sovrastrutture, sapendo dare fiducia all’incontro e credendo nella Persona, guardandola con occhi nuovi, e semplicemente umani.
Il bullo che ha iniziato l’ora all’insegna di “fuori il clandestino!” finisce l’incontro chiedendo di stare ancora 5 minuti per ascoltare tutta la storia di Justus richiamando i compagni al silenzio, la “classe di pesti” si raccoglie in un clima carico di attesa e rispetto quando Mustapha comincia a rispondere alle domande dell’improvvisata Commissione, lo straniero del banco infondo a destra di cui poco si sapeva diventa improvvisamente portatore di una cultura che forse può interessare…

Quando l’incontro diventa occasione di formazione e conoscenza può diventare un’arma invincibile, generando dinamiche nuove, mettendo in luce risorse nascoste, creando rapporti inaspettati, generando energie che sanno di cambiamento. Il tutto, condito con il nostro stupore, e quello degli insegnanti, che vedono il gruppo classe sotto un’altra luce.

Il lavoro di incontro e di formazione sui temi del diritto di asilo e del sistema di accoglienza SPRAR svolto nelle scuole deve essere un aspetto sempre più valorizzato, perché se è vero che il futuro è nelle mani delle nuove generazioni, è su queste che bisogna puntare.

“To me it was evident that they had learned something new about refugees and immigrants in general. Students, working and teaching staff, had been very supportive , passionate and loving. I have met some students severally times in the streets with their parents and their reaction to me makes it clear that they constantly talk about me and our activities, and I understand this thanks to their smiling and happy faces and from invitations I receive from their parents.
I Am very happy to have been part of this industrious team that was impacting change in this community.”
O. Rifugiato accolto nello SPRAR Cellatica

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