Sabbia

Ideazione e regia di Riccardo Vannuccini – Arte Studio
Spettacolo teatrale realizzato con i rifugiati provenienti dall’Africa ospiti del C.A.R.A di Castelnuovo di Porto – Roma
Scene, costumi, disegno luci Yok Hakiko – Musiche originali Rocco Cucovaz
Collaboratori di progetto Alba Bartioli Maria Sandrelli Daniele Cappelli Elisa Menon
Con la partecipazione della Cooperativa Auxilium, ente gestore del C.A.R.A di Castelnuovo di Porto
Il teatro si fa daccapo necessario e indaga in scena la questione del nostro tempo: 50 milioni di persone fuggono dal proprio Paese per la guerra e la fame. Dove?
Sabbia racconta l’incertezza, il bagnasciuga tra la vita e la morte. Sabbia è un diario inventato, una mappa di viaggi e pagine strappate, fughe, tentativi, strade percorse a piedi o sul tetto del camion, appostamenti notturni, precipitose invenzioni, canzoni, dediche d’amore, aspirine, scarpe piene di sabbia e filastrocche porta fortuna. Fra ospitalità e accoglienza, Sabbia rappresenta la ricerca paziente e ostinata di una terza parola che possa comprendere e il gesto di chi rischia la vita su un barcone sbilenco, e quello di chi tende la mano sulla porta di casa. Sabbia è la conclusione di un laboratorio teatrale durato dieci mesi, una composizione scenica di confine che deve molto a Pina Bausch, Jason Pollock, Thomas Eliot e Ibn Battuta.
Non c’è nostalgia in Sabbia, non è questa la sua tonalità emotiva. È piuttosto tenacia quella che leggi in ogni gesto, in ogni passo, in ogni nome: la tenacia di una sapienza arcaica che ti aspetta al varco del futuro, più asciutta di ogni deserto, più radicale di ogni abbandono, più profonda di ogni naufragio. È la sapienza di chi ha molto camminato, molto abbandonato, molto navigato, e insegna che vivere è solo camminare, abbandonare, navigare, fino a quando il passo si scioglie in danza, l’abbandono in memoria, la navigazione in provvisorio approdo. Non è più una marcia compatta quella che conduce fuori scena i viandanti in Sabbia, infatti. È una processione festosa, un canto corale, un ballo non più trattenuto. Tutto tranne un commiato.