K-Pax, Adl e Puerto Escondido: «Richiedenti asilo, meno emergenza e più accoglienza attiva. Premiare i Comuni che ospitano, premiare con un permesso di soggiorno per motivi umanitari i migranti che lavorano (tirocini o volontariato sociale) e che frequentano corsi di lingua»

 

I richiedenti asilo presenti oggi in provincia di Brescia sono 2.400 e in poche settimane diventeranno 2.800. Oltre la metà di questi, stante le percentuali attuali, dopo essere stato ospitato per oltre un anno in una struttura di accoglienza, avrà un diniego ed entrerà in una condizione di irregolarità. Millecinquecento persone, per 35 euro al giorno per un anno, costano poco meno di 20 milioni di euro per rischiare di rimanere in Italia senza permesso di soggiorno.

A Brescia l’accoglienza ha funzionato meglio che altrove: la prefettura sta gestendo la situazione tra molte difficoltà e ha opportunamente promosso per quanto possibile il sistema di accoglienza diffusa più idoneo ai nostri contesti: è la cosiddetta “microaccoglienza” realizzatasi grazie anche all’impegno di tanto associazionismo. Di situazioni disastrose come quella di Foggia, più di 1.400 richiedenti asilo in un’unica struttura costretti a vivere in condizioni disumane, a Brescia non ve ne sono. Questo non è però sufficiente. Nel flusso di richiedenti asilo provenienti da aree disastrate del pianeta per i più svariati motivi non vi è nulla di straordinario, ma è anzi dato strutturale del nostro tempo ed è quindi necessario rispondere a tale fenomeno non in modo emergenziale.

Per fare questo c’è un’unica strada: avere meno centri di accoglienza straordinaria, siano essi alberghi o case private gestite da associazioni, e avere più Sprar, ovvero il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che in questi anni ha dimostrato di funzionare. Gli Sprar sono accompagnati da progetti precisi, dalla conoscenza della lingua ai percorsi di inserimento sociale e lavorativo, prevedono il coinvolgimento degli enti locali e sono soggetti a una rendicontazione delle spese molto più dettagliata. Così non avviene per «l’accoglienza straordinaria». Evitare di alimentare affari loschi sulla pelle dei migranti utilizzando risorse pubbliche è un primo passo necessario, rispetto al quale già esistono strumenti a disposizione. Il sistema Sprar prevede il coinvolgimento degli enti locali.

A Brescia, di Comuni coinvolti complessivamente nell’accoglienza rifugiati, ve ne sono per il momento solo 79 su 205. Come convincere gli altri? Attraverso incentivi e meccanismi premiali, passaggio necessario per uscire dalla logica dal volontarismo da un lato e dalle strumentalizzazioni dall’altro. Se non si percorre la strada della premialità (ad esempio assumendo personale in deroga dal patto di stabilità) anche il recente accordo tra Ministero e Associazione nazionale dei Comuni italiani sulla distribuzione dei richiedenti asilo è destinato a fallire e ad alimentare nuove frustrazioni per le Amministrazioni che si vedrebbero paracadutare i migranti sul territorio per imposizione.

Vi è infine, ma non ultima per importanza, una riflessione doverosa da fare sull’accoglienza. Anche questa deve avere dei meccanismi premiali. In questo momento, dai corsi di lingua e a quelli di formazione professionale, tutto è scelto liberamente dal richiedente asilo ospitato nella struttura. Sapere che la frequentazione di un corso di lingua, un tirocinio o attività di volontariato sociale permette nell’esame della domanda di asilo di ottenere un permesso umanitario, sarebbe da stimolo per alimentare un sistema di accoglienza più attivo da parte di tutti. Questi migranti resteranno in Italia o in Europa, che ci piaccia o meno, ed è partendo anche da questa considerazione che è bene che risorse, impegno e fatica diventino un investimento per tutti, di tipo economico e sociale. Lo dicono la demografia, la geografia e la storia. Chi parla per slogan dovrebbe anche dire dove manderebbe i migranti espulsi e con quali costi. Noi, agli slogan, preferiamo le proposte e forti della nostra piccola esperienza, vogliamo meno emergenza e più accoglienza attiva. A guadagnarne, non in termini economici, saremmo tutti.

Agostino Zanotti – Adl Associazione per l’ambasciata della democrazia locale a Zavidovici

Carlo Cominelli – Cooperativa K-Pax

Damiano Galletti – Associazione Puerto Escondido