“Dal libro dell’esodo”, un reportage di Luigi Ottani e Roberta Biagiarelli. Fotografie di Luigi Ottani. Testi di Cécile Kyenge, Paolo Rumiz, Michele Nardelli, Carlo Saletti, Ismail Fayad. A cura di Roberta Biagiarelli. A metà agosto 2015 Roberta Biagiarelli e Luigi Ottani decidono di recarsi sulla rotta balcanica dei migranti. Camminando per una settimana sul confine greco-macedone, nel tratto di binari che collegano Gevgelija (Macedonia) a Idomeni (Grecia) e assistono ad un vero e proprio esodo di donne, uomini, minori, intere famiglie che abbandonano le proprie case e si mettono in cammino. Parlano con loro, li fotografano, si fanno attraversare da queste storie dolorose, certo, ma che mostrano anche “la positività di queste persone…i poverini siamo noi, non loro!”, scrive Biagiarelli nel suo saggio incluso nel libro. Oltre al suo scritto il volume racchiude testi di Cécile Kyenge, Paolo Rumiz, Michele Nardelli, Carlo Saletti e Ismail Fayad; i loro testi e le loro esperienze arricchiscono il progetto editoriale restituendogli una prospettiva più ampia. Tutti gli autori mettono in evidenza la posizione dell’Europa, di noi a cui, come scrive Paolo Rumiz nel primo testo: “manca ancora un linguaggio per definirli. Oscilliamo fra termini come rifugiato, straniero, migrante, extracomunitario, fuggiasco. Questo sbandare in un vuoto alfabetico indica il nostro imbarazzo, la nostra fatica di capire”. Riflessioni stimolate dalle numerose fotografie che compongono la seconda parte del volume, intrecciandosi alle parole per produrre nuove emozioni e pensieri con mezzi espressivi diversi: come scrive Michele Nardelli nel suo contributo: “l’essenza dell’arte della fotografia abita qui, nel mettere a fuoco ciò che altri non vedono e nel non assecondare quello che si vuol vedere. A questo dovrebbe ispirare l’opera degli intellettuali, un buon giornalismo che non insegua le derive del clamore, la buona politica nel far sentire le persone un po’ meno sole”. Le immagini e le parole di questo libro testimoniano la forza e la dignità umana di chi cammina. Gli “esiliati” sono consci di esercitare un diritto primordiale: attraversare i territori. Qualcosa di antico, di atavico, ma anche di assolutamente nuovo.

Biografie:

Luigi Ottani, fotografo. La sua attività, prevalentemente rivolta a temi sociali, lo ha portato a raccontare storie di “umanità” con mostre e pubblicazioni. Fra i suoi reportage ci sono la Cambogia, la Palestina, il Sahel, la Bosnia, lo Tsunami, Chernobyl, il Saharawi e il terremoto in Emilia. Nel 2007, con il volume Niet Problema! ha vinto il premio “Marco Bastianelli” per il miglior libro fotografico italiano.

Roberta Biagiarelli, autrice, attrice teatrale e documentarista; esperta di Balcani, si dedica con i suoi spettacoli teatrali alla produzione, ricerca e interpretazione di temi storici e sociali. Monologhi: Srebrenica, Reportage Chernobyl, Falluja, Figlie dell’epoca. Documentari realizzati: Souvenir Srebrenica (2006), La neve di giugno (2007), La Transumanza della Pace (2012).

Cécile Kyenge, originaria del Congo, arriva in Italia a diciannove anni con una borsa di studio, si laurea in medicina e si dedica all’integrazione dei migranti.
Eletta nelle file del PD, nel 2013 è ministro per l’Integrazione e nel 2014 viene eletta al Parlamento Europeo. Per Piemme ha pubblicato: Ho sognato una strada (2014).

Paolo Rumiz, giornalista, scrittore, editorialista di Repubblica, ha firmato reportage da zone di guerra e grandi racconti di viaggio. Nel 1986 ha seguito gli eventi bellici dell’area balcanica e nel novembre 2001 è inviato a Islamabad e poi a Kabul. I suoi libri di viaggio, la maggior parte usciti per Feltrinelli, sono bestseller internazionali. Fra i successi recenti ricordiamo Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014) e Appia (2016).

Michele Nardelli, ricercatore sui temi della pace, della cooperazione internazionale e dell’elaborazione dei conflitti. Studioso dell’Europa di mezzo è nel 1999 fra i fondatori di

Osservatorio Balcani Caucaso. Dal 2009 al 2014 è stato presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Saggista e formatore, è autore con Mauro Cereghini di “Darsi il tempo. Idee e pratiche per un’altra cooperazione internazionale” (EMI, 2008).

Carlo Saletti, svolge attività di ricerca in campo storico, di traduttore ed è regista teatrale. Tra le sue ultime pubblicazioni, Il giorno della gran battaglia. Il 24 giugno 1866 a Custoza (2016) e la traduzione di Pali Meller, Baci di carta (2014). Assieme a Frediano Sessi ha scritto Visitare Auschwitz, la prima guida storica del sito memoriale. Il suo libro La voce dei sommersi, edito da Marsilio, ha ispirato al regista ungherese Laszlo Nemes Il figlio di Saul, che ha ottenuto nel 2016 l’Oscar come miglior film straniero.

Ismail Fayad, nasce nel 1991 ad Aosta in una famiglia italo-siriana, suo padre proviene da una antica casata di Deir el-Zor. Dopo il conseguimento della maturità classica si laurea in Storia presso l’Università degli Studi di Torino. Attualmente è iscritto a un corso di laurea magistrale in Scienze Storiche e porta avanti un progetto nelle scuole medie e superiori per cercare di raccontare le complesse dinamiche della guerra siriana.

CITAZIONI

PAOLO RUMIZ: “Loro arrivano, riempiono le stazioni, le strade e le pagine dei giornali, e a noi manca ancora un linguaggio per definirli. Oscilliamo fra termini come rifugiato, straniero, migrante,extracomunitario, fuggiasco. Questo sbandare in un vuoto alfabetico indica il nostro imbarazzo, la nostra fatica di capire”.

“Gli esiliati siriani oggi non hanno mai pensato di andarsene, prima che l’anarchia deflagrasse. E’ gente che stave bene dov’era ed è ben conscia di aver abitato, fino a poci anni fa, in un paradiso di relativa tolleranza. Per quanto mi riguarda, in nessun posto come nella Repubblica islamica di Siria (paese canaglia secondo gli Usa), ho visto tante chiese affollate. C’erano tanti più cristiani ad Aleppo e Damasco che ella laica Turchia aderente alla nuova Nato. Per le strade vedevi le armene con la gonna al ginocchio passeggiare con le musulmane velate. Sarajevo non era dissimile. Ma il mondo, a partire da noi occidentali, si è accanito proprio sui paesi laici e plurali”.

“Questa cecità delle vittime sconcerta più della crudeltà dei boia. E’ quella che chiamo l’imbecillità del bene”.

MICHELE NARDELLI: “l’essenza dell’arte della fotografia abita qui, nel mettere a fuoco ciò che altri non vedono e nel non assecondare quello che si vuol vedere. A questo dovrebbe ispirare l’opera degli intellettuali, un buon giornalismo che non insegua le derive del clamore, la buona politica nel far sentire le persone un po’ meno sole”.