Nella giornata di ieri, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico presso il Collegio Universitario Luigi Lucchini, Carlotta Sami (Portavoce Ufficiale UNHCR per il Sud Europa) ha parlato della situazione attuale del diritto di asilo.
Di seguito alcuni passaggi del suo intervento.

La situazione globale
A livello globale i rifugiati (dati ufficiali alla fine del 2015) sono attualmente circa 65,3 milioni. A breve avremo a disposizione i dati relativi al 2016, e possiamo già anticipare con sicurezza che il numero supererà la soglia precedente. Solamente nel 2010 e nel 2011 parlavamo di 20 milioni in meno. É un dato che continua a crescere ad una velocità spaventosa.
Di questi 65,3 milioni, 21,3 sono rifugiati, 34 sono identificati come persone sfollate interne, mentre 10 sono gli apolidi che hanno perso la propria cittadinanza per diversi motivi (nati in fase di transito o in un paese coinvolto nella guerra).

Il fenomeno degli sfollati
Nel mondo oggi 1 persona su 113 è un richiedente asilo o uno sfollato. Gli sfollati interni sono persone che spesso non riescono nemmeno ad uscire dal proprio paese. A differenza di ciò che accadeva tra il periodo del dopoguerra e gli anni ‘60 non sussiste più alcun modo legale per uscire dai confini di alcuni stati.
Secondo la Convenzione di Ginevra un richiedente asilo che fugge dal proprio paese e attraversa un confine non commette alcun reato, ma a livello europeo è ormai impossibile ottenere un visto per entrare nell’area Schengen.
Non avendo a disposizione alcuna via legale, queste persone sono costrette ad intraprendere viaggi irregolari. Coloro che non ce la fanno, avendo esaurito ogni risorsa economica per poter pagare il trafficante di turno, rimangono all’interno del loro paese.
Spesso si tratta di persone con gravi problemi di salute, disabili o di anziani.
Questo scenario pone enormi problemi perché in molti paesi dove i conflitti imperversano non abbiamo spesso accesso a queste comunità (il cd spazio umanitario). Ci sono villaggi in Siria e in Iraq, in cui da anni non si riesce ad accedere e a portare degli aiuti.

L’invasione mediatica
Viviamo in Europa e siamo stati sopraffatti dal caos che si è generato soprattutto nel 2015, con ciò che è avvenuto in Grecia e lungo la rotta balcanica.
Il rumore mediatico porta a pensare che le difficoltà maggiori sia concentrate solo sulle nostre comunità che, senza alcun dubbio si trovano ad affrontare un problema inedito per entità visto che una parte di questi migranti forzati arrivano effettivamente nel nostro continente, ma sono circa meno del 6% di tutta la popolazione di cui abbiamo detto sopra.
La maggior parte degli sfollati e dei rifugiati, esattamente l’86% vive in paesi non europei, nella maggior parte paesi del sud del mondo. Molti in Africa, moltissimi in Asia, specialmente in Pakistan, paese che ospita milioni di rifugiati, ma il paese a noi più vicino è la Turchia che ospita più di 3 milioni di rifugiati su una popolazione di circa 70 milioni.
Segue il Pakistan e poi il Libano che ospita 1 milione di rifugiati siriani, e da decenni ospita milioni di rifugiati palestinesi.

Da dove vengono i rifugiati
La Siria, il paese che si è imposto con la tragedia umanitaria che ha vissuto negli ultimi 6 anni. L’11 marzo entreremo nel settimo anno di guerra senza aver ancora trovato una soluzione. Un paese distrutto, oltre la metà della popolazione è uscita dal paese, si stima che siano almeno 350.000 i morti e sono moltissimi milioni gli sfollati.
Abbiamo poi l’Afghanistan e, a scendere, Somalia, Sud Sudan e Sudan e Libano.

Chi sono i rifugiati?
É uno status temporaneo. Per il 51% sono persone che hanno meno di 18 anni. Gli interventi a loro favore non possono rimanere legati solo all’emergenza, alla salute, ma ad interventi che riguardino l’educazione in modo tale che i bambini possano ricevere l’educazione necessaria per integrarsi meglio.

Dall’inferno alle Olimpiadi: una storia di integrazione
Yusra Mardini: 18 anni. Nel settembre 2015 ha attraversato il Mediterraneo con la sua famiglia e altre 20 persone su un gommone che ne poteva imbarcare solo 6. Quando il motore è andato in avaria, Yusra e la sorella – esperte nuotatrici – con l’aiuto di altre due persone hanno trascinato il gommone per oltre tre ore fino all’arrivo in Grecia.
Ha attraversato a piedi i Balcani ed è arrivata in Germania, ha richiesto domanda di asilo insieme alla sua famiglia e la prima cosa che ha fatto è stata cercare una piscina a Berlino, dove ha iniziato ad allenarsi. Un anno dopo faceva già parte della squadra olimpica e ha vissuto questa vicenda umana incredibile.

Sul non-refoulement
L’obbligo presente dalla Convenzione di Ginevra è un principio fondamentale che impone agli stati di non respingere coloro che devono avere diritto a porre la propria domanda di asilo. Andando contro questa principio ci sono stati diversi paesi condannati: il caso Irsi vs Italia (venne respinto un gruppo di richiedenti asilo, che fece ricorso con successo alla Corte Europea dei Diritti Umani).

Sull’Unione Europea
L’UE si inserisce nel quadro di queste convenzioni internazionali e negli anni ha tentato di istituire un sistema comune di asilo. Nato su premesse storiche diverse, il sistema non è più funzionale rispetto alla realtà che stiamo vivendo.
Il regolamento Dublino sta attraversando in questi mesi una fase di revisione che non si è ancora conclusa per una serie tensioni più di natura politica che normativa.
L’altro principio su cui si dovrebbe fondare il diritto di asilo europeo è quello della solidarietà fra gli stessi stati. Su materie particolarmente rilevanti, gli statuti fondanti prevedono che gli stati membri dell’Unione Europea siano solidali e si aiutino reciprocamente. Al contrario, dal 2014 in materia di asilo sono sorte numerose tensioni tra gli stati membri ed è notizia di oggi l’intenzione a livello europeo di porre delle sanzioni nei confronti di quegli stati che, pur avendo sottoscritto nel 2015 un impegno, si rifiutino di accogliere rifugiati nel loro paese.

Numeri e proporzioni
In Europa nel 2016 sono arrivati 362.000 rifugiati. Sono tanti, ma dobbiamo tenere conto che siamo un continente ricchissimo. Per fare un esempio, l’Uganda ha affrontato l’ingresso di un numero simile di persone nel solo mese di luglio dell’anno scorso.
In Italia stiamo registrando un incremento degli arrivi. Ogni giorno siamo presenti nei porti assieme alle autorità italiane, ci aspettavamo questo incremento poiché quando ci sono alcune esternazioni a livello mediatico su possibili restringimenti e attacchi ai network di trafficanti, solitamente l’immediata reazione da parte di quest’ultimi è proprio l’incremento delle partenze.