Tutela della salute degli immigrati e tutela della salute della cittadinanza fra cui vivono, riduzione dei costi, diminuzione degli accessi al Pronto soccorso, battaglia alla clandestinità sanitaria. 
Questi gli obiettivi del progetto Start 2 (Servizi socio-sanitari trasversali di accoglienza per richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale 2.0) promosso dall’Asst Spedali civili, capofila, in sinergia con l’associazione Adl Zavidovici Onlus, la cooperativa La Vela, l’Irccs Fatebenefratelli e l’istituto di ricerca milanese Ismu.
Pronto a partire sotto il coordinamento del dottor El Hamad Issa del reparto degli Infettivi, nel nosocomio bresciano dal 1988, il progetto avrà durata fino al settembre del 2021, finanziato con 1,2 milioni di Fami (Fondo asilo migrazioni integrazione), fifty-fifty dal ministero dell’Interno e dall’Unione europea, ponendo ancora una volta Brescia all’avanguardia, dopo l’apertura nel 1990, da parte dell’allora Asl, dell’ambulatorio per immigrati in viale Piave, e dopo Start 1 appena concluso.
«Quando si parla di Europa renitente si fa cenno ai vari Paesi restii alla redistribuzione, ma si dimenticano i finanziamenti che vengono erogati per un’accoglienza di qualità» commenta il direttore di Adl Agostino Zanotti che segue con Maddalena Alberti. 
Solo nell’ambulatorio, destinato ai migranti senza copertura sanitaria, sono passate in 28 anni 40mila persone, con una funzione anche di osservatorio. Anche lì l’obiettivo era, ed è tuttora, un controllo dello stato sanitario degli Stp, Stranieri temporaneamente presenti, per aiutarli nelle loro patologie e problemi. «Per fare anche prevenzione – spiega il dottor Issa, che è referente dell’ambulatorio fin dalla sua nascita – perchè l’unica malattia infettiva di qualche peso, a parte casi nella norma di patologie dovute alle condizioni di vita, come la scabbia, è la tubercolosi che può anche essere latente come l’infezione da Hiv. Scoprirle in tempo è molto importante per tutti, così come altre azioni mirate di screening per evitare cronicità dalla gestione costosa».

Il primo progetto Start ha interessato 1500 immigrati in due anni. Erano i tempi della forte emergenza, ora il ritmo è rallentato «ma esiste sempre il bisogno della presa in carico di coloro che appro- dano dopo vicissitudini pesanti e che hanno necessità di essere accompagnati all’integrazione» dice il medico. Sul corpo non mancano i marchi degli incidenti, delle torture, come nella mente restano i segni di quanto subito che magari non emergono al primo approccio ma finiscono col manifestarsi, soprattutto nei più deboli, anziani, donne e minori, in questo caso in collaborazione con il progetto Neveralone.
Le situazioni più gravi vengono affrontate ancora nel luogo dello sbarco, ma rimangono le conseguenze delle violenze, e stupri, sulle donne, o anche della cosiddetta malattia del gommone dovuta alla miscela di carburante, acqua salata e sole che crea ustioni ancora una volta in particolare sulle donne che vengono assiepate al centro vicino alle taniche.
Start 2 si rivolge agli ospiti di Sprar o Cas per l’assistenza sanitaria, psicologica, psichiatrica, con particolare attenzione alle fragilità definite dalle norme, gravidanze, minore età o anzianità, disturbi mentali. Lo farà con un’equipe specializzata seguita dai reparti dell’Asst che avrà sede nell’ambulatorio ma che sarà pure dotata di un’unità mobile.
(Si ringrazia Magda Biglia e il Bresciaoggi per l’articolo).