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Crisi migratoria, crisi globale, guerre

Questi tre processi sono tra loro strettamente collegati. È infatti evidente che molti fenomeni migratori sono, da un lato, il frutto dei cambiamenti climatici che provocano siccità e inondazioni e che insieme ai processi di “modernizzazione” (costruzione di grandi opere, landgrabbing, sostituzione del naturale con l’artificiale…), obbligano intere popolazioni a trasferirsi dal loro abituale contesto di vita; dall’altro molte migrazioni sono le conseguenze delle guerre per l’accaparramento delle risorse e per il controllo geopolitico del mondo, che devastano intere regioni costringendo le popolazioni civili a cercare rifugio altrove. In questo contesto, la violenza e la violazione dei diritti umani, la chiusura nazionalistica fino alla xenofobia e al razzismo sono le strade che vengono individuate come le uniche percorribili per garantire la sicurezza e la salvaguardia dei nostri privilegi. Pensiamo invece che si possa costruire una cultura, una società, un modello di sviluppo diverso da quello fondato sul paradigma dominante della violenza e della guerra, della disuguaglianza e dello sfruttamento degli esseri umani e della natura. Di questo modello alternativo il festival della nonviolenza e della resistenza civile intende offrire esempi concreti e passi praticabili di realizzazione, dando voce a diverse realtà, articolate nei tre filoni:

  1. Per il rispetto dei diritti umani. No a nazionalismi, chiusure, razzismi;
  2. Per la protezione degli ecosistemi e la tutela delle comunità. No all’estrattivismo, al degrado ambientale, alla manipolazione dei sistemi agricoli;
  3. Per la pace di tutti i popoli. No ad armamenti, minacce, imperialismi.

Nel Festival saranno presentate esperienze diverse, ma caratterizzate dal comune denominatore della forza della nonviolenza, che si esprime attraverso l’uso corretto del potere di ciascuno: potere di dare o di sottrarre il proprio consenso; di collaborare o di non collaborare; di obbedire o di disobbedire a culture e pratiche disumanizzanti, che talvolta si traducono anche in leggi. Ma, come scriveva don Lorenzo Milani nella sua Lettera ai giudici (30 ottobre 1965): In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedran- no che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del più forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate […]

Questo è lo spirito delle esperienze che il festival vuole raccontare, ponendosi due obiettivi:

  • Far conoscere al pubblico e mettere in relazione tra loro gruppi nonviolenti che operano in diversi ambiti; offrire molteplici opportunità di coinvolgimento a chi desidera sostenere l’opzione nonviolenta e impegnarsi direttamente;
  • Porre le basi per la realizzazione – a breve termine – di momenti di formazione generale ai fondamenti teorici e alle metodologie concrete dell’azione nonviolenta.

LOCANDINA A4

CARTOLINA

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