Dall’articolo sul Bresciaoggi a firma di Irene Panighetti

«La Brescia che accoglie, la Brescia che vuole restare umana, la Brescia democratica e antifascista è in marcia per chiedere che i nostri porti siano aperti, che si prevedano canali di ingresso regolari, per garantire percorsi di accoglienza e di integrazione per contrastare violenze e discriminazioni e anche per chiedere all’Onu di intervenire immediatamente per far finire lo sterminio del popolo curdo e all’Italia di smetterla di vendere armi alla Turchia perché noi non vogliamo essere complici di un ennesimo genocidio»: parole chiare quelle di Agostino Zanotti, della campagna «Io Accolgo Brescia», una delle realtà promotrici della manifestazione di ieri pomeriggio insieme alla Consulta per la cooperazione e la pace Comune di Brescia, Coordinamento Sprar e Forum Terzo Settore.
L’iniziativa, giunta alla sua quinta edizione e sostenuta da oltre 80 realtà, è partita da largo Formentone ed è giunta in piazza Vittoria dopo aver attraversato le vie del centro storico.

Oltre duemila persone, tra militanti di partiti e sindacati, movimenti, comitati hanno marciato in un corteo aperto da una ventina di rappresentanti dei Comuni bresciani, con tanto di fascia tricolore e che «ci mettono la faccia e la fatica ogni giorno nella lotta contro le discriminazioni, le povertà e le disuguaglianza – ha sottolineato il sindaco di Malegno Paolo Erba intervenuto prima della partenza -.
Siamo qui per togliere la polvere dai cuori dei bresciani per ricordare che il nostro territorio è sempre stato una culla della solidarietà».

Dopo di lui ha preso la parola Silvie Tchamou, ospite dell’associazione Adl, arrivata dal Camerun da due anni, dopo un anno di prigione in Libia: «Sono riuscita a scappare e ad arrivare in Italia dal mare ma ancora non è facile – ha ammesso al microfono – non voglio perdere la speranza, sogno di imparare l’Italiano e vivere in un mondo dove non ci sia più violenza soprattutto contro le donne».

Intorno alle 15.30 il corteo si è composto in via San Faustino, per dirigersi verso il Carmine, uscire dal centro sul ring e rientrare da corso Garibaldi: in testa i sindaci, a seguire le percussioni del gruppo Appel e poi le realtà aderenti: dal Comitato Articolo 10 a Mediterranea, da Sinistra anticapitalista a Diritti per tutti, da Cgil e Cisl alla rete antifascista, dalle Donne i cuore a Fridays for future, par citarne solo alcune.
Dagli spezzoni molti gli slogan in favore del popolo curdo e i cartelli per chiedere il ritiro immediato dei decreti Salvini. Questa la parola d’ordine messa al centro anche dal gruppo di Mediterranea che ha proposto flashmob in di- versi momenti del corteo: una simulazione un naufragio, con tanto di bambolotti per rappresentare i corpi senza vita e le coperte dorate che invece rimandano ai salvataggi.
Il tutto per ribadire: «Salvare vite non è un reato» e «Liberare le navi dei soccorsi, subito».

Il corteo è arrivato in piazza Vittoria verso le 17 e qui ci sono stati gli interventi finali: oltre a Carla Ferarri Aggradi, una delle tre persone di Brescia che è ha preso parte ad un’azione di salvataggio in mare per il progetto Mediterranea, ha preso la parola l’assessore ai servizi sociali del Comune di Brescia Marco Fenaroli: «Qui è il lavoro per l’accoglienza che si mostra, per dire che di deve e si può; questa opera va continuata, anzi, ampliata per destare attenzione e curiosità anche dove non abbiamo trovato ascolto». Fenaroli ha anche ripetuto una delle parole d’ordine della marcia: un «urgente un cambio di rotta: sia sui motivi umanitari, sia sul ripristino di un sistema si accoglienza efficace, quali erano gli Sprar e la microaccoglienza diffusa».

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