Pubblichiamo di seguito il discorso del sindaco di Collebeato Antonio Trebeschi in occasione della Giornata delle Forze Armate e Festa dell’Unità Nazionale.

Care concittadine e cari concittadini, a più di un secolo dalla fine di quell’immane tragedia che fu la prima guerra mondiale, ci ritroviamo per celebrare la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate.
Alle Forze armate, e in particolare alle Forze dell’ordine, e a tutte le persone che nel nostro paese ogni giorno si impegnano per cercare di garantire una convivenza pacifica, esprimo la riconoscenza mia personale, dell’Amministrazione e della Comunità che rappresento.

Dopo gli eventi accaduti a Collebeato nello scorso fine settimana e le valutazioni e dichiarazioni che ne sono scaturite, vorrei condividere con voi riflessioni che, considerando l’Unità nazionale che oggi celebriamo, soprattutto nell’accezione di coesione sociale dell’intera nazione, piuttosto che unità territoriale ben delimitata e chiusa nei propri confini, credo possano essere appropriate alla circostanza.
Sono andato a riprendere alcuni passi di discorsi o testi per me significativi, nell’esperienza che stiamo vivendo con quanti condividono la responsabilità di amministrare Collebeato.

Dal discorso di fine anno del Presidente Sergio Mattarella:

“Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri.

Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore.
So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza. Certo, la sicurezza è condizione di un’esistenza serena. Ma la sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune. (…) Non sono ammissibili zone franche dove la legge non è osservata (…)
La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza. (…) Sono i valori coltivati da chi svolge seriamente, giorno per giorno, il  proprio dovere; quelli di chi si impegna volontariamente per aiutare gli altri in difficoltà.

Il nostro è un Paese ricco di solidarietà. (…)  È l’“Italia che ricuce” e che dà fiducia.

Così come fanno le realtà del Terzo Settore, del No profit che rappresentano una rete preziosa di solidarietà. Si tratta di realtà che hanno ben chiara la pari dignità di ogni persona (…)  È l’immagine dell’Italia positiva, che deve prevalere.
Il modello di vita dell’Italia non può essere – e non sarà mai – quello degli ultras violenti degli stadi di calcio, estremisti travestiti da tifosi. Alimentano focolai di odio settario, di discriminazione, di teppismo.  (…)
Esortare a una convivenza più serena non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà che il nostro Paese ha di fronte. (…) Dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo. Ma non ci sono ricette miracolistiche. Soltanto il lavoro tenace, coerente, lungimirante produce risultati concreti. Un lavoro approfondito, che richiede competenza e che costa fatica e impegno. Traguardi consistenti sono stati raggiunti nel tempo. Frutto del lavoro e dell’ingegno di intere generazioni che ci hanno preceduto.”

I chiari richiami del Presidente della Repubblica sono rivolti a ciascuno di noi, ciascuno nel proprio ambito e ruolo. E’ fondamentale riflettere sia sulla necessità che ognuno dia il proprio contributo, sia sulla modalità con la quale operiamo.

E una responsabilità molto importante che oggi tanti sottovalutano ritengo sia anche quella del sostegno elettorale, o in generale dell’espressione del voto. Il voto di protesta, o l’astensione come segno di dissenso, penso abbiano spesso portato, e stiano portando, a problemi maggiori di quelli alla base della denuncia.
Certo, la presenza ai vari livelli istituzionali di rappresentanti che, ignorando l’articolo 54 della Costituzione, e probabilmente anche tutti gli altri, non si preoccupano del “dovere di adempiere le funzioni pubbliche affidate, con disciplina ed onore”, porta i più a sentirsi autorizzati alla sterile protesta. Ma gli eletti non sono altro che i rappresentanti dei cittadini e rispecchiano quanto presente nel Paese.
Invito perciò tutti a riflettere sul sostegno, anche solo elettorale, a movimenti e partiti che fanno dell’istigazione alla divisione e alla discriminazione uno dei propri tratti distintivi, in ragione di una presunta tutela della sicurezza o della difesa di diritti di una parte a discapito di altri, nell’ansia di perdere i propri vantaggi, di dover mettere in discussione il proprio modello di vita.

Il “prima noi” presuppone l’individuazione di categorie di altri, il cui limite nella storia si è rivelato spesso opaco e foriero di conseguenze nefaste. L’individuazione di un nemico non in grado di difendersi, al quale addossare problemi sociali ed economici, è una tecnica che il fascismo, il nazismo e tutti i regimi totalitari hanno adottato verso minoranze (ebrei, zingari, omosessuali …) ed hanno portato, insieme al nazionalismo, alle catastrofi del secolo scorso. Oggi, c’è chi ha costruito e cavalca la narrazione dell’immigrato come il nemico da combattere.  La questione dell’immigrazione non può essere trascurata, ma al contrario va affrontata in modo serio e strutturato, non emergenziale come hanno fatto, per lo più, i vari governi negli ultimi decenni.

Chiediamo allora con forza a chi governa, a tutti i livelli, di affrontare i problemi quotidiani, non in funzione di miopi e gretti fini elettoralistici di corto, cortissimo respiro, ma con lungimiranza, in funzione davvero del bene comune, sia in tema di immigrazione, così come su ogni altra questione ma, nel frattempo, cerchiamo di apportare il nostro piccolo contributo con serietà e onestà intellettuale.

Papa Francesco nella Enciclica“Laudato si” parla del“dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta anche da popolazioni consumiste”. Sostiene che “siamo sempre più fecondi quando ci preoccupiamo di generare processi, piuttosto che dominare spazi di potere.” E afferma che“mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza. E’ lì infatti che possono nascere una maggiore responsabilità, un forte senso comunitario, una speciale capacità di cura e una creatività più generosa, un profondo amore per la propria terra, come pure il pensare a quello che si lascia ai figli e ai nipoti.”

Allora anche noi, qui ora a Collebeato, cerchiamo di non farci condizionare dalle superficiali semplificazioni, cerchiamo di affrontare i problemi in modo serio e coeso.

Le associazioni, i gruppi, le cittadine e i cittadini che ringrazio per la vicinanza e la solidarietà che mi hanno dimostrato in questi giorni, continuino nell’attività di promozione della coesione sociale con ancora più slancio ed energia, cercando di coinvolgere sempre più persone. Mentre per l’Amministrazione comunale l’attenzione alle persone più fragili, siano disabili, anziani, bambini, famiglie con problemi economici, o richiedenti asilo e rifugiati, continuerà ad essere uno dei principali obiettivi, per rendere questo nostro paese sempre più accogliente.

Colgo l’occasione anche per ricordare le tante persone che per le idee che professano, ogni giorno nel mondo, subiscono atti intimidatori e violenze ben più gravi di quanto avvenuto a Collebeato e non hanno difese, sostegno e solidarietà.

Concludo citando un passo del discorso tenuto a Brescia ancora dal Presidente Mattarella nel settembre 2016, rivolgendosi ai sindaci, in occasione della commemorazione di Mino Martinazzoli:

“Ciascun sindaco sa … come rappresenti la propria comunità nella sua interezza, al di sopra delle differenze politiche ed elettorali, al di là delle diversità di opinioni e di proposte. Sanno bene i sindaci come sia necessario far prevalere costantemente ciò che unisce le proprie comunità, così come la comunità nazionale, perché in ogni Paese ciò che unisce è di gran lunga più importante di quel che può dividere.
È emerso in questi giorni, ancora una volta, con chiarezza, come la coesione per il nostro Paese sia decisiva per affrontare i problemi che si presentano, le difficoltà che si prospettano.
Credo che forse può aiutarci un concetto che Mino Martinazzoli esprimeva sovente, quello della mitezza della politica: la politica mite non è affatto una politica debole, al contrario è propria di chi, convinto della forza e del valore delle proprie opinioni, non teme di confrontarle con quelle degli altri e non pretende di imporgliele. È questo l’atteggiamento che induce ancora una volta alla coesione, a trovare sempre, con forza, le ragioni che uniscono piuttosto che quelle che separano e dividono.”

Antonio Trebeschi – Sindaco di Collebeato


Rispondi