Riportiamo di seguito l’articolo sulla campagna Prima Le Persone a firma di Marta Facchini pubblicato sul numero di marzo di Altreconomia.

L’articolo integrale in PDF qui

Prima le persone: le comunità che accolgono gli esclusi dal sistema

TRA 2018 E 2019, ANCHE A CAUSA DEI DECRETI SICUREZZA, GLI ACCOLTI TRA CAS E SIPROIMI SONO DIMEZZATI

Da Parma a Brescia fioriscono esperienze di accoglienza al di fuori del circuito istituzionale dei centri straordinari o del Siproimi, l’ex Sprar smantellato dal decreto Salvini. Si sostengono grazie a donazioni e si aprono ai territori

di Marta Facchini

Quando sono stati approvati i due decreti sicurezza nel 2018, sapevamo che le conseguenze sulla popolazione migrante sarebbero state disastrose”, spiega Michele Rossi, direttore della organizzazione non profit Ciac di Parma (ciaconlus.org). “Il progetto ‘What a wonderful world’ parte da qui: continuare a garantire un’accoglienza abitativa e percorsi di integrazione alle persone escluse dall’accoglienza istituzionale. È una risposta concreta alla restrizione dei diritti e alla disarticolazione della protezione sociale e giuridica iniziate a ottobre 2018”.

Nata negli anni Novanta dopo la guerra nella ex Jugoslavia come ente di tutela dei diritti dei migranti forzati, negli anni Ciac ha avviato progetti di accoglienza per migranti in condizione di necessità. L’organizzazione è stata una delle ideatrici dello Sprar, il sistema unico di accoglienza e integrazione per richiedenti asilo e rifugiati organizzato in strutture e appartamenti di piccole dimensioni gestite in collaborazione tra gli enti locali e le realtà del terzo settore. Questo modello, nonostante sia stato considerato l’unico realmente funzionante per la sua capacità di attivare servizi efficaci per un’inclusione virtuosa ed efficiente, è stato smantellato dal decreto legge 113/2018 (il primo “Decreto Salvini”) poi convertito nella legge 132 approvata dal Parlamento, e ha preso il nome di Siproimi. Se prima allo Sprar potevano accedere i richiedenti asilo, oltre a coloro che già avevano ottenuto una qualsiasi forma di protezione, ora possono essere accolte solo le persone titolari di protezione internazionale e i minori stranieri non accompagnati. Inoltre, la stessa legge ha abolito la protezione umanitaria, sostituendola con cinque nuove tipologie restrittive di permesso di soggiorno con la conseguenza che chi in precedenza sarebbe stato regolare ora si trova in una condizione di illegalità ed è a rischio espulsione. Un’idea della numerosità degli esclusi la fornisce un confronto tra gli accolti a fine 2018 e l’anno successivo.

Secondo i dati del ministero dell’Interno, al 31 dicembre 2019 le persone presenti nelle strutture di accoglienza erano 91.424 tra centri di accoglienza straordinaria (Cas) e Siproimi. Agli inizi del 2018 erano il doppio 182mila. “A Parma, già nei primi mesi del 2019, c’è stata una crescita esponenziale di persone che non potevano più accedere ad alcun sistema di accoglienza e vivevano ai margini della città senza servizi e senza esigibilità dei diritti”, prosegue Rossi. Ciac monitora la situazione grazie alla rete territoriale di sportelli che offrono servizi di informazione e orientamento: nel 2019 solo gli accessi di chi è accolto in Sprar sono stati 3.633 di cui il 60% rappresentato da richiedenti asilo. “Con la rete locale ‘La civiltà dell’accoglienza’ abbiamo preso una decisione politica: ripensare uno Sprar per chi non poteva più accedervi”, aggiunge.

What a wonderful world” si sviluppa in un palazzo nel centro di Parma: una struttura di tre piani, data in comodato d’uso dall’ente religioso dei Saveriani. Nell’edificio, che ha una sala e una cucina comuni, sono ora accolte nove persone ma lo spazio è per altre dieci. Sono esclusi dall’accoglienza istituzionale come i richiedenti asilo privi di un titolo di soggiorno in attesa di formalizzare la loro domanda. O le persone di- messe dai Cas senza accesso al Siproimi e i titolari di protezione umanitaria senza i requisiti per chiedere la conversione del permesso in motivi di lavoro, studio o familiari. In assenza di interventi mirati, tutti sono esposti a rischi di marginalità, isolamento e ricattabilità. Ora, seguiti dagli operatori di Ciac, frequentano corsi di italiano e accedono ai servizi di formazione. Possono avviare tirocini o corsi di avviamento al lavoro. Ricevono le prestazioni sociosanitarie e il sostegno legale. Il progetto è sostenuto economicamente da Ciac, ma sarà organizzata anche una raccolta fondi (vedi info a pag. 52), e funziona con l’aiuto degli oltre 40 volontari che hanno aderito sin dall’inizio. Sono stati loro a reimbiancare le pareti, ad appendere i quadri rendendo la casa uno spazio aperto dove si creano relazioni. Sono al fianco degli accolti tutti i giorni: c’è chi arriva la mattina presto per preparare la colazione e chi si ferma a dormire la notte. Sono al loro fianco anche da un punto di vista ludico e culturale. “Non volevamo un dormitorio ma un punto di incontro tra il migrante e la comunità. In anni di progettazione abbiamo capito che non è importante solo il livello dei servizi da garantire a ciascuno in modo individualizzato ma è fondamentale creare una rete sociale protettiva”, spiega il responsabile della comunicazione Marcello Volta. Una prospettiva che ha spinto Ciac a pensare di aprire un bed & breakfast nell’ultimo piano del palazzo per ospitare chi vuole dor- mire a Parma e aprire lo spazio verso l’esterno. “Il coinvolgimento della comunità è un potente dispositivo di tutela allargata”, commenta Chiara Marchetti, responsabile dell’area ricerca di Ciac e docente di Sociologia delle relazioni interculturali presso l’Università Statale di Milano. Insieme a Ciac, è stata una delle promotrici della campagna nazionale “Io Accolgo” (ioaccolgo.it) organizzata, insieme ad altre realtà del terzo settore, per fermare lo smantellamento del sistema d’asilo. “I volontari agiscono in prima persona, progettano e creano ponti con la comunità. Non si sostituiscono agli operatori ma proseguono il loro lavoro in un’ottica di relazioni e reciprocità. Sono stati formati per diventare tutor territoriali, una figura che affianca i migranti e lavora insieme a loro nella costruzione di un percorso di cittadinanza”.

Anche a Brescia in molti si sono attivati per sostenere “Prima la persone”, il primo progetto di accoglienza non governativa della città per gli esclusi dall’accoglienza. Ad averlo pensato sono state l’associazione Adl Zavidovici (adl-zavidovici.eu, che sul territorio gestisce cinque progetti Sprar), la cooperativa K-Pax (k-pax.eu) e la cooperativa La Rete (cooperativalarete.it).

“L’idea è venuta dalla lettura dei decreti sicurezza perché abbiamo capito gli effetti di marginalità che si sarebbero creati sul territorio. Non parliamo solo di chi è stato escluso dagli Sprar ma anche delle persone bloccate nei Cas dove, a causa dei nuovi capitolati, non sono più garantiti alcuni servizi, come l’insegnamento dell’italiano, fondamentali per l’inserimento sociale e poi lavorativo” spiega il direttore Agostino Zanotti. Il decreto ministeriale del 20 novembre 2018, riguardante lo schema di capitolato per fornitura di beni e servizi per la gestione e il funzionamento dei centri di prima accoglienza, ha tagliato in modo rilevante i finanziamenti per chi si candida a gestire un Cas modificando gli importi a base d’asta per i bandi di gara stimati in fondi per persona accolta al giorno, che sono passati da 35 euro a 19-26 euro in base alla grandezza delle strutture con l’effetto non solo di avviare gare di appalto al ribasso ma fare entrare nel circuito dell’accoglienza operatori privati senza competenze. Lo scorso febbraio, in una circolare inviata alle Prefetture, il Viminale parlava di un aumento dei rimborsi giornalieri ma senza inserire altri servizi nelle strutture.

Abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma online Produzioni dal basso. L’adesione dei cittadini è stata forte, segno che sono in molti a volere reagire contro la limitazione dello spazio dei diritti. Abbiamo intercettato un bisogno di resistenza civile”, prosegue. L’obiettivo è raggiungere 70mila euro entro i primi di aprile e finora ne sono stati donati più di 20mila. Se si arriverà al 90% della cifra, un 10% del contributo sarà offerto da Banca Etica. Una parte delle donazioni, che l’associazione ha anticipato, è stata usata per garantire alcuni servizi a tre persone escluse dall’accoglienza istituzionale, ora accolte in un appartamento utilizzato per garantire una pronta accoglienza abitativa. Oltre alla casa, “Prima le persone” interviene sull’area sanitaria, legale e lavorativa con percorsi di formazione, tirocini e sostegno nella ricerca di un’occupazione regolare. “Vogliamo rispondere a una necessità sociale, assumendo anche una posizione politica sull’attuale sistema dell’accoglienza”, aggiunge Zanotti. “Ma non ci vogliamo sostituire all’accoglienza istituzionale. Farlo significherebbe togliere allo Stato le sue responsabilità e non è ammissibile”.

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