La nostra Associazione – come specificato nello Statuto – al fine di affermare i principi della pace e della non-violenza, della cooperazione e della solidarietà internazionale, della giustizia sociale ed economica, della convivenza e della democrazia, del dialogo interculturale, si propone tra le principali finalità quella di promuovere e tutelare il rispetto dei diritti umani senza distinzione di sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

In relazione ai recenti avvenimenti in corso in Colombia e nella Striscia di Gaza, facciamo nostri due appelli promossi da Amnesty International e dalla Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani 


La repressione in corso in Colombia

Juan Diego Perdomo, 17 anni; Juán David Garćia, 29 anni; Nicolàs Guerrero, 27 anni. Sono solo tre dei giovani uccisi dalla polizia colombiana durante le proteste contro la riforma sociale proposta dal presidente Ivan Duque, che vanno avanti dallo scorso 28 aprile. In una settimana di proteste e scontri, secondo i dati diffusi dalla ong Temblores, ci sono state 37 vittime, 26 persone hanno riportato ferite agli occhi, 234 ferite da arma da fuoco, 934 sono state arrestate. Gli interventi violenti da parte delle forze dell’ordine nelle maggiori città della Colombia sono stati 341.

Non solo, sempre secondo il rapporto aggiornato quotidianamente dalla ONG, 11 donne sarebbero state vittime di violenza sessuale. Domenica, inoltre, è stata pubblicata la lista dei manifestanti arrestati illegalmente dalla polizia e considerati “desaparecidos”: 220 persone, di cui 45 donne e 175uomini, sono scomparse solo a Cali; e altre 133, in altre città.

In questo momento, migliaia di persone stanno rischiando tutto in Colombia per chiedere chiarezza al governo  su quanto è stato fatto per contrastare la diffusione della pandemia da COVID-19. Tra i loro appelli all’uguaglianza ci sono le proteste anche contro la lenta attuazione dell’accordo di pace e l’uccisione di difensori dei diritti umani.

Leggi l’appello di Amnesty International


Facciamo pace a Gerusalemme

C’è solo un modo per mettere fine alle terribili violenze che stanno insanguinando Gerusalemme e la Terra Santa: riconoscere ai palestinesi la stessa dignità, la stessa libertà e gli stessi diritti che riconosciamo agli israeliani.

Nessuna pace può essere edificata sulla persecuzione di un intero popolo, sull’occupazione militare, l’arbitrio, gli abusi, la sopraffazione, l’umiliazione, le deportazioni, l’apartheid, la continua violazione di tutti i fondamentali diritti umani.

Non basta invocare la fine delle violenze. Non c’è e non ci sarà mai pace senza giustizia.

Rinnoviamo, ancora una volta, il nostro accorato appello a tutti i responsabili della politica nazionale, europea e internazionale perché intervengano energicamente per far rispettare il diritto internazionale dei diritti umani, la legalità internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite.

L’appello della Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

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