L’umanità vittima della guerra. Nuove indicazioni per l’emergenza

Ieri siamo stati al fianco di Cisda Onlus ed Emergency nell’iniziativa organizzata in Largo Formentone organizzata da Io Accolgo – Brescia perché nonostante quanto sta accadendo in Ucraina è importante non dimenticare le violazioni in corso su altri scenari. Come quello afgano in cui proprio in questi giorni si intensificano perquisizioni a tappeto nelle case per contrastare lo sforzo di ogni donna nell’acquisire una formazione il più possibile completa e orientata a fornire strumenti di analisi critica e partecipazione attiva nella società.

Per l’emergenza in corso abbiamo ricordato l’importanza del potenziamento del sistema ordinario SAI basato sul una micro accoglienza diffusa. L’adesione degli enti locali è quanto mai necessaria ora, in un momento in cui su 205 comuni della provincia di Brescia solo 31 sono aderenti al Sistema Accoglienza e Integrazione.
I posti SAI sono 500, ma in grande parte già occupati.
 
Trascrizione dell’intervento di Roberto Memme, vicepresidente della nostra Associazione e coordinatore per ADL a Zavidovici del progetto SAI Brescia

“L’esodo dall’Afghanistan e dall’Ucraina a cui stiamo assistendo pone tutta la società civile, e così anche la società bresciana, di fronte ad un dovere forte, un obbligo di un’azione immediata in difesa dei diritti umani e della dignità della vita umana.

Il progetto SAI della nostra città e la rete SAI della provincia bresciana sono profondamente coinvolti per dare risposta a quanto sta accadendo tra Kabul e Kiev.

Oltre all’apprensione per la sorte immediata di ogni famiglia ed ogni persona che si trova a vivere questi momenti drammatici oggi, temiamo che queste vite possano venire dimenticate presto.

Così come le culture che queste persone portano.

Stiamo infatti assistendo ad uno sconsiderato clima ostile nei confronti della cultura russa.

Voglio subito sottolineare che anche i russi e le russe che hanno necessità di abbandonare il proprio paese, come chi proviene dall’Afghanistan e dall’Ucraina e da ogni altra parte del mondo, sono i benvenuti.

Anche loro sono a rischio, come parte succube del conflitto, oggetto di incarcerazioni ed obiettivo di leggi liberticide.

Non esistono rifugiati di serie A e di serie B, tutti hanno diritto all’asilo e ad un’accoglienza dignitosa.

Non vogliamo poi che gli afghani e le afghane, gli ucraini e le ucraine ma anche i russi e le russe in fuga in queste ore vengano presto abbandonati, lasciati soli e all’addiaccio lungo impervie rotte.

Sono troppi gli afghani bloccati da troppi mesi tra le bufere dei boschi dei Balcani, ostaggi di abusi indiscriminati, oggetto di pestaggi, violenze e spogliati di qualsiasi diritto.

Non dimentichiamoci degli orrori ancora in corso sulla BalkanRoute e nelle acque del Mar Mediterraneo.

L’augurio è che le mani e le braccia che si sono tese in questi mesi per garantire un’accoglienza dignitosa agli afghani rimangano aperte e che l’attivazione delle istituzioni in difesa dei diritti umani si traduca in un’azione concreta.

L’accoglienza è un’azione concreta ed è un’azione forte.

L’accoglienza deve rimanere un valore, un dovere collettivo che non deve mai più essere criminalizzato.

Eppure della rete bresciana del Sistema di Accoglienza e Integrazione composta dai 12 progetti di Brescia e provincia, fanno parte solo 31 dei 205 Comuni bresciani!

I posti ad oggi disponibili nella rete sono circa 500, quasi tutti occupati.

E solo gli ucraini giunti fino ad ora sul territorio sono già più di un migliaio.

È chiaro quindi che la reperibilità di nuove adesioni da parte degli enti locali e di strutture dignitose rimangono i primi due punti critici.

Le attività che abbiamo messo in campo come rete SAI durante la crisi afghana ed ora con la guerra in Ucraina sono molteplici: in queste ore, ad esempio, è stato attivato un link sul sito della Prefettura per supportare le istituzioni nella raccolta delle disponibilità degli appartamenti e nella gestione dei matching tra chi può dare una casa e chi ne ha più bisogno.

Già immediatamente dopo la presa di Kabul da parte dei Talebani, ci siamo mobilitati e mobilitate per far fronte alla penuria di appartamenti e siamo riusciti a recuperare, grazie alla disponibilità e alla solidarietà delle nostre comunità, le strutture che hanno permesso di ampliare buona parte dei progetti SAI della provincia. Ma non senza difficoltà.

Il progetto SAI della città di Brescia si è ampliato di oltre il 30% dei posti ed altri progetti della provincia hanno aumentato la propria disponibilità.

Per far fronte a questa necessità di strutture, chiediamo la vostra attivazione e di diffondere il passaparola quanto più possibile.

Lancio poi un appello rivolto a tutte le istituzioni: garantire, ed estendere quanto prima possibile,  su tutto il territorio nazionale, il sistema di micro-accoglienza diffusa e che sia la rete professionale SAI la via da privilegiare. Non solo per le emergenze in corso ma per ogni altra futura necessità.

In questi mesi e specialmente in queste ore abbiamo più chiaro, con i dati alla mano, che l’obbligatorietà del SAI per tutti i Comuni e un modello di accoglienza unico e diffuso, è una risposta strategica e preventiva in grado di far fronte in modo capillare ed organizzato alle emergenze umanitarie e in grado di ottimizzare le risorse e rendere più efficace la tutela, la protezione e l’inclusione delle persone costrette a migrare.

Il dovere di intervento si deve estendere quindi a tutte le persone che si trovano in stato di vulnerabilità e di bisogno, indipendentemente da nazionalità, religione, sesso, età ed origine etnica.

E al di là della parte del conflitto dalla quale si trovano a dover fuggire.

Abbiamo il dovere di non abbandonare, per le nostre strade e per le vie che portano all’Europa, coloro che hanno bisogno della parte migliore dell’Europa.

In queste ore, c’è uno spettro che si aggira per l’Europa ed è lo spettro della guerra.

Credo di parlare non solo a nome dell’Associazione ADL a Zavidovici ma di tutte e di tutti, quando dico che siamo cittadini e cittadine europei e chiediamo all’Europa che si impegni al massimo nella ricerca di soluzioni alternative ai conflitti violenti.

Le dinamiche di militarizzazione dei confini della fortezza europea ci spaventano e non vogliamo che lo spettro della guerra possa fungere da pretesto per l’innalzamento di nuovi muri e il rafforzamento di quelli vecchi.

Chiediamo che venga garantita la sicurezza di tutte le persone che lasciano le proprie case per cercare riparo ad Ovest, che venga garantito il rispetto dei diritti umani, ribadito il diritto d’asilo e consolidato il valore dell’accoglienza.

È ormai tempo che l’Europa, e con essa ognuno ed ognuna di noi, esponga apertamente a tutto il mondo il proprio modo di vedere e vivere la convivenza, il proprio fine e le proprie tendenze

che la contrappongono alla favola lugubre della guerra attraverso un rinnovo del manifesto di un’Europa della solidarietà, delle culture e dei popoli.

Non solo oggi, non solo per l’Afghanistan e l’Ucraina, ma per tutte e tutti.

Sempre.”

Un sito dedicato per l’emergenza Ucraina in corso

Per cittadine/i ucraine che cercano informazioni utili per l’assistenza legale e sanitaria e per cittadine/i bresciani – privati e comuni – che intendono ospitare persone o famiglie in fuga, o mettere a disposizione appartamenti e strutture ricettive tutte le informazioni possono essere trovate su questo sito: 👇
 

Rispondi