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ADL a Zavidovici  studia i nuovi bisogni dopo ulteriori fondi dalla Comunità Bresciana

Riportiamo di seguito l’articolo pubblicato in data odierna sul Giornale di Brescia sulla situazione aggiornata a Brescia in merito all’accoglienza delle rifugiate e i rifugiati ucraini ad un anno dall’inizio del conflitto.

«Se devo dire la verità, ci saremmo tutti immaginati che questa guerra, tutte queste sofferenze sarebbero durate molto meno». A parlare è Maddalena Alberti, referente per l’associazione Adl a Zavidovici, una delle realtà in prima linea anche nell’ultima emergenza profughi nel Bresciano.

L’associazione era presente nella fase iniziale dell’emergenza, con il grande lavoro di concertazione tra Questura, Prefettura, enti del terzo settore e Comuni, per la segnalazione delle persone arrivate dall’Ucraina, per la loro registrazione e la presentazione della richiesta di protezione internazionale, oltre all’attivazione della rete di accoglienza. Ha svolto con professionaità e umanità un lavoro che continua a fare ancora oggi, quando la fondazione della Comunità Bresciana ha finanziato un nuovo intervento.

«In questi giorni – prosegue Alberti – stiamo verificando i nuovi bisogni sul territorio per ulteriori erogazioni di aiuti, la Fondazione della Comunità Bresciana ci ha assegnato delle risorse per pagare ad esempio mensilità d’affitto, bollette o beni di prima necessità per situazioni di particolare bisogno. Stiamo così ricontattando i nuclei che si erano rivolti al centro, ora chiuso, di via Chiappa in città, per effettuare un’analisi aggiornata dei bisogni e capire esattamente cosa serve, anche per garantire un sostegno a chi ha accolto in questi mesi più persone e continua a farlo».

La rete sociale delle donne ucraine che vivono a Brescia e di chi le sta aiutando continua a tenere, con uno sforzo enorme e pesando pochissimo sui servizi sociali. «Certo un anno di guerra inizia a pesare per tutti – racconta ancora la referente di ADL a Zavidovici -, le persone che hanno ottenuto la protezione a Brescia spesso tornano in Ucraina perché là hanno mariti, figli, fratelli che stanno combattendo e il desiderio è di mantenere solidi i rapporti. Purtroppo nel nostro piccolo stiamo assistendo a un aumento delle morti, ai lutti di famigliari che muoiono in guerra, non è facile. C’è un grande affaticamento perché nessuno si immaginava che questa situazione si sarebbe tanto prolungata».

Gli arrivi ucraini continuano a esserci, nell’ordine di una ventina circa a settimana. E stanno manifestandosi anche le prime richieste di asilo depositate da cittadini russi.

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