La pioggia ha accorciato la decima edizione della Marcia per l’Accoglienza, ma non l’ha fermata.

La pioggia ha accorciato la decima edizione della Marcia per l’Accoglienza, ma non l’ha fermata: quasi duemila le persone che lo scorso sabato 19 ottobre hanno percorso le vie di Brescia. A organizzarla il Comitato Bresciano Io Accolgo, la Consulta per la Cooperazione e la Pace del Comune di Brescia, il Coordinamento provinciale degli Enti locali per la pace e la Cooperazione Internazionale, il Coordinamento provinciale di Brescia SAI, il Forum Terzo Settore Brescia, i progetti SAI Brescia.

Dal palco fino al corteo

Gli interventi hanno tutti spaziato fra i grandi temi che riguardano l’immigrazione, attaccando le politiche governative, in primis il trasferimento in Albania dei richiedenti asilo («ridicolo se non fosse tragico sperpero di soldi») e la Bossi Fini che impedisce un canale legale di ingresso nel Paese, favorendo l’illegalità e costringendo ai viaggi della morte più che della speranza.

La consigliera della Loggia Raisa Labaran, a nome della seconda generazione di immigrati, ha rivendicato l’accoglienza «non come atto di pietà o di carità ma come un diritto: non siamo ospiti ma parte del presente e del futuro dell’Italia». 

Alessandro Sipolo, coordinatore dei progetti SAI, ha elencato le richieste: stop ai respingimenti, ai Cpr «carceri illegali», all’attesa di 5 anni per la cittadinanza.

L’assessore comunale Marco Fenaroli ha parlato di politiche inadeguate del Governo e della «farsa albanese», con 16 richiedenti che, appena arrivati, devono tornare in Italia. La richiesta di pace, in Ucraina come in Palestina, è stata pure al centro dei discorsi.

Il medico palestinese Mohammed El Khatteeb è stato durissimo contro gli attacchi israeliani; ha invitato al boicottaggio delle multinazionali che appoggiano i bombardamenti. Le guerre, si è detto dal palco, hanno ucciso 162 mila civili nel 2023 e nel 2024 sono 56 i conflitti nel mondo.

Si ringrazia Magda Biglia per l’articolo pubblicato sul Bresciaoggi