In merito alle affissioni comparse nel corso della scorsa settimana su alcune bacheche comunali a Brescia, condividiamo le riflessioni di Anna Frattini, Assessora con delega alle Politiche educative, alle Pari Opportunità, alle Politiche giovanili e alla Sostenibilità sociale.
Quelle che sono state scritte e affisse su bacheche pubbliche nella notte tra lunedì e martedì della scorsa settimana da un gruppo di persone non ancora note sono parole d’odio, secondo la definizione della Raccomandazione sul contrasto ai discorsi d’odio del Consiglio d’Europa.
La contrapposizione “noi-loro”, gli appellativi stigmatizzanti, il ricorso a stereotipi, nonché l’esercizio sterile di attaccare un’intera comunità cittadina rendono queste scritte offensive e capaci di alimentare dinamiche polarizzanti e discriminanti.
“È con la lingua, innanzitutto, che sottometto, coarto, saboto, influenzo, plagio ed è sempre con la lingua che notifico ed evidenzio la mia posizione – sovrastante, incombente, allineata – rispetto a quella del mio interlocutore”, scrive Raffaella Scarpa ne “Lo stile dell’abuso”, riconoscendo nella scelta delle parole e dello stile l’esercizio politico primo e più efficace.
C’è un forte nesso tra lingua e potere: le parole d’odio inibiscono e limitano la libertà, per questo a Brescia abbiamo scelto di istituire, forti dell’alleanza con l’Associazione ADL a Zavidovici e sotto l’egida della Rete nazionale di contrasto ai fenomeni e ai discorsi d’odio con Federico Faloppa un Tavolo interistituzionale per monitorare i discorsi d’odio e l’impatto che hanno sul reale e per promuovere una maggiore consapevolezza delle discriminazioni agite e subite.
Con amarezza constatiamo che c’è ancora chi pensa che il colore della pelle sia un ostacolo alla convivenza e che sceglie di definire un sedicente “io/noi” in contrapposizione a un “tu/loro”, secondo quella logica di coppie oppositive che non esistono nella storia né nella realtà, ma restano categorie astratte che semplificano, escludono, limitano, invisibilizzano e agiscono discriminazione e violenza. Di fronte a questo, crediamo sia indispensabile che le istituzioni prendano voce per dare rappresentanza anche a tutte le persone che, come noi, sono indignate e offese per le parole comparse nelle bacheche pubbliche della nostra città.

