Gli orti famigliari forniscono un contributo significativo alla sicurezza alimentare attraverso calorie e cibo “buono”.

Da uno degli ultimi viaggi a Zavidovići (BiH), novembre 2025

Gli ultimi aggiornamenti alla fine dell’anno 2025

Tratto dal report intitolato Ja uzgajam… I sijem (Io coltivo… E semino) a cura di Sladjan Ilić,
Cecilia Spassini, Alessandro Sette e Maria Perino

Gli orti bosniaci forniscono un contributo significativo alla sicurezza alimentare attraverso calorie e cibo “buono”. Parte di questo cibo viene venduto, donato, barattato in un’economia rurale in cui il lavoro è qualificato, le persone hanno i mezzi per produrre, ma scarseggiano le risorse economiche. Le reti che si costituiscono intorno a queste attività – e che l’esperienza degli Orti Famigliari contribuisce a rafforzare -, rianimano la socialità delle Comunità Locali.

Eppure, la preservazione di tutto ciò presenta un paradosso: pur producendo e fornendo cibo nutriente e socialmente desiderato, questi orti non possono offrire un futuro desiderabile alle famiglie che abbandonano le case per emigrare e lavorare all’estero.

Pur rappresentando un’importante fonte di sicurezza alimentare e sostenendo reti di lavoro e scambio, gli orti bosniaci sono anche un riflesso di profondi divari socioeconomici e di aspirazioni di crescita economica insoddisfatte.

Attraverso questo progetto cerchiamo di sostenere la (ri)produzione sociale di cibo nutriente sia dal punto di vista culinario che culturale in quella che è una regione montuosa con una elevata biodiversità ed economie formali incerte. Emerge inoltre il desiderio di mantenere un senso di appartenenza nonostante l’emigrazione: riconoscere queste tensioni tra genere, generazione e classe richiede quindi una visione di sostenibilità agricola sul lavoro, la conoscenza e la valorizzazione di chi coltiva.

La coltivazione di piccoli terreni, in un contesto segnato dalla disoccupazione e dalla emigrazione delle giovani generazioni, può diventare una sorta di “quieta sostenibilità” per una famiglia che si auto-fornisce e pratica la vendita informale in piccola scala dei suoi prodotti.

Il nostro ultimo rapporto sugli Orti famigliari si colloca in tale prospettiva, in un momento in cui le attività definite con le partecipanti sono orientate a nuovi sviluppi:

Questi obiettivi sono stati individuati a partire dai riscontri e dai risultati conseguiti e condivisi negli anni e dalle esigenze emerse fra le donne partecipanti. Anche nell’ambito dell’edizione 2025 sono stati compilati 35 questionari tra le 70 donne partecipanti alle formazioni agricole che forniscono informazioni sulle colture orticole praticate e su eventuali cambiamenti intervenuti consolidando l’attenzione sulla situazione migratoria delle famiglie

Un elemento contestuale, questo, che continua ad interessarci benchè i dati raccolti non costituiscano un campione rappresentativo. Dalle risposte ottenute possiamo tuttavia confermare una tendenza in crescita riscontrata negli anni precedenti.

Che cosa si coltiva?

Abbiamo inoltre inserito nei questionari più recenti delle domande allo scopo di raccogliere informazioni sulla coltivazione dei frutti rossi. E in base alle risposte ricevute abbiamo tentato una prima “esplorazione” finalizzata a strutturare il progetto pilota per la produzione di fragole. Ci interessava sapere se nel corso degli ultimi tre anni fossero state abbandonate e/o inserite nuove coltivazioni: abbiamo scoperto che 12 persone non li coltivano, 23 sì (di cui 17 coltivano solo fragole o fragole e altri frutti rossi).

Come avviene la vendita di questi prodotti? Direttamente: lungo la strada di casa o in occasione delle periodiche fiere locali, attraverso i rapporti con le/i vicine di casa e di quartiere, sempre nell’ambito di una economia informale. Si tratta di un processo parallelo rispetto al circuito dei numerosi supermercati presenti sul territorio

Prevale la continuità

La produzione di semi e di piantine è diffusa ma questo non esclude l’acquisto di sementi: 34 persone su 35 si rivolgono a rivenditori locali o comprano on line. Quindi le famiglie seminano poi sia i semi conservati (più pregiati), sia quelli acquistati (ibridi). Una formazione mirata consente di fornire supporto alle stesse famiglie fornendo indicazioni e strumenti di valutazione al momento dell’acquisto dei prodotti, oltre che a permettere di acquisire competenze sull’autoproduzione.

(12 persone acquistano semi dall’estero. Non emerge tuttavia una chiara correlazione tra inserimento di nuove coltivazioni, acquisto di semi dall’estero e parenti all’estero. La possibilità di acquistare on line amplifica la domanda e l’offerta.)

Diverse fasce di popolazione coinvolte

Solo a Tešanj, Usora, Doboj-Jug, si registra un numero di occupati superiore a quello di coloro che non lavorano. Tra i comuni e le città con un saldo sfavorevole, i parametri peggiori si registrano proprio a Zavidovići, che ha il numero di occupati inferiore sia per quanto concerne disoccupati e pensionati.

Lo spopolamento in questione è il risultato di diversi processi caratterizzati da complesse implicazioni socioecologiche che si estendono a tutta la regione.

I Balcani stanno vivendo un massiccio declino demografico: la Bulgaria è lo stato in più rapida contrazione al mondo, Bosnia-Erzegovina e Serbia da questo punto di vista sono vicine. Fattori come l’inclusione diseguale della regione nell’UE, la partitocrazia e il declino degli standard di vita sono stati indicati come ragioni dell’emigrazione giovanile e dell’aumento dell’età mediana.

Spopolamento ed economia precaria. Una possibile rivalutazione del lavoro agricolo

La coltivazione di piccoli terreni, in un contesto segnato negativamente dalla disoccupazione e dall’emigrazione delle giovani generazioni, può rivelarsi come una sorta di quieta sostenibilità da parte delle famiglie coinvolte: una auto produzione integrata dalla vendita informale dei rispettivi prodotti.

Queste esperienze non sono certo in grado di (ri)attirare quei giovani che vedono il loro futuro altrove. Ma nel frattempo le donne intervistate tramite i nostri questionari continuano ad acquisire tecniche e indicazioni per lavorare la terra in modo proficuo, consapevoli delle differenze aspirazioni delle generazioni più giovani. Che a volte ritornano e usufruiscono in parte dei benefici di questo percorso virtuoso.

https://onborders.altervista.org/incontrarsi

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