Di William Bonapace, Anna Manzon, Maria Perino, Vesna Šćepanović
Fotografie di enrico_carpegna©
Una delle esperienze più interessanti nate a seguito della guerra nell’ex Jugoslavia negli anni ’90 è stata la grande stagione di impegno civile e solidale nei confronti dei territori martoriati dal conflitto e il sostegno ai profughi che hanno coinvolto anche la società civile del nostro paese in maniera capillare e volontaria.
Un’esperienza trasversale che ha visto parrocchie, chiese, sindacati, associazioni e molti cittadini impegnati in pratiche diffuse di invio diretto di aiuti, di sostegno alle popolazioni e agli sfollati nei luoghi di conflitto e nei luoghi di accoglienza in Italia, in un clima di mobilitazione e volontà di cambiamento politico e culturale che venne definito “pacifismo concreto”, dando vita a un movimento collettivo.
Negli stessi anni si avviarono i primi progetti di Cooperazione Decentrata, promossi inizialmente dagli Enti e dai Comitati Locali italiani e successivamente sostenuti dalla legge 84/20011 che ebbe il merito di mettere a disposizione le prime significative risorse agli Enti Locali che operavano nei Balcani Occidentali con iniziative fino ad allora di portata sostanzialmente post-emergenziale.
Quella stagione si caratterizzò quindi per essere un laboratorio creativo e spontaneo che intendeva problematizzare e rimettere in discussione categorie e pratiche che erano, e sono tuttora, alla base dell’ordinamento politico degli Stati e delle relazioni internazionali.
Progetto di riferimento

