
Contesto del progetto
Nella primavera del 1992 la Bosnia Erzegovina piomba in una guerra che si concluderĂ nell’inverno del 1995. A trent’anni dall’inizio del conflitto, il piccolo paese balcanico è un paradigma della contemporaneitĂ , dal quale è possibile leggere le contraddizioni del contesto politico presente, sia del secolo appena concluso sia del nuovo millennio.
Processi migratori, ripresa dei nazionalismi, aggravarsi dei problemi ambientali, disgregazione sociale, clientele e corruzione diffuse si collocano in un quadro ambiguo di politiche europee che, da una parte, continuano a trascinare i processi di integrazione comunitaria, dall’altra caricano il paese dei dispositivi di esternalizzazione verso i flussi di profughi.
Le guerre degli anni ’90 produssero in Bosnia Erzegovina due milioni tra profughi e sfollati, la metĂ circa degli abitanti in quegli anni. I “ritorni” di circa un milione di persone non hanno prodotto nel tempo i risultati sperati, il Paese è stato suddiviso nelle due EntitĂ che costituiscono lo stato e cittĂ e villaggi hanno cambiato la loro fisionomia socio demografica. Le cittĂ bosniache – tra le quali Zavidovici che era centro dell’industria del legname – subirono violenza economica di guerra, traffici criminali, distruzione industriale e, passati i primi anni post bellici segnati da un certo ottimismo verso la “transizione” che avrebbe dovuto portare consolidamento democratico e crescita economica, le persone hanno ripreso ad andarsene.
La Bosnia Erzegovina ha registrato un forte declino della popolazione nel decennio 2009-2020. D’altra parte è il paese non-UE dove resta bloccata una parte importante dei migranti che attraversano la regione, con politiche di segregazione, contenimento,controllo, deterrenza delle persone in transito. Oggi da questa regione vengono estratte manodopera e risorse naturali e immesse “vite di scarto”.
Per queste ragioni continuare a riflettere su quest’area che ha finora anticipato sviluppi in molti paesi dell’Unione Europea e non solo, è d’importanza capitale. In questo senso, la condizione paradigmatica della Bosnia mette a fuoco fenomeni solo in apparenza tra loro distanti, ma in realtà intersecati in un quadro storico politico comune in cui conflitti, violenze, logiche di potenza e buone pratiche si intrecciano e si rimandano nello spazio globale del mondo contemporaneo.
In questo quadro continuano ad essere importanti e da sostenere piccole iniziative dicittadinanza attiva come l’associazione Sigurno Mjesto.
Obiettivi
Il principale obiettivo è di promuovere una riflessione collettiva che sia in controtendenza alle narrazioni dominanti centrate sulle logiche di potenza, di militarizzazione e di chiusura nazionalistica quali risposte alle complesse sfide in atto, rafforzando, a partire da esperienze concrete in Italia quanto in Bosnia, una cultura della pace e della solidarietà quale antidoto alla crisi sociale e ambientale.
Nello specifico si intende:
- riportare l’attenzione sulla drammatica realtà della Bosnia Erzegovina e in generale sui Balcani attraverso una lettura che superi l’emergenzialismo giornalistico ed emotivo, favorendo un’analisi storico strutturale che collochi i processi in atto all’interno delle dinamiche politiche europee e globali;
- promuovere una consapevolezza della necessità di produrre analisi che sappiano leggere l’interazione e l’intreccio politico sociale dei fenomeni complessi quali i processi migratori, la crisi ambientale e le derive autoritarie nei Balcani e nell’UE con le chiusure identitarie, i fondamentalismi religiosi e nazionalistici e le logiche di potenza che minacciano la pace nel cuore del nostro continente;
- riaffermare la difesa e lo sviluppo dei diritti umani, della giustizia e della pace quali imprescindibili principi della convivenza civile a livello locale quanto internazionale;
- favorire il confronto e l’incontro tra soggetti, a volte diversi per storia e matrice culturale, che operano nell’ambito cittadino, nazionale e internazionale della solidarietà , dell’umanitarismo e della cooperazione sui temi della giustizia ambientale e sociale a partire dalla crisi in atto in cui versa la democrazia nei nostri paesi;
- sostenere iniziative e pratiche di solidarietĂ , di cooperazione e di cittadinanza attiva nella nostra cittĂ e in Bosnia Erzegovina quali forme di riattivazione della democrazia sostanziale e della giustizia sociale e antidoto alle derive autoritarie;
- realizzare attività seminariali, dibattiti e iniziative culturali e sociali nella città di Torino e di Zavidovici (BIH) al fine di promuovere l’attenzione della cittadinanza sui temi dell’esclusione sociale, del razzismo, della pace e della salvaguardia dell’ambiente attraverso la partecipazione di studiosi e operatori sul campo, così come sensibilizzare e diffondere la conoscenza di pratiche di solidarietà e di partecipazione democratica nazionale e internazionale.
AttivitĂ legate al progetto

