Progetto non attivo

Partner progetto:
Ass. Sigurno Mjesto

Aderenti:
Vaso di Serepta, BDS Torino, Centro Studi Sereno Regis, Prisma Rete Solidale per il diritto di emigrare, Caravone Migranti, IDOS.

Durata progetto
🟢 Aprile 2022
đź”´ Novembre 2023

Un frame del documentario “Trent’anni di Bosnia“, realizzato nell’ambito del progetto.

Contesto del progetto

Nella primavera del 1992 la Bosnia Erzegovina piomba in una guerra che si concluderĂ  nell’inverno del 1995. A trent’anni dall’inizio del conflitto, il piccolo paese balcanico è un paradigma della contemporaneitĂ , dal quale è possibile leggere le contraddizioni del contesto politico presente, sia del secolo appena concluso sia del nuovo millennio.

Processi migratori, ripresa dei nazionalismi, aggravarsi dei problemi ambientali, disgregazione sociale, clientele e corruzione diffuse si collocano in un quadro ambiguo di politiche europee che, da una parte, continuano a trascinare i processi di integrazione comunitaria, dall’altra caricano il paese dei dispositivi di esternalizzazione verso i flussi di profughi.

Le guerre degli anni ’90 produssero in Bosnia Erzegovina due milioni tra profughi e sfollati, la metĂ  circa degli abitanti in quegli anni. I “ritorni” di circa un milione di persone non hanno prodotto nel tempo i risultati sperati, il Paese è stato suddiviso nelle due EntitĂ  che costituiscono lo stato e cittĂ  e villaggi hanno cambiato la loro fisionomia socio demografica. Le cittĂ  bosniache – tra le quali Zavidovici che era centro dell’industria del legname – subirono violenza economica di guerra, traffici criminali, distruzione industriale e, passati i primi anni post bellici segnati da un certo ottimismo verso la “transizione” che avrebbe dovuto portare consolidamento democratico e crescita economica, le persone hanno ripreso ad andarsene.

La Bosnia Erzegovina ha registrato un forte declino della popolazione nel decennio 2009-2020. D’altra parte è il paese non-UE dove resta bloccata una parte importante dei migranti che attraversano la regione, con politiche di segregazione, contenimento,controllo, deterrenza delle persone in transito. Oggi da questa regione vengono estratte manodopera e risorse naturali e immesse “vite di scarto”.

Per queste ragioni continuare a riflettere su quest’area che ha finora anticipato sviluppi in molti paesi dell’Unione Europea e non solo, è d’importanza capitale. In questo senso, la condizione paradigmatica della Bosnia mette a fuoco fenomeni solo in apparenza tra loro distanti, ma in realtà intersecati in un quadro storico politico comune in cui conflitti, violenze, logiche di potenza e buone pratiche si intrecciano e si rimandano nello spazio globale del mondo contemporaneo.

In questo quadro continuano ad essere importanti e da sostenere piccole iniziative dicittadinanza attiva come l’associazione Sigurno Mjesto.

Obiettivi

Il principale obiettivo è di promuovere una riflessione collettiva che sia in controtendenza alle narrazioni dominanti centrate sulle logiche di potenza, di militarizzazione e di chiusura nazionalistica quali risposte alle complesse sfide in atto, rafforzando, a partire da esperienze concrete in Italia quanto in Bosnia, una cultura della pace e della solidarietà quale antidoto alla crisi sociale e ambientale.

Nello specifico si intende:

  • riportare l’attenzione sulla drammatica realtĂ  della Bosnia Erzegovina e in generale sui Balcani attraverso una lettura che superi l’emergenzialismo giornalistico ed emotivo, favorendo un’analisi storico strutturale che collochi i processi in atto all’interno delle dinamiche politiche europee e globali;
  • promuovere una consapevolezza della necessitĂ  di produrre analisi che sappiano leggere l’interazione e l’intreccio politico sociale dei fenomeni complessi quali i processi migratori, la crisi ambientale e le derive autoritarie nei Balcani e nell’UE con le chiusure identitarie, i fondamentalismi religiosi e nazionalistici e le logiche di potenza che minacciano la pace nel cuore del nostro continente;
  • riaffermare la difesa e lo sviluppo dei diritti umani, della giustizia e della pace quali imprescindibili principi della convivenza civile a livello locale quanto internazionale;
  • favorire il confronto e l’incontro tra soggetti, a volte diversi per storia e matrice culturale, che operano nell’ambito cittadino, nazionale e internazionale della solidarietĂ , dell’umanitarismo e della cooperazione sui temi della giustizia ambientale e sociale a partire dalla crisi in atto in cui versa la democrazia nei nostri paesi;
  • sostenere iniziative e pratiche di solidarietĂ , di cooperazione e di cittadinanza attiva nella nostra cittĂ  e in Bosnia Erzegovina quali forme di riattivazione della democrazia sostanziale e della giustizia sociale e antidoto alle derive autoritarie;
  • realizzare attivitĂ  seminariali, dibattiti e iniziative culturali e sociali nella cittĂ  di Torino e di Zavidovici (BIH) al fine di promuovere l’attenzione della cittadinanza sui temi dell’esclusione sociale, del razzismo, della pace e della salvaguardia dell’ambiente attraverso la partecipazione di studiosi e operatori sul campo, così come sensibilizzare e diffondere la conoscenza di pratiche di solidarietĂ  e di partecipazione democratica nazionale e internazionale.

AttivitĂ  legate al progetto