Comunicato dell’Associazione

L’esodo dall’Afghanistan a cui assistiamo in queste ore pone tutta la società civile di fronte all’obbligo di un’azione immediata in difesa dei diritti umani.

La nostra associazione è profondamente coinvolta dagli eventi in corso a Kabul e dalle drammatiche vicissitudini di chi cerca rifugio lasciando il proprio paese.

Oltre all’apprensione per la sorte immediata di ogni famiglia ed ogni persona che si trova a vivere questi momenti drammatici, temiamo che queste vite possano venire dimenticate nella calma che seguirà alla tempesta mediatica generata dall’ascesa al potere dei Talebani.

Non vogliamo che gli afghani e le afghane in fuga in queste ore vengano presto abbandonati, lasciati soli e all’addiaccio lungo impervie rotte.

Sono infatti già troppi gli afghani bloccati, da mesi e mesi, tra le bufere dei boschi dei Balcani. Ostaggi di indiscriminati abusi e restrizioni di movimento, oggetto di pestaggi, violenze e illegittime condotte arbitrarie, intrappolati senza rifugio e spogliati di qualsiasi diritto.

Vogliamo che gli occhi della società civile e della comunità internazionale per ora vigili sull’Afghanistan, non rimangano ciechi difronte agli orrori in corso sulla Balkan Route e nelle acque del Mar Mediterraneo; che le mani e le braccia che si sono tese in questi giorni per garantire un’accoglienza dignitosa agli afghani appena giunti in Italia rimangano aperte; che l’attivazione in difesa dei diritti umani non torni ad essere mera retorica e che si traduca in azioni concrete.

Crediamo che la solidarietà rimanga un dovere, un valore ed un obbligo collettivo e che non debba mai più essere criminalizzata.
Ribadiamo con convinzione che le istituzioni debbano garantire ed estendere il sistema di micro-accoglienza diffusa, in piccole abitazioni, attraverso la Rete professionale SAI e che questa sia la via da privilegiare, per l’emergenza in corso e per ogni futura necessità.

L’obbligo di intervento a protezione dei diritti umani si deve estendere dunque a tutti e tutte le persone che si trovano in stato di vulnerabilità e di bisogno indipendentemente dalla nazionalità, religione, sesso, età ed origine etnica.

Un obbligo che si traduce in un dovere valido ovunque: in Afghanistan, sulla Rotta Balcanica, nel Mar Mediterraneo, in Italia, in Europa e ad ogni frontiera.

Un dovere forte che abbatta tutti i muri, anche quelli recentemente eretti senza preavviso dalla Grecia e dalla Turchia per arginare l’afflusso di afghani; che si spinga all’interno di ogni campo emergenziale allestito lungo le rotte e che sostenga la pratica dei i corridoi umanitari.

Sempre.

Le richieste per l’Afghanistan

1.     Riaffermiamo il dovere dell’Italia – e dunque anche nostro – di garantire, agevolare e tutelare l’ingresso da ogni frontiera nazionale dei cittadini afghani, nonché di fornire loro tutte le informazioni necessarie ad avere accesso alla richiesta di protezione internazionale.

Questa attivazione è necessaria – anche se non in maniera esclusiva – a fronte del ruolo assunto dalle forze militari italiane nel corso delle ultime due decadi in Afghanistan e deve essere rivolta non solo nei confronti di chi abbia collaborato con militari, diplomatici italiani e organizzazioni umanitarie, ma verso chiunque si trovi in condizioni di vulnerabilità, a garanzia della loro sicurezza e incolumità, anche su suolo italiano.

2.     Chiediamo di facilitare il reingresso di cittadini afghani titolari di permesso di soggiorno italiano che, per ragioni diverse – e quindi non solo per aver collaborato con le forze militari e di sicurezza-, risultano bloccati in queste ore in Afghanistan.

3.     Rimane assodato che per noi tutti i cittadini afghani comunque presenti in Italia ed in Europa possano aver accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e che vengano sospesi i trasferimenti dall’Italia verso altri Stati membri di cittadini afghani.

4.     Riteniamo che sia il momento di porre fine alle prassi illegittime di respingimento verso i Paesi che non garantiscono il diritto di asilo e un’adeguata tutela dei diritti umani; e che sia urgente il contrasto all’implementazione di accordi di riammissione e di trasferimento forzato di cittadini afghani in Paesi terzi considerati sicuri.

5.     Chiediamo che le azioni del punto precedente, messe in pratica fino a poche settimane fa da diversi Ministeri degli Esteri europei vengano sottoposte a monitoraggio costante.


Come contribuire ora a Brescia. Ricerca appartamenti e le indicazioni del Coordinamento SAI Provincia BS

Tutte e tutti coloro (cittadini/e, Associazioni, Cooperative, Fondazioni, Aziende, etc) che vogliono mettere a disposizione appartamenti per l’accoglienza dei rifugiati afghani, preferibilmente ubicati in Comuni ove sono presenti le scuole elementari e medie, possono collaborare con il Coordinamento Provinciale dei Progetti SAI della Provincia di Brescia scrivendo a coord.sprarbresciani@gmail.com o telefonando al num. 342 100 65 95


Gli afghani dimenticati sulla Balkan Route. La testimonianza della nostra associazione dalla Bosnia

Nei giorni immediatamente successivi all’aprirsi della crisi in Afghanistan Maria Perino e Simona Sordo (socie della nostra Associazione) sono state in Bosnia, sia nelle zone toccate dalla rotta balcanica, sia nella città di Zavidovići, nel cantone di Zenica Doboj dove la nostra Associazione opera dal 1996, dalla fine della guerra.

Due contesti per tanti aspetti diversi ma accomunati da una condizione di tragica sospensione e limitazione di tante vite, prodotta anche da processi di indebolimento delle istituzioni locali e della società civile e dalle mancate politiche di integrazione europea.

Secondo i dati dell’OIM (International Organization on Migration), in Bosnia Erzegovina a fine agosto 2021 erano attivi 4 centri operativi – i Temporary Reception Centres – ed erano assistite 3038 persone, mentre la stima di chi a fine luglio si trovava fuori dai centri in condizioni estremamente degradate è di 1876 persone, nella maggioranza afgani.

Ancora una volta dobbiamo constatare che non c’è invasione, né emergenza: è lo stare in movimento in territori di frontiera dove soggetti diversi – smugglers, volontari, attivisti, istituzioni centrali e locali, reti criminali, polizie e militari, umanitari – e interessi diversi si intrecciano alle vite dei migranti nel quadro delle politiche di esternalizzazione dell’Unione Europea.

Intanto è in corso la (ri)strutturazione del campo di Lipa, a gestione governativa, dove dovrebbero convergere tutti i migranti presenti nel Cantone di Una Sana, secondo una strategia di confinamento e segregazione che renderà totalmente invisibili le persone.

Balkan Route: qui gli aggiornamenti curati dalla nostra associazione negli ultimi anni

Il campo di Lipa nel Cantone di Una Sana in Bosnia

L’impegno della nostra Associazione

L’impegno costante della nostra Associazione si riproduce a più livelli attraverso una serie di interventi ed azioni a livello locale, provinciale, regionale, nazionale ed internazionale.

–         I progetti SAI e il Coordinamento provinciale bresciano
A partire dal 2009 la nostra Associazione è ente gestore dei progetti di accoglienza del Ministero dell’Interno (ora denominati SAI) attivati in diverse annualità dai comuni capofila Brescia, Cellatica, Calvisano, Passirano e Collebeato.

L’utenza dei progetti SAI è formata da: richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale (status di rifugiato e protezione sussidiaria), titolari di protezione speciale, titolari di permesso per casi speciali regime transitorio (quella che era la protezione umanitaria), vittime di tratta, vittime di violenza domestica, vittime di sfruttamento lavorativo, vittime di calamità, migranti cui è riconosciuto un particolare valore civile, stranieri affidati al servizio sociale al compimento della maggiore età (prosieguo amministrativo) e titolari di permesso per cure mediche ex art.19.

–        EuropAsilo: advocacy a livello nazionale
Con la nostra Associazione tra i suoi membri fondatori, EuropAsilo è una rete nazionale che intende promuovere un’evoluzione del diritto europeo in materia di asilo adeguato a rispondere alle sfide poste dai cambiamenti determinati dall’evoluzione drammatica degli scenari internazionali.

Per promuovere una nuova legislazione organica in materia di asilo che dia attuazione all’art. 10 della Costituzione della Repubblica  e di sostenere una profonda riforma dell’attuale sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e di inclusione sociale dei titolari di protezione internazionale o umanitaria.

–        RiVolti ai Balcani e la Balkan Route
Per rompere il silenzio sulla “rotta balcanica”, denunciare quanto sta avvenendo in quei luoghi e lanciare chiaro il messaggio che i soggetti vulnerabili del “the game” non sono più soli, nell’autunno del 2019 la nostra Associazione ha promosso assieme ad altri enti e gruppi la nascita della rete “RiVolti ai Balcani”, composta da oltre 36 realtà e singoli impegnati nella difesa dei diritti delle persone e dei principi fondamentali sui quali si basano la Costituzione italiana e le norme europee e internazionali.

Per rimanere aggiornati sulle iniziative solidali di monitoraggio e supporto in corso lungo la rotta balcanica è possibile consultare il nostro sito e la pagina Facebook della RiVolti ai Balcani.

Ricordiamo infine che la nostra Associazione – in collaborazione con Cooperativa K-Pax, il Coordinamento SAI Provincia di Brescia, il Comune di Brescia e il Coordinamento Provinciale bresciano degli Enti locali per la Pace e la Cooperazione – organizza per lunedì 6 settembre alle ore 20h30 un momento di riflessione dedicato alle indicibili violazioni in corso in Afghanistan e lungo le rotte dei Balcani e del Mediterraneo.

L’evento Afghanistan, Balkan Route, Mediterraneo: per un diritto ad essere soccorsi e accolti sarà in modalità online e trasmesso in diretta sulla nostra pagina Facebook (@AdlZavidovici / link: https://www.facebook.com/AdlZavidovici)

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