Un nuovo sondaggio europeo rivela il divario tra le politiche sul lavoro e le esperienze vissute da persone T e non binarie

Un nuovo sondaggio transnazionale condotto nell’ambito del progetto Transcending Barriers: Promoting Trans Inclusion in the Workplace mette in evidenza una significativa discrepanza tra il modo in cui le organizzazioni percepiscono l’inclusione sul posto di lavoro e il modo in cui le persone T e non binarie la vivono nella pratica. Il sondaggio è stato realizzato in Bulgaria, Italia, Lituania e Spagna, raccogliendo le risposte di 268 professionisti e manager delle risorse umane e di 1.118 persone T e non binarie, fornendo una prospettiva comparativa completa e aggiornata sull’inclusione delle persone T nei luoghi di lavoro europei.

Professionisti HR: le politiche esistono, ma l’implementazione rimane limitata

Tra professionisti HR e manager intervistati, la maggior parte lavora nel settore privato ed è basata in città medie e grandi. Sebbene più della metà abbia dichiarato che le proprie organizzazioni dispongono di piani per l’uguaglianza e quasi l’80% abbia affermato che tali piani includono protezioni per la diversità sessuale, affettiva e di genere, molti hanno riconosciuto notevoli lacune nell’attuazione pratica.

Solo il 32,4% ha riferito che la propria organizzazione ha assunto una persona T o non binaria negli ultimi cinque anni, mentre il 27,1% non era sicuro. Quasi il 18% ha confermato che qualcuno nella propria organizzazione ha fatto coming out come T o non binario o ha intrapreso un percorso di affermazione di genere. Sebbene le persone partecipanti abbiano generalmente dichiarato che alle persone T e non binarie vengono offerte pari opportunità di assunzione e promozione, molte organizzazioni mancano di protocolli chiari per supportare i dipendenti durante la transizione di genere.

Più della metà ha riferito l’assenza di misure per garantire l’accesso a bagni e spogliatoi in base all’identità di genere, e quasi la metà non dispone di politiche per garantire l’uso del nome scelto dal dipendentə. Emblematico il fatto che meno della metà dei professionisti HR ritenga che i piani e le misure di uguaglianza esistenti siano efficacemente applicati nella pratica. Molti hanno descritto la loro implementazione come solo occasionale e le valutazioni complessive sull’efficacia sono rimaste in gran parte neutrali.

Quando riflettono sulla cultura organizzativa, le persone HR partecipanti tendono a minimizzare la prevalenza di comportamenti discriminatori, descrivendo battute o commenti diretti alle persone LGBTIQ+ come solo “un po’ comuni”. Allo stesso tempo, riconoscono che l’eterosessualità è spesso data per scontata, che il linguaggio inclusivo non è usato in modo costante e che le posizioni di leadership includono raramente persone apertamente T o non binarie.

Persone T e non binarie: l’inclusione spesso rimane teorica

La seconda parte del sondaggio dipinge un quadro nettamente diverso. Tra le 1.118 persone T e non binarie intervistate, molte hanno riportato situazioni lavorative precarie, con quasi un quarto disoccupate o lavoranti al di fuori del sistema lavorativo legale. Sebbene la maggior parte delle persone rispondenti abbia valutato la propria salute fisica come buona, la salute mentale è stata descritta più frequentemente come solo discreta, riflettendo le più ampie pressioni legate a discriminazione ed esclusione.

L’apertura riguardo alla propria identità varia ampiamente. Sebbene molti siano aperti con colleghi stretti o supervisori, una proporzione significativa non lo è con nessuno sul lavoro. Più della metà non è aperta con clienti, reti professionali o colleghi di settore, indicando paure persistenti di conseguenze negative. A differenza delle valutazioni degli HR, la maggior parte delle persone T e non binarie ha riferito che le rispettive organizzazioni promuovono solo in minima parte o per nulla una cultura di sicurezza e rispetto.

Moltə hanno indicato l’assenza di chiare politiche anti-discriminazione, di formazione specifica su tematiche LGBTIQ+, o di un riconoscimento visibile di questi temi nelle comunicazioni interne. Per diverse domande relative al supporto organizzativo, la risposta più comune è stata “per nulla”.

Un chiaro appello all’azione

Nel complesso, i risultati rivelano un pattern coerente in tutti e quattro i paesi: gli impegni formali verso l’uguaglianza spesso non corrispondono alle realtà vissute. Sebbene le organizzazioni possano percepirsi come inclusive, le persone T e non binarie continuano a percepire protezione, visibilità e supporto limitati. I risultati sottolineano l’urgente necessità di protocolli pratici, formazione mirata, responsabilità della leadership e culture lavorative inclusive che vadano oltre i documenti di policy e si traducano in pratica quotidiana.

I risultati del sondaggio informeranno le fasi successive del progetto Transcending Barriers, inclusa la creazione di formazione HR su misura, programmi di mentoring per persone T e non binarie e raccomandazioni politiche a livello nazionale ed europeo.

I risultati completi del sondaggio nazionale sono disponibili qui:
https://workitout.bg/transcending-barriers/resources/

Per maggiori informazioni
https://workitout.bg/transcending-barriers/
Simeon Vasilev, GLAS, simeon@glasfoundation.bg