ADL a Zavidovici per “Voci del volontariato”

Nell’ambito della rubrica Csv BresciaVoci del volontariato” andata in onda su Radio Bresciasette la scorsa settimana, la nostra direttrice Maddalena Alberti ha dialogato con la giornalista Maddalena Damini ricostruendo le principali tappe che caratterizzano la nostra Associazione e gli obiettivi che da sempre ci prefiggiamo di raggiungere.

CSV Brescia “Le voci del volontariato” a cura di Radio Bresciasette. Martedì 23 giugno 2021

Quando nasce la vostra Associazione?
“Nasce nel 1995 durante il conflitto nei Balcani, da allora prosegue le sue attività che hanno come obiettivo principale la difesa dei diritti umani e – soprattutto – la difesa dell’istituto del diritto di asilo. Quindi l’accoglienza dei rifugiati, dei richiedenti asilo e di coloro che scappano da situazioni di conflitto o tali da mettere in pericolo la loro vita. Quindi è fin dall’inizio della nostra storia ci occupiamo di queste tematiche. Abbiamo ancora delle attività in Bosnia tramite il nostro partner-leader che è un’associazione locale (la LDA Zavidovici, Agencija Lokalne Demokratije), e continuiamo con l’attività di advocacy su tutti i Balcani per quanto riguarda il diritto alla mobilità, alla luce delle persone che cercano di arrivare in Europa lungo la rotta balcanica. Poi qui in Italia ci occupiamo di integrazione e di tutela contro la discriminazione delle persone migranti, ma non solo.”

Si tratta quindi di un lavoro finalizzato ad accorciare le distanze e aumentare la conoscenza e la consapevolezza, e questo aiuta sicuramente il tema dell’integrazione.
“Assolutamente! Il Sistema di Accoglienza e Integrazione è uno dei nostri cardini. Un lavoro paziente che cerchiamo sempre di portare avanti al fianco della comunità: e per noi questo è fondamentale. La comunità intesa sia come istituzioni (enti locali e comuni) e cittadine/i. Per noi integrazione vuole dire proprio lavoro con la comunità, è una peculiarità che ci caratterizza dal 1995, quando coinvolgemmo le famiglie bresciane nell’accoglienza delle vedove di guerra e i loro figli dopo il conflitto nei Balcani.

E da allora così continuiamo, per noi non c’è integrazione senza comunità al nostro fianco.”

Questo è molto chiaro e vi faccio i complimenti perché aldilà della filosofia bisogna lavorare davvero con le persone. Tra l’altro so che dal 2009 siete ente gestore di progetti di accoglienza ministeriali e dal 2014 vi siete trasformati in Impresa Sociale.
Gestiamo cinque progetti di accoglienza del Ministero dell’Interno. Sono progetti che vedono come titolari i Comuni. Questo per noi – come dicevo prima – è importantissimo dal punto di vista politico proprio perché in questo modo sono i Comuni a farsi portatori del diritto di accoglienza.

Siamo diventati Impresa Sociale nel 2014 perché crediamo in una base sociale, in un’assemblea dei soci che cerchiamo sempre di sollecitare nel darci linee di indirizzo e nell’accompagnarci nella promozione di nuove attività e cambiamenti innovativi. Quindi quello sulla base sociale – sulle socie ed i soci – è un lavoro cui cerchiamo di dedicare sempre molta attenzione, proprio per il discorso di cui prima: abbiamo bisogno di una comunità per fare il lavoro che ci caratterizza.”

Una curiosità: come stanno andando le cose con il passare degli anni: nel 1996 c’era una determinata situazione. In tema di diritti dell’uomo come si è evoluta la situazione dal tuo punto di vista?
“Ci sono stati sicuramente dei passi in avanti in relazione a significative direttive europee, comunitarie ed internazionali. Purtroppo le guerre continuano ad esistere.

Il fenomeno che però più ci preoccupa in questi ultimi anni è la criminalizzazione della solidarietà: questa è stata una una novità che ci siamo trovati ad affrontare, e ci spaventa molto. È un frame contro il quale stiamo portando avanti un’azione di denuncia, perché si può sollecitare un miglioramento della difesa dei diritti umani dal punto di vista legislativo, ma nel momento in cui coloro che poi si attivano per difendere la vita umana – qualunque essa sia e in qualunque luogo ci si trovi – vengono criminalizzati, intercettati telefonicamente o accusati di fare qualcosa di illegale, ecco questo per noi è un campanello di allarme che monitoriamo con grande attenzione e sul quale invitiamo tutti ad alzare la voce.
Perché la solidarietà è fondamentale e non si può criminalizzare.”

Si tenta insomma di delegittimare la solidarietà per poter agire in un modo scomposto senza che nessuno denunci in modo forte e chiaro quanto sta accadendo.
“Esatto, o che comunque chi soccorre in mare o chi assiste le persone che lungo la rotta balcanica subiscono violazioni da parte delle forze militari presenti alle frontiere venga poi criminalizzato, indagato e arrestato mentre stava semplicemente portando solidarietà a vite umane che in quel momento erano in una situazione di bisogno. Questo non deve accadere.”

Puoi dare ai nostri ascoltatori alcune info perché possano avere più dettagli sulle vostre attività?
“Il nostro sito ovviamente. Ci trovate sui social sia su Facebook che Instagram. Vi invitiamo a visitare la pagina dei tutor territoriali di integrazione, un nostro progetto che fornisce la possibilità di fare il volontario affiancando un rifugiato dal momento in cui termina il proprio percorso nel progetto di accoglienza istituzionale e si trova a vivere il territorio come cittadino completamente autonomo.
Ci sono alcuni volontarie e volontari che ci stanno affiancando in questi percorsi per costituirsi come ancora di questi rifugiate e rifugiati a livello territoriale.
Se avete voglia di darci una mano su questo trovate tutte le info sul nostro sito!”

Grazie a CSV Brescia e Radio Bresciasette

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