No Man’s Land – La nuova rotta balcanica in Bosnia Erzegovina.

NO MAN’S LAND
La nuova rotta balcanica in Bosnia Erzegovina
William Bonapace, Maria Perino

A partire dal 2015 l’Europa ha reagito con particolare durezza nei confronti della crisi migratoria che l’ha coinvolta direttamente a seguito dell’arrivo massiccio di centinaia di migliaia di profughi provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa, inasprendo le politiche di contenimento e chiusura dei suoi confini.
Già in quell’anno la Bulgaria ha ultimatola costruzione di una barriera di filo spinato alla sua frontiera con la Turchia, seguita dall’Ungheria,che ha costruito una barriera al confine con la Serbia, lasciando al di là del suo territorio migliaia di richiedenti asilo.
Nel 2016 l’UE, a sua volta, ha siglato un accordo con la Turchia con l’obiettivo di impedire l’arrivo di profughi verso le isole greche, mentre nel 2017 il governo italiano ha sottoscritto un accordo con la Libia che prevede il sostegno alle attività di controllo delle frontiere libiche con invio alle autorità di Tripoli di motovedette e strumenti di sorveglianza e di intercettazione di imbarcazioni di migranti.
Questo indirizzo è stato espresso direttamente da Donald Tusk, Presidente del Consiglio Europeo, che via radio da Ankara nel 2016 invitava i migranti a non tentare dientrare in Europa, “a non rischiare la propria vita e i propri averi”, dal momento che ogni possibilità di transito nei vari paesi sarebbe risultata impraticabile. Negli stessi anni, sempre l’UE e alcuni singoli Stati Membri, tra cui l’Italia, la Francia,la Spagna e la Germania, hanno siglato accordi con diversi governi sia medio orientali che africani al fine di esternalizzare le propriefrontiere e contenere iflussimigratori. Il risultato ricercato è stato quindi in parte raggiunto.
Il nostro continente ha costruito 1.000 km di barriereintorno a se stesso, oltre sei volte la lunghezza del famigerato muro di Berlino, a cui si devono aggiungere le ancora più lunghe “barriere marine”, le operazioni di pattugliamento navale e i “muri virtuali” dei controlli di frontiera interni ed esterni all’UE nel tentativo di bloccare il transito verso e attraverso l’Europa, il cui costo economico è enorme e in costante crescita.
Si pensi che solo il progetto FRONTEX ha visto il suo budget crescere da 6,2 milioni di euro nel 2005 a 302 milioni nel 2017,di cui 53 utilizzati per operazioni di respingimento o deportazione di migranti da un territorio dell’Unione a uno esterno ad esso.
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Parte II – Reportage Aprile 2019
Nei primi giorni di marzo il governo bosniaco ha comunicato ufficialmente che nel corso del 2018 sono morte 12 persone tra i migranti presenti sul territorio, ma ha precisato che mancano i dati di quanti hanno perso la vita attraversando il confine e che il numero dei presenti rimasti sugli oltre 22.000 registrati nel 2018 si aggira intorno alle 3.900 persone (secondo le ONG e gli organismi internazionali presenti sul territorio, invece, sarebbero 5.500).

Parte III – Reportage Maggio 2019
Con l’arrivo della primavera si riacutizza l’emergenza sulle condizioni di vita dei richiedenti asilo in Bosnia Erzegovina, molti dei quali si accampano intorno ai centri di accoglienza nella prospettiva di muoversi verso il confine o che, tentato il passaggio, non sono riammessi nei centri di raccolta. A questo proposito, a fine maggio, Indira Kulenovic e Rajko Lazic, principali responsabili della Federazione Internazionale della Croce Rossa di Bosnia (IFRC), hanno rilanciato l’allarme sulla drammatica realtà.

Parte IV – Reportage Luglio 2019
Come previsto, la bella stagione ha portato a una significativa crescita degli arrivi di profughi in Bosnia Erzegovina e in particolare nel Cantone Una Sana, il territorio più prossimo alla zona Schengen. Secondo i dati dell’UNHCR aggiornati alla fine di maggio 2019, infatti, la presenza di migranti nel paese balcanico era tra le 7.500 e le 8.500 persone di cui solo 4.344 collocate nei centri di ricezione, e 1.744 che dal gennaio 2018 al maggio 2019 avevano fatto richiesta di asilo. Da qui la segnalazione dell’urgente necessità di trovare altre sistemazioni e un lungo elenco di priorità e di problemi al quale rimandiamo per una lettura integrale che può dare il senso della situazione.